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West Nile, tre casi sospetti al Moscati. Leone: “Non c’è emergenza”. Ma il professore Rezza avverte: “In Campania casi sottostimati”

Tre persone sotto osservazione presso l’Ospedale “San Giuseppe Moscati” di Avellino per sospetta infezione da virus West Nile. Si tratta di tre anziani, tra cui un uomo di 86 anni proveniente dalla provincia di Napoli, ricoverato nella giornata di ieri, e due ultra-settantenni giunti stamattina con sintomi compatibili con una forma virale neuroinvasiva.

I pazienti sono stati accolti nel reparto specializzato in Malattie Infettive, dove sono stati immediatamente sottoposti a valutazioni cliniche e ad approfondimenti diagnostici per chiarire la natura della sintomatologia.
Secondo quanto riferito dal dottor Sebastiano Leone, responsabile dell’Unità operativa, tutti e tre presentano un quadro sospetto di encefalite: febbre alta, alterazioni neurologiche e rallentamento cognitivo. “Nonostante il quadro clinico sia delicato – ha dichiarato – i pazienti sono coscienti e collaborativi. L’anziano di 86 anni mostra i sintomi più marcati, presumibilmente a causa dell’età avanzata”.

Non essendo disponibile una terapia mirata contro il virus West Nile, le cure consistono principalmente nel trattamento dei sintomi: supporto reidratante, antibiotici e monitoraggio nutrizionale.
Sul fronte diagnostico, il caso dell’86enne presenta un quadro ancora incerto: “I test sierologici sono risultati positivi, ma il riscontro molecolare è stato negativo. I campioni sono stati inviati a laboratori specializzati per una verifica definitiva”, ha precisato Leone.

Il direttore ha voluto rassicurare la popolazione, sottolineando che, al momento, non vi sono elementi che indichino una diffusione anomala del virus rispetto all’anno precedente: “Il numero di casi registrati finora rientra nella media stagionale. Nel 2024 si erano contati tra i 400 e i 500 casi a livello nazionale. I dati attuali sono in linea. L’attenzione mediatica può far percepire un’emergenza che, al momento, non esiste”.
Leone ha evidenziato l’efficacia del sistema di sorveglianza sanitaria, che prevede controlli anche sul mondo animale e sui vettori del virus, come le zanzare e alcuni uccelli selvatici.
Pur non essendo necessarie restrizioni, vengono suggerite alcune accortezze, soprattutto per anziani o persone con fragilità pregresse: applicare repellenti antizanzare, utilizzare abiti che coprano braccia e gambe, installare zanzariere alle finestre, eliminare ristagni d’acqua da giardini e balconi.
In aggiunta, è raccomandata la segnalazione di eventuali carcasse di volatili alla Sala Operativa Regionale, contattabile al numero verde 800 232 525, come da protocollo per il monitoraggio passivo del virus.

L’Asl

L’ASL ha già predisposto un piano di disinfestazione su scala provinciale, che si svilupperà nei mesi di agosto e settembre. Le operazioni, concordate con le amministrazioni locali, interesseranno gradualmente l’intero territorio avellinese, privilegiando le zone indicate come più esposte alla proliferazione di insetti.
Gli interventi saranno eseguiti nel pieno rispetto delle normative ambientali e sanitarie, con l’obiettivo di prevenire eventuali focolai e garantire la sicurezza dei cittadini.

Il parere del professore Rezza

Tra i dati sui focolai di WEST NILE attivi nel nostro Paese “balza all’occhio lo squilibrio del rapporto fra numero di decessi e numero di casi in Campania, che farebbe pensare a una sottostima del numero di casi neuroinvasivi in questa regione o, come ipotesi alternativa, a un’età mediamente più elevata delle persone infette”.
Lo spiega Gianni Rezza, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi professore straordinario di Igiene all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sulla sua pagina Facebok.
“La prima ipotesi”, aggiunge, ovvero “sottostima dei casi con coinvolgimento neurologico, può non convincere se si considera che questi in genere rappresentano i casi più gravi e quindi maggiormente identificabili. Rimane il fatto che il tasso di letalità fra i casi campani sinora identificati appare elevato”. In generale il bollettino dell’Istituto superiore di sanità di ieri, riassume Rezza, “riporta a fine luglio 89 casi di West Nile, di cui 40 forme neuroinvasive, e 8 decessi.

Il Lazio segnala un totale di 58 casi (di cui 23 neuroinvasivi con 2 decessi), a fronte dei 16 della Campania (di cui 10 neuroinvasivi con 5 decessi). Globalmente, Lazio e Campania contano per 72 degli 89 casi e 7 decessi, mentre i residui casi sono distribuiti fra Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia e Sardegna. Rispetto al passato, pochi casi sono stati riportati in Pianura padana, e la novità è rappresentata dal coinvolgimento del basso Lazio, mentre in Campania già lo scorso anno erano stati segnalati, anche se in province diverse, 16 casi neuroinvasivi”.
Rispetto al luglio dello scorso anno, “quando i casi erano 36, la stagione evidenzia una maggiore attività virale – rileva l’epidemiologo – e le serie storiche mostrano quasi sempre un aumento dei casi nel mese di agosto, prima di iniziare il declino settembrino, anche se è difficile fare previsioni, così come è difficile stimare il numero totale di persone che si sono infettate perché gli assunti alla base di tali stime (il rapporto fra casi gravi e non gravi è stato studiato in Paesi diversi dal nostro) risentono della distribuzione per età della popolazione”.
Non esiste quindi per il virus West Nile, sottolinea Rezza, “una situazione di allarme generalizzato a livello nazionale, in quanto i focolai sono confinati in alcune aree del Paese, almeno per ora. Come abbiamo già evidenziato, appare poco colpito il Nord”. E’ bene però, precisa, “esercitare il massimo sforzo nelle aree colpite (disinfestazioni, uso di zanzariere, misure di protezione individuale, e -come si sta del resto già facendo – controllo delle donazioni di sangue), ma anche rafforzare la vigilanza nelle regioni apparentemente indenni. A differenza di altre infezioni trasmesse da vettori (Dengue, Chikungunya, malaria), la presenza di serbatoi animali (uccelli) rende più complesse le attività di eradicazione, ma il controllo delle zanzare resta il cardine delle attività di prevenzione e contenimento anche nei confronti del virus del Nilo occidentale”.

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