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Napoli canta e ride, il Teatro Sardone si trasforma in un Cafe’ Chantant

di Ranieri Popoli

Domenica scorsa il Teatro “Alfredo Sardone” di Altavilla Irpina si è trasformato in un “Café-chantant”  grazie allo spettacolo “Napoli canta e ride con il ‘900”   del “Duo Gauthier” composto da Mario Ruocco e Francesca Gaudiero, con la partecipazione del duo musicale “I posteggiatori abusivi”  e di due anonimi “disturbatori” intrufolatisi tra il pubblico.

Un recital che ha saputo ricreare con grande genialità  le atmosfere e le emozioni di un genere artistico che a cavallo dell’Ottocento e del Novecento ha segnato in Italia e in Europa il periodo “Belle Epoque” il quale caratterizzò in modo importante la storia teatrale e quella del costume più in generale.

Bisogna recarsi verso gli anni trenta del XIX Secolo sugli ancora verdeggianti “Champs Elysées” parigini per trovare le origini di questo genere, che anche in Italia ha conservato la derivazione linguistica originaria  d’oltralpe,

E’ qui, infatti, che prende corpo, attraverso una progressiva evoluzione che giungerà fino agli inizi del secolo successivo, l’iniziativa di diversi locali di consumazione al pubblico, di proporre momenti di intrattenimento musicale e di piccoli spettacoli di attrazione.

Una modo che si diffonde in tutt’Europa, presa com’era da una irrefrenabile febbre di evasione, contaminando anche la nostra Penisola e la stessa Napoli la quale era già da tempo diventata una “città della musica” di fama internazionale.

Anche nella perla del golfo si aprono o si ristrutturano uno dopo l’altro locali che si attrezzano per proporre il proprio “Café-chantant” tanto da influenzare la stessa canzone classica napoletana sulla quale si esercita una sorta di operazione estetica che la rende maggiormente popolare e, perché no, commerciale sull’ impronta del conio spettacolare francese.

Questo mutamento genera la nascita di nuovi profili artistici, a partire dalle cantanti –le francesizzate “chantose” –  e dalle loro spalle come cantattori,  macchiettisti, improvvisatori e  divulgatori.

L’attenzione rivolta all’esibizione  canora in tal modo si sposta verso l’esibizione, la performance facendo prendere a queste la ribalta della scena.

Un dinamismo artistico che non occorre sottovalutare in quanto l’incidenza sulle diverse attività culturali, -teatrali, musicali e letterarie- sarà notevole, anche in un fecondo interscambio con quelle francesi.

Oggi il termine “macchiettista” , ad esempio, ha un’accezione quasi di ridicolizzazione, ma le origini di tale espressione artistica è legata a una raffinata assimilazione culturale che ci riporta all’impronta dei pittori macchiaioli e poi a quelli storici dell’impressionismo francese che rappresentavano la realtà in modo immediato, d’impatto, attraverso una piccola macchia del proprio pennello che nell’insieme diventava un grande capolavoro.

A Napoli il primo importante locale fu il Caffè Margherita” aperto in occasione dell’inaugurazione della Galleria Umberto I, avvenuta nel 1890 e fu subito definito il “Moulin Rouge” d’Italia per aver ospitato ballerine del famoso “Can-Can” parigino.

Un’introduzione che si è resa necessaria per riportare il breve ma interessante scambio di battute che si è avuto con l’applaudito regista-interprete Mario Ruocco al termine del suo coinvolgente spettacolo.

“ Nasce spontaneo il chiedersi perché in tempi di estrema volatilità come quelli contemporanei la scelta di puntare sulla riproposizione di un genere teatrale quale quello del “Cafè-chantant” , che per certi aspetti sembra assumere quasi il sapore di una sfida” .

“ Questo genere che potrebbe sembrare un po’ vintage, fa parte a pieno titolo della nostra tradizione e, quindi, della nostra cultura di partenopei e campani  che ha coinvolto diverse  precedenti generazioni riguardando un periodo storico molto particolare, cioè quello che vedeva il mondo proiettato verso un futuro migliore per cui consentiva anche momenti di serenità e divertimento, nel senso sano del termine, anche perché coinvolgeva tutti gli strati sociali”.

“Oltre a questa ragione esistono altre motivazioni” ?

“Si. Una che è legata alla volontà di noi persone mature di fare dono di conoscenza alle nuove generazioni perché ci sembra importante che non si spezzi il filo della memoria. E poi perché sono figlio d’arte, mio padre Silvio Rosi  negli anni Cinquanta e Sessanta era un cantante che si esibiva con il grande Roberto Murolo che seguì l’inizio della sua carriera, per cui ho sempre coltivato questa passione che rappresento insieme a mia cugina, la “chantosa” Francesca Gaudiero , che avete tutti apprezzato nello spettacolo di questa sera”.

 

“Sul  periodo storico del “Café-chantant” , in particolare quello napoletano, esiste una copiosa bibliografia a testimonianza dell’interesse che esso ha suscitato in ambienti musicali, accademici e letterari. Un fenomeno artistico che in qualche modo ha introdotto degli elementi di innovazione nel panorama consolidato della canzone classica napoletana ma che di certo ha anche influito sull’evoluzione più in generale del teatro italiano”.

“Il  “Cafè-chantant” ha concluso la sua parabola sia per il sopraggiungere degli eventi bellici che per l’avvento del cinematografo che, soprattutto con l’arrivo del sonoro, costituì una seria concorrenza in termini di attrazione all’ intrattenimento popolare. Potremmo dire che l’erede legittimo è stato certamente il varietà che nel corso dei decenni, anche grazie ad adattamenti ed evoluzioni è giunto fino a noi. Penso al ruolo fondamentale che ha avuto la televisione, con i suoi mitici spettacoli del sabato sera, oppure al più recente cabaret che ha generato vere e proprie fucine di talenti di nuove generazioni di artisti. Quella di “Zelig” per dirne una”.

“Al di là della discendenza come è maturata in te la scelta di dedicarsi a questo genere e non ad altri riguardanti il teatro?

“ Si, ho avuto diverse esperienze teatrali, anche in veste di attore ma questo dell’avanspettacolo e della rivista li avverto come i generi più conformi alla mia sensibilità che mi consentono di divertire gli altri divertendomi. Trovare soddisfazione in quello che si fa è fondamentale nel campo artistico perché è qualcosa che ti motiva di continuo tenendo insieme l’amore per la tradizione e quello di mettersi sempre in gioco”.

“ A proposito della contemporaneità, a un ragazzo o a una ragazza di oggi che vorresti invogliare per andare al teatro,  tu cosa diresti” ?

“ Il palcoscenico è vero che rappresenta la finzione ma dietro questa ci sono anche tante verità Quando un attore sale su un palco è un interprete ma è anche qualcuno che irrimediabilmente rappresenta se stesso per cui avverte il bisogno di dire le sue verità attraverso il suo inconscio. Egli in quel momento esprime le sue angosce, i suoi desideri, la sua voglia di vita e vi riesce a trasmettere facendo teatro”

 

“ Ci dai giusto un accenno sull’esperienza della tua compagnia” ?

“Proprio per tenere fede ai canoni della tradizione di questo genere teatrale questa è una compagnia estemporanea che si rinnova ogni anno in quanto realizziamo diversi spettacoli, sia per teatri che per locali di intrattenimento dove sono altrettanto richiesti. Io sono di origini napoletane ma vivo qui in Irpinia con vero piacere, precisamente a Mercogliano”.

 

“Anche con te, come con chi ti ha preceduto,  concludiamo questa interessante chiacchierata rivolgendo la stessa domanda che riguarda la coraggiosa scelta che ha realizzato l’Associazione “Artesia” , composta da infaticabili volontari e diretta dal Maestro Rino Villani, ovvero quello di lanciare, con la collaborazione del Comune di Altavilla Irpina, la sfida del Teatro territoriale, quello che non trovi solo nelle grandi città ma che si colloca in provincia”.

“ Io credo molto nel teatro in provincia non solo per un convincimento personale ma soprattutto per un riscontro storico. Bisogna sapere che le grandi compagnie teatrali del passato, penso a quella di Eduardo o di Totò, agli inizi prima di esibirsi nei teatri più noti delle grandi città per testare l’impatto sul pubblico o per avere spunti per eventuali messe a punto, preferivano farlo nei teatri periferici in quanto ritenevano il pubblico di provincia più spontaneo e quindi più veritiero. E quello di stasera lo ha confermato esprimendo tutto il suo gradito calore” .

“Ci salutiamo rivolgendo  un doveroso  pensiero al “Sannazaro” “.

“A Mario per un attimo brillano gli occhi . “ Speriamo che quanto prima questo teatro torni in attività. Personalmente vi sono molto legato perché ci ho recitato ma anche perché è stato la casa di Luisa Conte, Nino e Carlo Taranto e di tanti altri grandi artisti. E’ parte della storia culturale di Napoli,  ma io direi del Paese intero che sta lì prima dell’Unità d’Italia, dal 1850. Quando si riapre un teatro si riapre una speranza”.

 

 

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