Domenica, 6 Settembre 2026
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In difesa del nostro ambiente

 

Mentre il governo Renzi, attraverso le dichiarazioni del ministro Delrio, preannuncia politiche sostenibili per abbassare le emissioni di CO2 in Italia, avvertiamo da vicino, anche nella nostra Irpinia, gli effetti degli squilibri climatici. Non sono effetti casuali la fioritura delle primule nel mio giardino e quella della mimosa, ordinariamente coincidente con la festa delle donne. Due gradi e mezzo in più rispetto alle medie stagionali determinano preoccupanti squilibri in tutto l’ecosistema globale. Gli alluvioni nel Nord Europa, gli incendi in Australia e la cappa delle polveri sottili a Pechino sono evidenti e preoccupanti segnali concreti di cambiamenti climatici. Si tratta di una situazione metereologica «lunga e anomala, come una stanza piena di fumatori nella quale non si aprono le finestre», afferma con un paragone semplice ma eloquente Gabriele Zanini, Responsabile divisione modelli e tecnologie per la riduzione del rischio antropico e materiale dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile). La convivenza con la siccità sarà lunga a causa della bolla tropicale e mette in stato di allarme la Coldiretti e l’Anbi-Associazione Nazionale Bonifiche Italiane – che rileva un universo che sconvolge la natura per la quasi totale assenza di pioggia. Il Po ha raggiunto gli stessi livelli del periodo estivo determinando l’indice pluviometrico più siccitoso degli ultimi sessanta anni. In Sardegna gli invasi, preziosissimi per il microecosistema sardo, negli ultimi due anni hanno subito una diminuzione della dotazione di circa il 10%. gli esperti fanno rilevare che il problema non è solo meteorologico ed agronomico, ma è anche idrogeologico in quanto alle fasi siccitose seguono ordinariamente fenomeni alluvionali a causa delle frequenti bombe d’acqua. La cementificazione del territorio, a causa della diminuzione del potere assorbente della terra, amplifica gli effetti disastrosi del fenomeno. Poiché si tratta di fenomeni medio-lunghi siamo condannati ad una progressiva desertificazione anche in Italia, terra fertile e abbondante di verde. Cosa fare per arginare i fenomeni evidenziati? Certamente non bastano le misure della Cop 21 di Parigi, bisogna necessariamente ricorrere alle tecnologie ben note, ma mai messe in campo lungo un percorso tecnicoscientifico di prevenzione di lungo periodo. Ridurre le emissioni gassose costituisce una esigenza primaria, ma presuppone la diminuzione delle auto in circolazione con il contestuale potenziamento dei trasporti pubblici: pare che all’interno della legge di stabilità figurano dei finanziamenti specifici per portare l’Italia ai livelli europei nel campo del trasporto pubblico. Se a livello normativo ci saranno organici provvedimenti per arginare i fenomeni a tutti noti, attraverso i mezzi di comunicazione, diventa credibile ed attuabile la tanto invocata educazione al rispetto e alla tutela dell’ambiente, a cominciare dal serio ed approfondito studio dell’enciclica di Papa Francesco «Laudato si». La consapevolezza che la difesa della nostra esistenza è legata alla difesa di tutto l’ecosistema, animale e vegetale, che ci circonda dovrebbe mobilitare anche l’ecosistema mentale e culturale e i suoi luoghi di eccellenza: famiglia, scuola, parrocchia, forze sociali e politiche presenti sul territorio.

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