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L’omaggio all’Ultimo profeta Pasolini, quella capacità di suscitare scandalo che abbiamo perduto

E’ stata l’eredità di un grande intellettuale a rivivere nel convegno dedicato a “Pasolini….Ultimo profeta” a 50 anni dalla scomparsa. Una riflessione promossa dall’Associazione Insieme per Avellino in collaborazione con il Cinecircolo Santa Chiara e il Centro Studi Cinematografici nella chiesa di Costantinopoli. A portare i propri saluti Pasquale Luca Nacca, presidente Avellino per il mondo e Andrea Gennarelli, presidente Cinercircolo Santa Chiara. A coordinare il dibattito Alfonso Bruno, presidente Centro studi cinematografici Regione Campania. Una riflessione capace di raccontare il genio poliedrico di Pasolini, con gli interventi del critico cinematografico Ciro Borrelli, il direttore artistico Il Cinema in segreto Paolo D’Andrea, Federico Curci, documentarista e scrittore. Ad impreziosire l’incontro le illustrazioni di Alessia Ausiello.

Un confronto partito dal legame di Pasolini con l’Irpinia, un legame evidente nel sostegno forte offerto al festival di cinema Laceno d’Oro, fondato da Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio, ricostruito da Luca Nacca.  E’ quindi Ciro Borrelli a soffermarsi sulla collaborazione tra Totò e Pasolini negli anni compresi dal 1965 al 1967, una collaborazione concretizzatasi nel lungometraggio “Uccellacci e uccellini” e negli episodi di due film “La terra vista dalla luna” tratto dalle Streghe e “Che cosa sono le nuvole?”. “Un rapporto fatto inizialmente di diffidenza – spiega Borrelli – ma trasformatosi poi in una storia d’amore, basata su ammirazione e stima reciproca. Una collaborazione che sarà per entrambi una forma di arricchimento e un’occasione di crescita. In Uccellacci e Uccellini funziona perfettamente l’accoppiata tra un attore popolarissimo come Totò e un giovane scelto dalla strada come Ninetto Davoli, che interpretano un padre e un figlio in una borgata romana. Ad affiancarli nella pellicola un misterioso corvo che parla come un intellettuale e racconta loro la favola di due francescani che vorrebbero evangelizzare i falchi e i passerotti. Lo sguardo è sempre rivolto alla condizione del sottoproletariato, con l’obiettivo di denunciare il tradimento degli ideali della sinistra e dunque lo spirito del marxismo gramsciano. Per Totò sarà l’occasione di una rivalsa, poichè fino ad allora non aveva mai lavorato con registi affermati. Ma il pubblico mostrerà di non apprezzare in questa nuova veste, affezionato com’era al personaggio comico, alla marionetta. Eppure proprio Totò appare perfetto anche in un film come “Che cosa sono le nuvole”, burattino abbandonato che, scopre malgrado tutto, la bellezza del creato”.

E’, quindi, Federico Curci a offrire il ritratto dell’intellettuale a tutto campo, romanziere, poeta, sceneggiatore “Non fu mai un intellettuale organico, fu sempre un pensatore libero. Se da un lato apprezzava la capacità del Pci di essere al fianco della classe operaia, dall’altro lato criticava il processo di imborghesimento del proletariato, denunciando con forza il dilagare del consumismo. Fu tra i primi a comprendere come il boom economico stesse portando alla perdita d’identità dell’uomo, convinto che l’unica classe portatrice del nuovo fosse il sottoproletariato, non contagiato dal consumismo. Al tempo stessi denunciò il nuovo fascismo che stava cambiando antropologicamente gli italiani, un totalitarismo silenzioso, più pericoloso del fascismo incarnato di Mussolini. Di qui il ruolo cruciale a cui chiamava gli intellettuali”

E’ quindi D’Andrea a sottolineare la capacità di Pasolini di suscitare scandalo con i suoi film e le sue idee “una capacità che il cinema e la cultura di oggi dovrebbero ritrovare, andando al di là dei canoni estetici considerati accettabili. Non è sbagliato affermare che Pasolini muore ogni giorno, nella società di oggi, in cui si fa fatica a parlare di temi scomodi, ci si limita al conformismo, accettando passivamente i tagli al fondo per il cinema. Per lui il cinema era semiologia della realtà, un iceberg capace di rivelare una piccola porzione di realtà,  Pasolini era un antropologo laico che si interrogava su come l’uomo stava cambiando, sulla sua mutazione antropologica. Credeva in un cinema pensato e destinato al popolo, che racconta la condizione degli ultimi e si intreccia con la parabola de capitalismo. Era un animo contraddittorio e misterioso, capace di elevare l’Accattone ad una figura sacrale grazie a Bach, di consegnarci nel Vangelo secondo Matteo un Gesù umanissimo, cercando i suoi volti arcaici nei paesini del Sud o di denunciare in Salò il fascismo del potere e della violenza, la trasformazione dei cittadini in consumatori e dunque la mercificazione della cultura.  Molte apprezzati anche i bozzetti dedicati a Pasolini capace di restituirne lo spirito candido e l’occhio attento sulla realtà.

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