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Sant’Andrea di Conza, dalla collaborazione con la Federico II un volume per raccontare la sfida dell’accoglienza

Un territorio, tante storie e ogni storia riconducibile a eventi, momenti e figure che ne racchiudono il senso complessivo. Da questa premessa scaturisce la stipula dell’accordo tra OGEP (Osservatorio per la governance e l’educazione al patrimonio culturale, artistico, paesaggistico), coordinato dai professori Francesca Marone e Francesco Bifulco del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e il Comune di Sant’Andrea di Conza, per un progetto di storytelling territoriale in cui la migrazione è la principale risorsa simbolica.

L’azione formativa ha puntato alla valorizzazione delle conoscenze in tema di gestione dei beni artistici e culturali (educazione a tutela del patrimonio) e di public engagement (educazione alla cittadinanza) e rappresenta l’efficace esplicitazione della cosiddetta Terza Missione della “Federico II”, attuata con il recupero del borgo di Sant’Andrea alla fruizione, integrando valori pedagogici, inclusione sociale, cittadinanza estetica e innovazione formativa, mediante il coinvolgimento dei suoi abitanti. In particolare, i giovanissimi: quelli autoctoni e i migranti beneficiari del SAI-MSNA locale, coordinati da Alessio D’Angola, che concorrono positivamente al ripopolamento del paese, portando nuova linfa nelle aree interne e nelle zone rurali.

Ad ottobre saranno proprio i ragazzi di Sant’Andrea i co-protagonisti, a Napoli, della presentazione del volume “Ri-generazioni per una geografia dell’accoglienza”, sviluppato nel corso del laboratorio. Ideata con l’intento di valorizzare il territorio santandreano e comunicare il suo patrimonio, la proposta formativa a cura del team DiscoverArt dell’OGEP3 Unina (Ilaria Curci, Angela Quintavalle, Marta Pirro, Federica Graziano, Andrea Sterni) ha previsto l’uso combinato di varie metodologie fondate sullo storytelling e azioni da esse derivate, attraverso linguaggi divergenti e strumenti comunicativi diversificati (testi, foto, podcast), che hanno dato voce alle narrazioni, ai desideri e ai mille talenti dei ragazzi coinvolti nel progetto. Questi, grazie ai linguaggi dell’arte, hanno mostrato la loro agentività e arricchito la locale “Biblioteca F. Pallante” con le loro storie di diversità e inclusione, libri viventi da cui attingere un sapere umanizzante, patrimonio della comunità educante.

L’intervento formativo è stato un diretto richiamo alla Convenzione di Faro, così da agire sul senso di unità e di appartenenza di una collettività che riconosce l’eredità culturale, partecipa alla sua fruibilità, la attraversa e la trasforma in fonte di sviluppo culturale, economico e sociale. Per i visitatori – spiega la professoressa Francesca Marone, coordinatrice del progetto – camminare per le strade di Sant’Andrea di Conza, ascoltare i racconti di guide speciali come il professore e scrittore Giuseppe Mastrodomenico, ripercorrere sentieri dimenticati e partecipare ai suoi riti, significa entrare in contatto con un’identità autentica, forgiata nei secoli da un forte senso di appartenenza alla comunità che oggi si avvale di nuove presenze, quelle dei beneficiari del Sai che hanno fatto il viaggio della migrazione attraversando l’indicibile, determinati a cogliere una chance e realizzare il proprio empowerment e il loro progetto di vita“.

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