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Emancipazione e coraggio civile, dalla Forino di fine ‘800 le storie di Enrichetta Caracciolo e Ada Rossi

di Paolo D’Amato – Negli ultimi tempi, a Forino sono emerse due figure femminili che, ciascuna a suo modo, si sono distinte per gesti di emancipazione e coraggio civile. Non sono forinesi, ma hanno con il nostro paese un legame, chi per titolo e chi per una presenza breve ma significativa. È giunto il momento di portare all’attenzione dell’opinione pubblica il valore del loro esempio. Con questo breve articolo intendiamo soffermarci sul messaggio di libertà che entrambe hanno incarnato, affinché la loro memoria non resti confinata agli archivi, ma possa ispirare il presente.

Nata a Napoli nel 1821 da don Fabio Caracciolo, maresciallo e secondogenito del principe di Forino, Enrichetta Caracciolo di Forino porta nel nome un titolo nobiliare che la lega genealogicamente al nostro paese. Eppure Forino non l’ha mai vista camminare tra le sue strade: la sua vita si snoda tra Napoli, Bari e Reggio, in ambienti religiosi e intellettuali spesso ostili alla libertà femminile. Costretta alla monacazione contro la sua volontà nel convento di San Gregorio Armeno,

Enrichetta CaraccioloEnrichetta lotta tenacemente per ottenere la dispensa papale e uscire dal chiostro. Lo farà diventando una delle prime voci femminili del dissenso, con la pubblicazione del libro “Misteri del chiostro napoletano”, un’autobiografia pungente e coraggiosa, che le costerà la scomunica ma la consacra come autrice e attivista. Una volta libera, si unisce al movimento garibaldino, si dedica all’educazione pubblica e al giornalismo, diventando un riferimento per il nascente femminismo patriottico italiano. Oggi, nel tempo della riscoperta delle memorie femminili e civiche, Forino può simbolicamente riaccogliere Enrichetta come figura storica da riscoprire: non per una presenza fisica, ma per una forza ideale. Una donna che ha portato il nome del nostro paese nel suo titolo e il valore dell’emancipazione nella sua battaglia.

Ada Rossi nasce a Golese nel 1899, si laurea in matematica e fisica e diventa docente presso l’Istituto Tecnico “Vittorio Emanuele II” di Bergamo. Qui incontra Ernesto Rossi, economista e militante antifascista, che diventerà suo marito. Il loro matrimonio civile, celebrato nel carcere di Pallanza nel 1931, è già di per sé un atto di resistenza. Negli anni più bui del regime, Ada non si limita a sostenere Ernesto: lo accompagna, lo protegge, lo aiuta a evadere e a diffondere clandestinamente le sue idee. È sorvegliata, schedata, perseguitata, ma non si piega.

Nel dicembre del 1942, per aver rifiutato di presentarsi alla Casa del Fascio, viene inviata al confino nel nostro paese. Ada arriva a Forino il 17 dicembre, dopo una notte passata in carcere ad Avellino. Viene ospitata presso la Casa dell’ECA, in una camerata con altre sfollate e internate. Nelle lettere scambiate con Ernesto, emerge la durezza della vita quotidiana, ma anche una tenerezza profonda e una lucidità politica straordinaria. Ernesto, confinato a Ventotene, scrive con ironia e malinconia: “Forino, quasi Torino; Torino è una piccola Parigi, quindi Forino sarà quasi una piccola Parigi.” Ma teme per la salute della moglie, per la sua solitudine, per le difficoltà economiche.

Ada, invece, cerca di trovare lezioni da impartire, di adattarsi, di resistere. Durante il confino, Ada continua a fare da tramite tra i confinati di Ventotene e il mondo esterno. Con Ursula Hirschmann, riesce a trafugare e diffondere il Manifesto di Ventotene, scritto da Ernesto Rossi e Altiero Spinelli. Nel 1943, partecipa alla fondazione del Movimento Federalista Europeo, diventando una delle sue anime più tenaci. Ada Rossi è una figura che Forino ha realmente ospitato, anche se per pochi mesi. Ma quel passaggio, in un tempo di guerra e repressione, è oggi un segno tangibile di dignità e coraggio. Forino può rivendicare il suo ruolo nella storia europea, non come luogo di esilio, ma come terra di resistenza civile.

In questi anni, Forino ha dimostrato una crescente attenzione verso la memoria storica. È stato dedicato un convegno pubblico a una figura significativa come Enrichetta Caracciolo. Le è stato dedicato anche una piccola piazzetta. Tuttavia, non si può non rilevare l’assenza di pari riconoscimento per Ada Rossi, partigiana, antifascista e madre dell’Europa, che a Forino fu realmente internata nel 1942, vivendo nel nostro paese mesi difficili e intensi, come testimoniano le lettere scambiate con il marito Ernesto Rossi. Ada non è una figura evocata per genealogia o nobiltà: Ada ha vissuto Forino, ne ha respirato l’aria, ne ha condiviso le fatiche, ne ha cercato dignitosamente un sostentamento impartendo lezioni, mentre il regime la puniva per il suo coraggio civile. La sua presenza è documentata, tangibile, e rappresenta un frammento prezioso della nostra storia locale intrecciata con quella nazionale ed europea.

Mentre Enrichetta Caracciolo non ha mai messo piede nel nostro paese, Ada Rossi ha portato qui la sua intelligenza, la sua resistenza, la sua speranza. Ha scritto da Forino, ha vissuto nel nostro paese, ha cercato di costruire ponti in un tempo di muri. Eppure, le iniziative che ne hanno ricordato la figura, promosse da associazioni locali, sono state ignorate dalle istituzioni. Si è preferito celebrare una nobildonna assente piuttosto che una militante presente. Credo sia giunto il momento di riequilibrare la memoria pubblica, riconoscendo ad Ada Rossi uno spazio, una targa, un luogo simbolico che ne onori il passaggio e il significato. Non si tratta di fare confronti, ma di rendere giustizia alla verità storica e alla dignità di chi ha lottato per la libertà, anche da internata, anche da donna, anche da invisibile. Forino ha avuto l’onore di ospitare Ada Rossi. Ora ha il dovere di ricordarla.

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