di Rosa Bianco
Venerdì 15 maggio 2026, nella suggestiva cornice del Castello Giusso di Vico Equense, si terrà il Convegno nazionale “Borghi fortificati: da presidi difensivi a destinazioni turistiche”, promosso dall’Istituto Italiano dei Castelli – Sezione Campania, in collaborazione con il Centro Universitario per i Beni Culturali e Agenzia Campania Turismo. Un appuntamento di rilievo nazionale che riunirà studiosi, amministratori, associazioni e operatori culturali per riflettere sul futuro dei borghi storici italiani e sulle strategie di valorizzazione del patrimonio fortificato.
L’Italia custodisce una straordinaria rete di castelli, torri, mura urbane e villaggi fortificati che per secoli hanno rappresentato sistemi di difesa, controllo territoriale e organizzazione delle comunità. Oggi, venuta meno la funzione militare, questi luoghi continuano a esercitare un forte fascino storico e paesaggistico, ma soprattutto pongono una questione decisiva: possono diventare motore di sviluppo sostenibile per le aree interne?
È una domanda che riguarda profondamente anche l’Irpinia. E proprio il Borgo Castello di Forino sarà uno dei casi più significativi presentati al convegno attraverso la relazione “S.O.S. Borgo Castello di Forino (AV): per valorizzare e strappare all’oblio”, curata da Luigi Bruno e Paolo D’Amato della proCASTELLO APS.
Il borgo di San Nicola non è soltanto una testimonianza medievale arroccata sulla valle tra Irpinia e Salernitano. È il simbolo di una memoria storica che rischia di scomparire sotto il peso dello spopolamento, del degrado e dell’abbandono. Ma è anche la prova che la rigenerazione dei territori può nascere dal basso, attraverso la partecipazione civica, la cultura e una nuova idea di comunità.
Il lavoro portato avanti dalla proCASTELLO APS rappresenta infatti un modello concreto di valorizzazione integrata: workshop universitari con la Federico II e la Vanvitelli, studi sul patrimonio storico e paesaggistico, interventi per la sicurezza della viabilità, progetti infrastrutturali e l’idea di un grande parco pubblico attorno al castello e al santuario di San Nicola. Non una semplice operazione nostalgica, ma un tentativo reale di trasformare il borgo in un polo culturale e turistico capace di generare nuove opportunità sociali ed economiche.
Il vero tema che emerge dal convegno è proprio questo: i borghi fortificati non possono essere considerati solo monumenti da conservare. Devono tornare a essere luoghi vissuti, spazi di relazione e laboratori di futuro. La tutela del patrimonio, infatti, non coincide con la mera conservazione materiale, ma con la capacità di restituire significato e funzione ai luoghi storici.
In questa prospettiva il Castello di Forino diventa metafora dell’intera Irpinia: una terra che possiede immense risorse culturali e paesaggistiche, ma che spesso fatica a trasformarle in sviluppo stabile e visione condivisa. Eppure proprio dalle aree interne potrebbe partire una nuova idea di turismo lento, sostenibile, fondato sulla qualità dei paesaggi, sulla memoria e sull’identità dei territori.
Non è un caso che nel progetto venga richiamata anche l’esperienza di Cairano e la figura di Dario Bavaro, che aveva intuito come persino un piccolo borgo potesse diventare centro di produzione culturale e luogo di sperimentazione sociale. È la stessa intuizione che oggi anima il percorso di Castello di Forino: trasformare un sito storico da spazio marginale a motore di rinascita territoriale.
Il convegno di Vico Equense assume dunque un significato che va oltre il dibattito accademico. È un invito a guardare ai borghi non come luoghi del passato, ma come infrastrutture culturali del futuro. Perché ogni muro recuperato, ogni sentiero restituito alla comunità, ogni castello salvato dall’oblio rappresenta anche un modo per ricostruire legami, appartenenza e prospettive per le nuove generazioni.


