“Non intendo rispondere e mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Livia Forte, testimone nel processo per l’asta del Pagliarone come imputato in procedimento connesso e quindi con l’assistenza dei suoi legali, ha risposto così alla domanda della presidente Sonia Matarazzo. In aula presente il suo difensore, l’avvocato Roberto Saccomanno.
Il pubblico ministero della Dda, Vanacore, aveva chiesto che la donna fosse comunque sottoposta alle domande. Alla richiesta si sono opposti i legali degli imputati Alberico Villani e Gaetano Aufiero, evidenziando come Forte, essendo indagata in un procedimento connesso, avesse pieno diritto a non rispondere.Le difese hanno inoltre definito illegittima la richiesta avanzata dalla Procura.Il pubblico ministero della Dda, Vanacore, aveva chiesto che la donna fosse comunque sottoposta alle domande. Alla richiesta si sono opposti i legali degli imputati Alberico Villani e Gaetano Aufiero, evidenziando come Forte, essendo indagata in un procedimento connesso, avesse pieno diritto a non rispondere. Le difese hanno inoltre definito illegittima la richiesta avanzata dalla Procura.
Le dichiarazioni rese da Livia Forte al pubblico ministero antimafia nel dicembre 2020 rappresentano l’origine dell’inchiesta sull’asta dell’ex Pagliarone. Da quelle testimonianze sono scattate le indagini che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di diversi soggetti oggi coinvolti nel procedimento penale.Le difese, tra cui quella dell’ex sindaco Costantino Giordano, assistito dagli avvocati Francesco Ferrazzano e Gerardo Di Martino, hanno invece contestato le modalità di acquisizione di alcune prove, comprese intercettazioni e conversazioni non inizialmente presenti agli atti.Nel collegio difensivo figurano anche gli avvocati Gaetano Aufiero, Alberico Villani, Patrizio Dello Russo, Claudio Davino e Antonio Brigante.


