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La direzione dovrebbe aprire la fase di riflessione e di iniziative del Pd dopo la bocciatura delle ampie intese sulla legge elettorale e la sconfitta alle amministrative. Intanto, sembra essersi scatenata una vera e propria slavina sul cammino del suo segretario. Egli appare, ora, di fronte a un bivio : una leadership personale fondata sull’ autosufficienza politica o intese con altre forze per compensare il suo sempre più evidente indebolimento (segnalato anche dai sondaggi). Per la terza volta è stata confermata una crisi profonda nel rapporto tra il Paese e la leadership renziana (e la sua poco convincente “narrazione”) manifestatasi con chiarezza già al turno di amministrative precedenti. E poi, ancora più clamorosamente, con la bruciante sconfitta al referendum costituzione, costata poi a Renzi palazzo Chigi. e pronunce sfavorevoli dell’elettorato in quelle occasioni avevano già segnalato un pericoloso livello di criticità della leadership renziana. Ciò in particolare su due punti fondamentali. L’inconsistenza della sua nomenclatura, troppo ristretta geograficamente e politicamente. E la distanza abissale tra promesse e trionfi annunciati e i risultati conseguiti. Nonostante ciò, si è preferito nascondere per un lungo periodo la polvere sotto il tappeto. Fare appello a una ipocrita e pelosa lealtà personale e di partito. E additare come traditori quanti si permettevano di avanzare dubbi e perplessità. Dopo la sua uscita da palazzo Chigi, Renzi ha proceduto senza né il coraggio di smarcarsi fino in fondo dall’esecutivo né la lungimiranza di intestarsi pienamente le sue scelte. Ha cercato la soluzione in qualche inutile e contorto tentativo di spallata parlamentare al cireneo Gentiloni. Si è poi illuso che la rilegittimazione al vertice del Pd gli risolvesse tutti i problemi. Ora, però, appare prigioniero di una strettoia temporale e politica che minaccia di stritolarlo lentamente, senza concedergli respiro. L’andamento positivo dei fondamentali economici del Paese rende difficile una crisi di governo, mentre si avvicina la scadenza naturale delle legislatura. Alla ripresa autunnale si riparlerà di legge elettorale. Riprenderanno i giochi. E sono forti i sospetti, sia nel partito che fuori, sulle mosse di Renzi per fare la parte del leone nelle liste future. Il Parlamento appare balcanizzato. Più pericoloso e scivoloso di un acquitrinio popolato di serpenti. Deciso comunque a non subire soluzioni che mortifichino le numerosissime aspirazioni individuali degli uscenti.

 

La smobilitazione rapida delle tradizionali “vicinanze” (lavoratori, sindacati, insegnanti) e degli stessi simboli della sinistra (vedi “l’Unità”) da parte di Renzi corre il rischio di far trovare il Pd in una terra di nessuno quasi post-ideologica, con tutte le conseguenze. Perciò le distanze tra il Pd e le altre componenti del centro-sinistra sono sempre maggiori. La stizzita reazione del padre dell’Ulivo, Prodi. La presa di posizione di Veltroni dopo mesi di silenzio. Le difficoltà di Pisapia nei tentativi di dialogo con il Pd. La denuncia di Franceschini sulla perdita di tanti Comuni. Il rifiuto di Orlando verso nuovi Nazareni. Questi atteggiamenti non sono liquidabili come dettati da volontà complottiste. Sono, invece, inequivocabili segnali di dissenso rispetto a una gestione esasperatamente personalistica del partito e alla netta chiusura verso quelle alleanze ampie che hanno reso vincente il centro-sinistra. I contrasti ormai investono l’intero campo dai valori della sinistra, che molti ambienti ritengono dimenticati o, peggio, alterati dall’attuale dirigenza del Pd. Di fronte al risultato elettorale negativo e al groviglio di sospetti e di ostilità che lo circonda al di fuori della cerchia dei suoi adepti, il suo ritorno in sella appare, oggi, molto più difficile di ieri. La sola tentazione visibile è quella di riassumere il ruolo del rottamatore, più coerente con i suoi inizi e con le sue preferenze. Ma potrebbe riuscire credibile in questi panni un leader non più nuovo, regista di scelte politiche e artefice di nomine importanti, insomma esso stesso incarnazione del potere ?

edito dal Quotidiano del Sud

di Erio Matteo

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