Arriva dalla Flc Cgil di Avellino, all’indomani della visita in città del Ministro dell’Istruzione Valditara, una dura nota, firmata dalla segretaria provinciale Mariagrazia Caserta, da Rita Labruna e Gerardo Fungaroli, componenti della segreteria: “Continuiamo a pensare che la visita del Ministro dell’istruzione possa e debba rappresentare un’occasione importante per il territorio interessato soprattutto se si tratta di una terra dell’osso: un momento utile per ascoltare davvero le difficoltà delle scuole delle aree interne che ogni giorno fanno i conti con lo spopolamento e con la residualità conseguente e addirittura programmata, con il calo demografico e la riduzione inspiegabilmente proporzionale della spesa pubblica. Riduzione di cui dimensionamento scolastico e la contrazione degli organici sono la plastica rappresentazione. E invece, ancora una volta, così non è stato. L’unico vero taglio del nastro è stato quello della nuova sede della Lega”.
La Flc sottolinea come “l’immagine racconta molto più di tante parole e conferma una sensazione, ormai diffusa: la scuola che dovrebbe essere la scuola di tutti continua a essere utilizzata come strumento di propaganda politica, oggetto costante di trasformazioni profondamente ideologiche, in definitiva oggetto di parte, usata in modo spregiudicato nel pieno dell’ennesima campagna elettorale, proprio come già accaduto in occasione delle elezioni regionali in assoluto dispregio della scuola costituzionale delle parole di Calamandrei.
Il Ministro non è venuto ad Avellino per visitare un istituto che perde plessi o autonomia con tutto ciò che ne consegue per il personale e per chi quelle scuole dirige, né per confrontarsi con docenti e personale ATA che affrontano ogni giorno difficoltà immense in assolta solitudine. Non è venuto, per restare all’attualità, per ascoltare le preoccupazioni del personale degli istituti tecnici, chiamati ad affrontare cambiamenti strutturali senza alcun coinvolgimento foss’anche la condivisione delle motivazioni magari scaturite da un reale e serio monitoraggio degli effetti della Riforma Gelmini del 2010. E tutto ciò avviene proprio nel giorno in cui la Flc cgil nazionale ha indetto uno sciopero, del personale docente e ATA, contro la riforma degli istituti tecnici, previsto su tutto il territorio nazionale. Il ministro non incontra e dunque mostra di non riconoscere le condizioni di realtà che viviamo, non incontra chi quella scuola così trasformata la abita ogni giorno: gli studenti, famiglie e lavoratori della scuola delle aree interne, dove gli istituti scolastici rappresentano spesso gli ultimi presìdi sociali e culturali rimasti”
L’impressione, si sottolinea con forza, è quella di aver assistito “all’ennesima passerella politica: una presenza istituzionale trasformata in appuntamento di partito, piegando ancora una volta il tema dell’istruzione alle esigenze del consenso ideologico. Si è preferito incontrare l’entourage politico, piuttosto che chi la scuola la vive quotidianamente tra difficoltà, sacrifici e precarietà.
A questo si aggiunge una dichiarazione che riteniamo profondamente sbagliata e fuori contesto. Avremmo voluto cogliere quell’occasione per parlare di dispersione scolastica, di trasporti insufficienti, di diritto allo studio negato. E invece iil dibattito si è concentrato ancora una volta sulle Brigate Rosse, come se il nostro Paese non avesse conosciuto anche le ferite provocate dalla criminalità organizzata, dalle associazioni camorristiche nelle nostre terre e dalle stragi di matrice neofascista che hanno segnato la nostra storia.
Per questo continuiamo a chiedere attenzione reale per le scuole delle aree interne, per gli studenti, per i docenti e per tutto il personale scolastico che ogni giorno tiene in piedi comunità sempre più fragili. Perché l’istruzione non può essere al centro del dibattito pubblico ad uso e consumo delle campagne elettorali del ministro di turno che dovrebbe essere il ministro di tutti e non di una parte”.


