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Montefusco, la sua passione per la ricerca vive nel patrimonio di studi donato alla città. E ora gli si intitoli uno spazio cittadino

Presentato al Polo Giovani il sesto volume dei “Contributi per la storia di Avellino e per l’Irpinia”

E’ nel patrimonio documentario, cuore della memoria della città, l’eredità più grande di Armando Montefusco. Lo sottolinea con emozione suo figlio Roberto nel presentare, al Polo Giovani, il sesto volume della Collana “Contributi per la storia di Avellino e per l’Irpinia”, pubblicata con il Corriere dell’Irpinia. “Quella per la storia era una passione che viveva come responsabilità e dono, anche in virtù della parentela con lo storico Vincenzo Cannaviello. La ricerca – spiega – doveva avere per lui carattere scientifico, non tollerava l’approssimazione.  La traiettoria dei suoi studi è vastissima, espressione della varietà dei suoi interessi che andava da Abellinum ai bombardamenti del ’43. A volte lo prendevamo in giro per i suoi innamoramenti come quello per re Manfredi”. Spiega come “il suo non era mai un campanilismo ottuso, c’era in lui il desiderio di far conoscere le sue pubblicazioni perchè i giovani potessero riconnettersi con la storia della città. Era capace di vedere gli esseri umani come fine e mai come mezzo. E giusto che la città renda omaggio a chi ha contribuito a costruire la comunità”.

E’ il direttore Gianni Festa in un messaggio video a sottolineare il legame forte con il Corriere dell’Irpinia e l’affetto profondo per Armando “Il suo nome evoca in me tanti ricordi, si presentava in redazione con il malloppo dei documenti da pubblicare e l’entusiasmo che lo contraddistingueva. Ha lasciato un patrimonio prezioso, capace di raccontare la storia di una città in costante cambiamento. Una pubblicazione che non sarebbe stata possibile senza il sostegno di Maria Grazia Cataldi, Franco Festa e Geppino Del Sorbo. Questo libro rappresenta solo un piccolo tassello per onorare la memoria di un intellettuale umile che valeva tanto”. E’ Maria Grazia Cataldi a soffermarsi sull’amicizia che la univa ad Armando “Un’amicizia pluridecennale nata all’indomani del sisma, quando ero appena tornata ad Avellino e lui faceva parte del Gruppo Archeologico. Un’amicizia legata al recupero delle radici quando Avellino appariva devastata dal sisma e senza storia. Armando mi aveva coinvolto in continue scorribande alla scoperta della città, anche violando luoghi inaccessibili. Era un rapporto di scambio e confronto reciproco. Negli ultimi mesi era interessato ad una ricerca sulle ville di Avellino, cerca delle informazioni su villa Battista ed era incuriosito dal toponimo ‘via eterna’ che in alcune mappe contraddistingueva via Morelli e Silvati. Ricordo, poi, che quando stavo lavorando al mio studio su Maria de Cardona mi aveva regalato l’albero genealogico della famiglia de Cardona”. Chiarisce come “Il materiale che ci ha lasciato Armando era già pronto, si trattava solo di compiere un lavoro di revisione. Malgrado ciò non è stata facile soprattutto dal punto di vista emotivo”.

E’ Franco Festa a rilanciare la proposta di intitolare ad Armando Montefusco un luogo della città, un impegno assunto dalle precedenti amministrazioni comunali, ma mai tradottosi in azioni concerete, ricordando come Montefusco abbia messo il suo patrimonio di studi, tra pubblicazioni e video, gratuitamente a disposizione della città, con una grandissima attenzione per le scuole. “Anche questo volume – spiega – contiene saggi importanti dallo studio su chiese e contrade ad oriente della città al saggio su “la parallela al Corso” fino al documento del progetto della Ferrovia nel centro di Avellino, come previsto nella proposta di Piano regolatore del 1913″. Pone l’accento sul contributo decisivo di Geppino Del Sorbo “con cui Armando viveva in simbiosi” all’azione di recupero del materiale lasciato da Montefusco. Quindi è Del Sorbo a ricordare i tanti lavori portati avanti insieme e la scommessa di realizzare un blog che contenga tutti i suoi lavori. A chiudere la serata le immagini del video scaturito dalle ricerche di Montefusco sulla chiesa del Carminiello, in via Nappi e la chiesa della Madonna del Carmelo a piazza del Popolo. Ed è davvero come se Armando fosse in quella sala.

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Floriana Guerriero

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