VENTICANO – Creare un ostacolo economico insormontabile per costruirsi un comodo alibi e non mostrare i documenti della Pubblica Amministrazione. È questa la pesante accusa lanciata dall’Associazione Ambientalista Ambiente è/e Vita (Sezione Provinciale di Avellino), guidata dal Responsabile Provinciale Gerardo Colarusso, che ha notificato una durissima diffida ai vertici dell’Ente Parco Regionale dei Monti Picentini. Sotto la lente degli ambientalisti c’è la richiesta di accesso agli atti per il Nulla Osta n. 2982, relativo al delicato “Piano di Gestione Forestale dei beni silvo-pastorali”, un fascicolo che gli uffici dell’Ente sembrano voler blindare a ogni costo.
Il tariffario-scudo come alibi burocratico
L’associazione aveva presentato regolare istanza lo scorso 18 agosto per verificare la regolarità degli interventi ambientali previsti sui boschi di Serino. La risposta dell’ufficio amministrativo del Parco è stata l’applicazione di un singolare tariffario interno: 20 euro per avviare la ricerca, altri 20 euro per la visura e un balzello di 0,50 euro per singolo Megabyte per ricevere i file PDF in formato elettronico tramite PEC.
«Siamo di fronte a una strategia sistematica», attacca con fermezza Gerardo Colarusso. «Pretendere un pagamento proporzionale al peso digitale dei file inviati via mail è una follia giuridica che contrasta insanabilmente con la legge statale sul FOIA (D.Lgs. 33/2013), la quale impone l’assoluta gratuità dell’accesso telematico. La verità è che queste tariffe coatte non servono a coprire i costi vivi degli uffici, ma fungono da perfetto alibi burocratico: l’Ente fissa un prezzo arbitrario sapendo che le associazioni lo contesteranno, e usa il mancato pagamento come scusa legale per tenere i faldoni rigorosamente chiusi e non far vedere le carte alla cittadinanza».
Le speranze sono riposte nella nomina, ancora non ufficializzata, del Responsabile della Trasparenza e dell’Anticorruzione dell’Ente (RPCT), il Dott. Gerardo Lardieri. Colonnello dei Carabinieri in congedo con un lunghissimo passato nella Direzione Distrettuale Antimafia, Lardieri è storicamente noto per essere stato uno dei più fidati e stretti investigatori alle dirette dipendenze del Procuratore Nicola Gratteri, da sempre simbolo nazionale della lotta all’illegalità.
Una condotta recidiva: scatta l’ultimatum
A confermare che il tariffario sia solo un pretesto strutturale vi è un precedente inequivocabile: l’Ente Parco è già stato formalmente condannato dal Difensore Civico della Regione Campania (Ricorso n. 214/2024) per aver tentato la medesima operazione ostativa. L’Ente sta quindi violando consapevolmente un giudicato regionale pur di mantenere in piedi il proprio alibi difensivo.
L’ultimatum perentorio scadrà il 17 settembre 2026. Se per quella data la documentazione sul progetto forestale di Serino non verrà consegnata gratuitamente via PEC, l’Associazione Ambiente è/e Vita depositerà un formale esposto-denuncia all’A.N.A.C. per l’applicazione delle sanzioni del caso e investirà della vicenda la Procura della Repubblica di Avellino per il reato di rifiuto di atti d’ufficio. Copia dell’esposto penale verrà inoltre trasmessa, per opportuna conoscenza, anche all’Ufficio di Procura del Dott. Nicola Gratteri. «Se la burocrazia pensa di usare i Megabyte come scudo per nascondere le proprie decisioni, sappia che faremo crollare questo alibi in ogni sede giudiziaria», conclude Colarusso.


Oggetto: Richiesta di rettifica e precisazioni – erronea attribuzione di ruolo, funzioni e competenze al sottoscritto
Spett.le Redazione del Corriere dell’Irpinia
Alla cortese attenzione del Direttore responsabile, dott. Gianni Festa
Sono il dott. Gerardo Lardieri.
Con la presente, ritengo doveroso chiedere una formale rettifica e fornire alcune precisazioni in relazione all’articolo dal titolo “Ambiente e/e’ Vita accusa: Parco Picentini, necessaria trasparenza”, nonché alle affermazioni ivi contenute concernenti la governance, le attività e le competenze dell’Ente Parco Regionale dei Monti Picentini.
La presente non intende alimentare alcuna contrapposizione personale, ma esclusivamente ristabilire la corretta rappresentazione dei fatti, dei ruoli istituzionali e delle rispettive competenze, nel rispetto dei principi di correttezza, verità e completezza dell’informazione.
1. Precisazione preliminare sulla mia designazione quale RPCT
Anzitutto, è necessario chiarire un elemento che riguarda direttamente la mia persona. È vero che la Giunta dell’Ente Parco ha deliberato la mia designazione quale Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT). Tuttavia, alla data odierna, tale designazione non risulta ancora perfezionata mediante l’adozione del formale provvedimento di nomina da parte del Presidente dell’Ente, secondo quanto previsto dall’assetto organizzativo e dalle competenze proprie dell’Amministrazione.
La distinzione non è meramente formale.
Una designazione di carattere programmatorio o di indirizzo non può essere automaticamente equiparata al perfezionamento dell’atto amministrativo di conferimento dell’incarico e, conseguentemente, all’effettiva assunzione delle relative funzioni. Ne deriva che, allo stato, non possono essere attribuite al sottoscritto responsabilità operative, poteri o iniziative riconducibili a una funzione che non risulta ancora formalmente conferita ed esercitabile e tra l’altro ancora non accetta dallo scrivente. Tale precisazione assume particolare rilievo in relazione al contenuto dell’articolo, nel quale il sottoscritto viene direttamente chiamato in causa quale soggetto che dovrebbe intervenire, disporre o addirittura “azzerare” atti e determinazioni amministrative dell’Ente. Si tratta di una rappresentazione che deve essere necessariamente corretta.
2. Il RPCT non è un organo di gestione amministrativa
Anche a voler prescindere dalla circostanza sopra evidenziata e ipotizzando, quindi, il pieno perfezionamento della nomina, occorre comunque chiarire che le funzioni del RPCT non comprendono poteri generali di amministrazione attiva, di autotutela, sostitutivi o gerarchici nei confronti degli uffici dell’Ente.
L’art. 4 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, distingue in modo netto tra le funzioni di indirizzo politico-amministrativo proprie degli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa, tecnica e finanziaria attribuite alla dirigenza e ai responsabili degli uffici secondo le rispettive competenze.
Tale principio costituisce uno dei cardini dell’organizzazione della Pubblica Amministrazione e non può essere superato attraverso una diversa rappresentazione giornalistica dei ruoli.
Il RPCT è una figura di prevenzione e controllo nell’ambito della disciplina anticorruzione e della trasparenza, non un organo di gestione dell’Ente.
La legge 6 novembre 2012, n. 190, e il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, individuano le funzioni del RPCT nell’ambito della prevenzione della corruzione, della trasparenza, del monitoraggio e della verifica dell’attuazione delle relative misure, nonché nella segnalazione agli organi competenti delle eventuali criticità riscontrate. Non gli attribuiscono, invece, un generale potere di sostituirsi agli organi o agli uffici competenti nell’adozione dei provvedimenti amministrativi.
3. Nessun potere del RPCT di “azzerare” atti o tariffari
Alla luce di quanto sopra, appare pertanto giuridicamente inesatta qualsiasi rappresentazione dalla quale possa derivare l’idea che il sottoscritto, in qualità di RPCT – e a maggior ragione nella situazione attuale, nella quale l’incarico non risulta ancora formalmente perfezionato – possa autonomamente “azzerare” un tariffario, annullare un provvedimento, modificare una determinazione amministrativa o impartire disposizioni agli uffici dell’Ente.
L’eventuale annullamento d’ufficio di un provvedimento amministrativo illegittimo è disciplinato, tra l’altro, dall’art. 21-nonies della legge n. 241/1990 e deve essere esercitato dal soggetto competente, nel rispetto dei presupposti e dei limiti stabiliti dall’ordinamento.
Non esiste, pertanto, un generale potere di annullamento degli atti amministrativi riconducibile alla funzione di RPCT.
Attribuire al sottoscritto competenze di tale natura significherebbe confondere funzioni di prevenzione della corruzione e di promozione della trasparenza con funzioni proprie dell’amministrazione attiva, alterando la necessaria separazione tra responsabilità e competenze.
4. Nessuna “sfida”, ma rispetto delle istituzioni
Non posso inoltre esimermi dal rilevare l’inopportunità del riferimento, contenuto nell’articolo, a una presunta “sfida al Colonnello Lardieri” e a una conseguente “eredità morale” collegata alla mia precedente esperienza professionale.
Il sottoscritto non ha mai inteso né intende interpretare l’attività istituzionale come una competizione personale. Il mio percorso professionale nell’Arma dei Carabinieri, sviluppatosi per decenni al servizio delle istituzioni e caratterizzato anche da incarichi e attività investigative di particolare delicatezza, mi ha insegnato che l’esercizio delle funzioni pubbliche richiede, prima di ogni altra cosa, rigore, equilibrio, imparzialità e rispetto delle regole.
È esattamente questo il criterio al quale intendo continuare ad attenermi.
Per tale ragione, ritengo che questioni amministrative di particolare rilevanza debbano essere affrontate sulla base degli atti, delle norme e delle competenze effettivamente attribuite, e non attraverso rappresentazioni che possano trasformare una vicenda amministrativa in una contrapposizione personale.
5. Trasparenza e accesso agli atti: principi da tutelare attraverso le procedure previste dalla legge
Nessuno intende mettere in discussione il valore della trasparenza amministrativa, né il diritto dei cittadini e delle associazioni ad accedere alle informazioni e alla documentazione della Pubblica Amministrazione nei casi e secondo le modalità previste dalla legge.
Proprio perché si tratta di principi fondamentali, tuttavia, essi devono essere esercitati nel rispetto delle procedure e delle competenze previste dall’ordinamento.
L’eventuale esistenza di criticità in materia di accesso agli atti o di trasparenza deve essere verificata e affrontata nelle sedi competenti, nei confronti dei soggetti ai quali l’ordinamento attribuisce le relative responsabilità. Non può, invece, essere utilizzata per attribuire al RPCT – e tanto meno al sottoscritto, allo stato attuale – poteri che la legge non gli conferisce.
Il sottoscritto non si sottrae in alcun modo al confronto istituzionale e, anzi, ritiene che ogni eventuale criticità debba essere verificata con la massima attenzione e, ove effettivamente riscontrata, affrontata attraverso gli strumenti previsti dalla legge.
6. Tutela della mia persona, della mia reputazione e della mia immagine professionale
Resta, infine, un profilo che non può essere trascurato.
L’articolo ha coinvolto direttamente il mio nome, la mia persona, il mio percorso professionale e un ruolo istituzionale che, allo stato, non risulta ancora formalmente perfezionato, attribuendomi contestualmente poteri e responsabilità che comunque non appartengono alle funzioni proprie del RPCT.
Una simile rappresentazione rischia di determinare nei lettori una percezione non corrispondente alla realtà dei fatti e di incidere sulla mia reputazione personale e professionale, costruita nel corso di decenni di servizio nelle istituzioni. Per tale ragione, ho già conferito mandato ai miei legali affinché procedano alle opportune valutazioni in ordine ai fatti rappresentati e alle eventuali responsabilità che dovessero emergere, anche sotto il profilo civile e penale, nei confronti di chiunque abbia contribuito alla diffusione di informazioni inesatte, non verificate o comunque lesive della mia persona, della mia reputazione e della mia immagine professionale.
Mi riservo, pertanto, senza necessità di ulteriori avvisi, di assumere ogni iniziativa ritenuta necessaria a tutela dei miei diritti e della mia reputazione nelle competenti sedi, comprese quelle giudiziarie, all’esito delle valutazioni affidate ai miei difensori.
Tale precisazione non costituisce una forma di intimidazione o di polemica, ma il legittimo esercizio del diritto di ogni persona a tutelare la propria reputazione quando vengano diffuse informazioni non corrispondenti ai fatti o vengano attribuite funzioni e responsabilità che non le appartengono.
7. Richiesta di rettifica
Alla luce di quanto sopra, chiedo formalmente alla Direzione e alla Redazione del Corriere dell’Irpinia di procedere alla rettifica delle informazioni relative alla mia persona, precisando in particolare:
• che la mia designazione quale RPCT, deliberata dalla Giunta dell’Ente, non risulta allo stato perfezionata mediante il formale provvedimento di nomina di competenza del Presidente;
• che, conseguentemente, non possono essermi attribuite funzioni operative derivanti da tale incarico;
• che, anche a seguito dell’eventuale perfezionamento della nomina, il RPCT non è titolare di poteri generali di gestione amministrativa, di autotutela, sostitutivi o gerarchici sugli uffici dell’Ente;
• che eventuali provvedimenti di annullamento, modifica o revoca degli atti amministrativi devono essere adottati dai soggetti competenti secondo quanto previsto dalla legge e dall’organizzazione dell’Ente;
• che ogni riferimento alla mia persona deve essere ricondotto alla corretta realtà dei fatti, evitando l’attribuzione di responsabilità, poteri o funzioni non formalmente conferiti e non giuridicamente riconducibili al ruolo di RPCT.
Confido che la testata, nel rispetto dei principi di correttezza e completezza dell’informazione, vorrà dare adeguato spazio alle presenti precisazioni e procedere alla conseguente rettifica.
Resto disponibile, nelle sedi istituzionali e nel pieno rispetto del diritto di cronaca, a ogni eventuale ulteriore confronto documentale sui fatti e sugli atti richiamati.
Distinti saluti.
Dott. Gerardo Lardieri