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Deve essere stato un privilegio nascere su quel cucuzzolo di una montagna dove il vento punge e la solitudine affina il pensiero. Lì, a Trevico, dove la neve d’inverno ti costringe ad ammirare uno straordinario paesaggio e il sole d’estate fa da richiamo alle migliaia di emigrati, nacque Ettore Scola. Deve essere stato un privilegio nascere su quel cucuzzolo di una montagna dove il vento punge e la solitudine affina il pensiero. Lì, a Trevico, dove la neve d’inverno ti costringe ad ammirare uno straordinario paesaggio e il sole d’estate fa da richiamo alle migliaia di emigrati, nacque Ettore Scola, il figlio del medico del paese. Eppure la grandezza di Ettore, come in tutti coloro che sono in vita per capire, è stata nella sua semplicità, nel rendere comprensibile, al colto e al profano, un Paese, l’Italia, che rincorrendo la modernità non si accorgeva di lasciare indietro valori fondanti su cui era nata la Repubblica e la Costituzione. Sì, Ettore era un partigiano dell’animo, un uomo di sinistra tollerante, ma rigoroso, e la sua ironia, quasi sempre sferzante, accarezzava la tristezza che accompagna quella condizione di rifiuto di chi sa che il male molto spesso sconfigge il bene. Un giorno, a Torella dei Lombardi, incontrai Ettore con Camillo Marino nel corso di una tavola rotonda, parlando di Sergio Leone e di Laceno d’oro. Poche battute, qualche scambio di opinioni e capii che il Maestro non era mai diventato un “romano de Roma”, ma aveva trascinato con sé le sue radici irpine. C’è una matrice comune per molti che nascono da queste parti. Ed è nel riscatto contro l’ingiustizia che rende diseguali. Da De Sanctis, a Dorso, da Imbriani a De Capraris, a tanti altri anche della contemporaneità, c’è un filo conduttore che dà nobiltà al vissuto di questa nostra terra. Ettore Scola è stato uno di questi, anche se non sempre il suo impegno politico ha trovato il giusto riconoscimento. Ma la vita è anche questo. E la morte consente agli altri di apprezzarne la grandezza solo dopo. Il privilegio della montagna oggi è di un intero Paese, di una provincia che oggi, ricordandolo per la sua straordinaria testimonianza, fatta di modestia e semplicità, lo piangono.

edito dal Quotidiano del Sud

di Gianni Festa

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