Torna a Napoli Nord da titolare della Procura della Repubblica ma si porta nel cuore l’Irpinia. Il magistrato Domenico Airoma, 63 anni, negli ultimi cinque Procuratore della Repubblica di Avellino, nei giorni scorsi ha rivolto il suo saluto alla città e alle istituzioni nel corso di una cerimonia presso il Polo giovani della Diocesi di Avellino.E se ieri ha rivolto il suo saluto ai colleghi e dipendenti del tribunale di Avellino , oggi in un incontro con le Associazioni Cattoliche, a Palazzo Vescovile, ha messo in chiaro cosa davvero gli sta a cuore: non i palazzi del potere, ma le strade che ha percorso, le persone che ha incontrato, la speranza di un futuro migliore. “I giovani non sono il nostro futuro, sono il nostro presente”, ha detto, facendo eco a chi crede che solo nel domani ci sia qualcosa da salvare.
“I giovani sono il nostro presente. Non dovete conformarvi alla mentalità di questo mondo che troppo spesso illude. Avete il dovere di essere diversi, di andare controcorrente”, ha esortato. Se hai vent’anni e vuoi fare il meglio, preparati a scontrarti con la realtà.

Nel suo saluto, non ha dimenticato Rosario Livatino, il giudice che ha pagato con la vita il suo impegno per la giustizia. “Era credibile. La sua morte, l’ha detto lui stesso, ci insegna che la giustizia va vissuta fino in fondo, con la stessa intensità che abbiamo quando crediamo in qualcosa che davvero conta.“L’insegnamento di Livatino sta soprattutto in questo: nel valore della credibilità. Non basta essere coerenti, la coerenza è di per sé un valore, ci mancherebbe, cioè la capacità di coniugare ideali e valori con comportamenti concreti. Però, a volte, la coerenza è qualcosa di soggettivo. Io penso di essere coerente, ma lo sono davvero? Ecco che la credibilità diventa la misura oggettiva della coerenza, cioè la capacità di trasmettere comportamenti che siano percepiti come coerenti. Noi dobbiamo diventare testimoni di quello in cui crediamo. Livatino questo è stato: un testimone autentico, vero, credibile”.
Airoma poi ha e la gente di Avellino ha una storia. “Bisogna essere orgogliosi della propria storia. Questo territorio ha una grande tradizione di cultura, passione civile e idealità che vanno riscoperte”, ha affermato. Riscoprirle non è solo una questione di orgoglio, è una questione di sopravvivenza. La memoria è il cibo che ci nutre, e se non lo mangiamo, finiamo per scomparire.
Il Vescovo Aiello, alla fine, ha fatto una riflessione semplice. Le istituzioni devono aiutare la comunità a crescere, a non farsi sopraffare dalla rassegnazione. È un impegno, quello di Airoma, che non finisce quando cambia incarico. “È compito delle istituzioni aiutare e favorire il cammino della comunità civile in ogni aspetto: umano, culturale, sociale e anche, ovviamente, quello politico, attraverso le elezioni. E quindi non possiamo che andare in questa direzione. Noi auguriamo al dottor Airoma di continuare la sua missione altrove. Dovunque si passi, si lascia un po’ di sé. E quindi noi continueremo ad avvertire nella storia della nostra comunità civile e religiosa anche il profumo del suo passaggio”.



