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Dal disagio dei giovani al potere salvifico della parola, le Lettere dimenticate di Bernard ad Avellino Letteraria

Dal disagio dei giovani al potere salvifico della letteratura. E’ una riflessione a tutto campo a caratterizzare il secondo appuntamento della rassegna “Avellino letteraria”, di scena a Villa Amendola nel segno di una formula ormai consolidata capace di abbracciare musica e parole. Punto di partenza del confronto il romanzo della scrittrice partenopea Daniela Bernard, giornalista e docente, introdotto dal direttore artistico Annamaria Picillo che pone l’accento sulla necessità di un’alleanza tra scuola, famiglia e istituzioni per rispondere ai bisogni dei giovani, incapaci di fronteggiare una società in costante cambiamento. E’ la giornalista Daniela Apuzza a coordinare il dibattito, sottolineando la forte attualità dei temi affrontati nel romanzo, dallo scontro generazionale alla violenza sulle donne che può assumere molteplici forme, da quella fisica a quella psicologica attraverso la manipolazione e il plagio. La dirigente del liceo Virgilio Lucia Forino pone l’accento sulla responsabilità a cui sono chiamati gli adulti, “docenti, famiglia, istituzioni devono trasmettere valori condivisi alle nuove generazioni, per fornire strumenti che consentano loro di trovare la propria strada. Gli adulti devono innanzitutto essere presenti, rappresentare un riferimento per i giovani e aiutarli a comprendere sè stessi. I giovani devono sapere che possono contare su di loro per trovare una soluzione ai loro problemi.”

La giornalista Floriana Guerriero si sofferma sulla centralità delle radici nel romanzo di Bernard, “E’ la riscoperta della storia familiare, del legame che esiste tra la propria storia e quelle di altre donne della famiglia ad aiutare l’inquieta Lorella, adolescente costretta a trascorrere l’estate a casa, a causa della pessima condotta a scuola, a ritrovare sè stessa, a rimettere insieme i pezzi della propria identità frantumata. Una riscoperta che avviene attraverso il racconto di nonna Tuna, eccentrica e anticonformista, ma anche presente e amorevole che prova a cercare una chiave per sciogliere il mistero della sofferenza di Lorella. Seguiamo così la storia delle donne della famiglia, da Tuna, cresciuta nella foresta, allevata da una coppia di indios e poi dalla famiglia argentina di Hervè e Dolores, della stessa Dolores, figlia della più sensuale ballerina del paese, che l’ha allevata da sola e morirà presto tragicamente, lasciando la figlia in balia della vita. Anche Doloresa imparerà a ballare, amerà tanti uomini ma non riuscirà a superare quel senso di solitudine che la pervade. E quando crederà di aver trovato l’uomo della sua vita, sarà un’altra tragedia a infrangere i suoi sogni. Solo l’incontro con Hervè, scienziato rigoroso, che ha già una figlia da un’altra donna, riuscirà a darle serenità e restituirle quella famiglia che non ha mai avuto. Donne come Cleide costretta a fare i conti con una madre che la considera un fastidio, proprio come era stata per sua madre prima di lei, obbligata a sposare un uomo più vecchio di lei”. Per ribadire il coraggio di figure femminili “che devono affrontare la sofferenza, la solitudine, il tradimento ma non smettono di inseguire i loro sogni, costi quel che costi e hanno il coraggio di prendere le distanze da uomini violenti e manipolatori”. Un romanzo che pone l’accento sul valore della maternità, da quella mai accettata a quella incarnata da nonna Tuna che si prende cura della nipote o di Dolores che accoglie la figlia dell’uomo che ama e accoglie Tuna con lo stesso amore che nutre nei confronti dei propri figli”. Un racconto che sembra preludere anche a una seconda parte con il trasferimento in Europa di due delle protagoniste del romanzo mentre già imperversa la guerra e ombre che si addensano sul futuro dei protagonisti, ma come ricorda nonna Tuna, anche il male va raccontato, perchè fa parte della vita.

E’ quindi l’autrice a spiegare la genesi del romanzo, a partire dalla sofferenza che vive Lorella “Si sente cattiva perchè tutti la giudicano cattiva, ma il suo è un dato puramente emotivo, fa fatica a esprimere sè stessa, si sente prigioniera, riversa sul cibo il suo disagio ma comprende presto che quella condizione è appartenuta ad altri prima di lei. Capisce allora che ha bisogno di tempo per sè, per guardarsi dentro. E’ la parola a salvarla, la parola che crea e cura a patto che si sia disponibili all’ascolto. Lorella comincia ad ascoltare le storie della nonna e impara ad ascoltare anche sè stessa”. Dalla professoressa Antonella Prudente l’appello a scuola e famiglia a viaggiare insieme “E’ quello che accade nel romanzo in cui la famiglia accetta la bocciatura di Lorella, consapevole che può aiutare la giovane a ritrovare sè stessa, a fermarsi, non la mette in discussione ma sostiene la decisione delle istituzioni scolastiche. Accade così che Lorella, attraverso lo scambio narrativo con la nonna, comprenda che le storie che lei racconta le appartengono”. A ribadire il valore della memoria la professoressa Rossella Di Maio “la letteratura è una narrazione che attiva la memoria se c’è coinvolgimento emotivo e aiuta a costruire l’identità personale. E’ così che i nostri vissuti individuali incontrano quelli collettivi. E’ quello che accade alla protagonista. Un coinvolgimento emotivo che è anche quello del lettore di fronte ad una scrittura che cattura e avvince”. Belle le testimonianze  di Antonio La Riccia, che ha offerto il punto di vista di un giovane “Troppo spesso noi ragazzi non abbiamo strumenti per comprendere la complessità della società in cui viviamo e agire. Ecco perchè facciamo tanta fatica ad affrontare delusioni e sconfitte”. Mentre il notaio Edgardo Pesiri ha sottolineato la necessità di ripartire dai valori. Preziose le letture di alcune pagine del libro di Anna Savelli e l’accompagnamento musicale del Maestro Patrizia Tozza

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