C’è anche il molto probabile addio all’investimento a Luogosano dietro la decisione del Gruppo Fonderie Pisano di chiedere l’apertura del tavolo di crisi nazionale. Nella richiesta inviata da Confindustria Salerno al Ministero delle Imprese e del Made in Italia e, per conoscenza, alla Regione Campania, al sindacato e a Confindustria Avellino, si rimarca “la concomitanza tra l’esito negativo del riesame AlA di Salerno, la sospensione/blocco totale del percorso di reindustrializzazione di Luogosano e l’assenza di un coordinamento tra i diversi livelli amministrativi coinvolti. Il venir meno dello stabilimento di Salerno, unitamente alla mancata attuazione del progetto di Luogosano – si legge ancora – comprometterebbe l’intero assetto industriale del Gruppo, con effetti diretti su continuità produttiva; stabilità occupazionale; investimenti programmati; salvaguardia della filiera metallurgica territoriale”.
In riferimento all’investimento in Irpinia, che come noto prevedeva il subentro nello stabilimento ex ArcelorMittal, si precisa che “la mancata realizzazione del piano da oltre 20 milioni di euro previsto per Luogosano comporterebbe la perdita di una significativa iniziativa di sviluppo industriale, con effetti permanenti sulla capacità manifatturiera regionale”. Allo stato attuale, il percorso attuativo risulta sospeso “in ragione di criticità territoriali e amministrative non ancora ricomposte in sede istituzionale. La mancata attuazione del piano comporterebbe quindi la dispersione di un investimento industriale rilevante già formalmente condiviso in sede regionale, con perdita di una concreta prospettiva di sviluppo per l’area e dell’assunzione di 33 lavoratori”. Una situazione complessa che sembra mettere a rischio il futuro di un gruppo industriale che opera da oltre 150 anni nel settore della fusione della ghisa e della meccanica pesante, con insediamenti produttivi in Campania e Puglia. Di qui la richiesta dell’attivazione urgente di un tavolo nazionale di crisi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con la partecipazione della Regione Campania, dei Ministeri dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Lavoro e delle Politiche Sociali, delle Prefetture territorialmente competenti e delle Organizzazioni Sindacali “al fine di ricondurre a unità istituzionale – conclude la nota – la gestione della vicenda e definire un percorso condiviso di tutela industriale e occupazionale che di certo non è in contrasto con la tutela ambientale ed il rispetto della normativa vigente”.



