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Crisi automotive, la Fiom Cgil lancia l’allarme: “Settore a rischio, è l’ora della mobilitazione”

Crisi dell’automotive, la Fiom Cgil lancia l’ennesimo allarme su un settore che, insieme agli altri comparti manifatturieri strategici del territorio, rappresenta circa l’8% del PIL provinciale. “Il comparto – si legge nel documento dell’organizzazione guidata dal segretario Giuseppe Morsa – è al centro di una transizione senza strategia: mancano investimenti, politiche industriali e una visione condivisa per il futuro”. Massima attenzione al futuro dello stabilimento Stellantis di Pratola Serra, “dove si lavora con intensità e professionalità, ma la missione resta legata ai motori endotermici. La scelta aziendale di concentrare la produzione su un solo motore, per di più endotermico, rappresenta una decisione industriale estremamente rischiosa, che espone il sito irpino a un futuro di grande incertezza. Mentre in Francia, Polonia e Ungheria gli stabilimenti del gruppo ricevono nuovi investimenti per l’elettrico e l’ibrido, in Italia – e in Campania – si registra un’assenza di prospettiva. È un segnale chiaro del disimpegno di Stellantis nel nostro Paese, che preoccupa e impone una risposta collettiva”.                  Di qui la decisione di convocare un’assemblea generale per martedì 18 Novembre alle 9.30, presso il Polo Giovani di Avellino. Sarà presente anche il Segretario Generale Samuele Lodi.

Occupazione in calo negli stabilimenti Stellantis

I dati sono allarmanti: negli ultimi quattro anni Stellantis in Italia ha ridotto gli occupati di 9.565 unità, mentre la produzione nazionale di autovetture è crollata. “Nel 2025 – si legge ancora nel documento – nel nostro Paese si produrranno poco più di 250 mila auto, un livello identico a quello del 1957. Una crisi che non riguarda solo lo stabilimento di Pratola Serra, ma l’intero sistema produttivo italiano e campano”. Le difficoltà investono anche l’indotto: alla Denso di Avellino sono già usciti 120 lavoratori con incentivo, mentre a Pratola Serra le uscite volontarie hanno superato le 400 unità. “Limasud e Lames soffrono la contrazione delle commesse, con un rischio concreto di riduzione strutturale dell’occupazione. La Menarini di Flumeri (ex Industria Italiana Autobus), pur essendo oggi operativa e con livelli produttivi regolari, rischia una nuova crisi a partire dal 2026 se non verranno bandite in tempi rapidi nuove gare pubbliche per la fornitura di autobus”. Nel mirino della Fiom finisce anche il Governo e, in particolare, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy “che aveva assicurato attenzione e sostegno a questo sito strategico per la mobilità sostenibile, ma quelle promesse oggi sembrano dimenticate. È necessario garantire continuità produttiva e certezze occupazionali per i prossimi anni”.

Riaprire la vertenza Irpinia sul lavoro

La Fiom Cgil Avellino sottolinea come questa non sia una somma di crisi separate, “ma una grande questione industriale irpina che richiede un approccio unitario, una strategia di rilancio e una forte responsabilità politica. La crisi dell’automotive è il risultato di anni di mancati investimenti dell’ex Gruppo Fiat in ricerca, innovazione e sviluppo, che hanno lasciato gli stabilimenti italiani indietro nella transizione tecnologica e nella competizione internazionale. Ora il ritardo accumulato rischia di diventare strutturale, con conseguenze pesantissime per l’occupazione e per l’intera filiera produttiva”. Ecco perché la Fiom Cgil chiede “una nuova missione produttiva per Stellantis Pratola Serra, inserita nella strategia della transizione ecologica e con una diversificazione della produzione, superando la dipendenza da un solo motore endotermico”. L’invito rivolto a Stellantis “è a investire in Italia, in particolare in ricerca, sviluppo e innovazione, per colmare il ritardo tecnologico accumulato rispetto alle case automobilistiche asiatiche e riportare il Paese al centro della produzione europea”.

Un fondo pubblico per la transizione industriale

Tra le richieste della Fiom c’è anche l’istituzione “di un fondo pubblico straordinario europeo per accompagnare la transizione industriale, con l’obiettivo di rilanciare ricerca, sviluppo, produzione e occupazione nelle aree più fragili. Il fondo dovrebbe prevedere la possibilità che gli Stati membri entrino nell’“equity” delle imprese, cioè nel capitale azionario, diventando partecipi della proprietà e delle scelte strategiche”. Tra le priorità indicate dal sindacato c’è anche “l’adozione del meccanismo del “local contact”, ovvero l’obbligo per le grandi imprese beneficiarie di fondi pubblici di garantire investimenti, occupazione e filiere produttive nei territori in cui operano, legando così il sostegno pubblico a risultati concreti e verificabili sul piano industriale e occupazionale”.

Un tavolo di crisi a Palazzo Chigi

Investimenti certi e tutela dell’occupazione per Denso, Limasud, Lames e Menarini e – si legge ancora nel documento – l’apertura immediata di un tavolo di crisi presso Palazzo Chigi, con la partecipazione di Governo, Regione Campania e parti sociali, poiché quello istituito al MIMIT non ha prodotto alcun risultato concreto. Il tavolo di Palazzo Chigi deve farsi carico della vertenza nazionale del Gruppo Stellantis, all’interno della quale deve trovare spazio anche la crisi del settore automotive in provincia di Avellino”. La Fiom chiede inoltre “la creazione di un modello di sviluppo industriale integrato per l’Irpinia, ispirato alla Motor Valley dell’Emilia-Romagna, basato sulla sinergia tra aziende, enti locali, istituti di credito, università, centri di ricerca, ITS, territorio e organizzazioni dei lavoratori, per garantire innovazione, formazione e occupazione di qualità nel settore automotive”. L’ultimo capitolo è dedicato “alla soluzione della vertenza Asidep, con impegni certi per la salvaguardia dei lavoratori”.

 

 

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