I magistrati del Riesame di Napoli hanno confermato la misura cautelare anche nei confronti di Bernardo Cava per il concorso nell’omicidio di Ottavio Colalongo, avvenuto lo scorso 17 dicembre a Scisciano. Al decreto di fermo firmato dal pm antimafia Henry Jhon Woodcock un mese dopo il delitto si era giunti grazie alle indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna. Nel deltto, secondo l’accusa, Bernardo Cava, avrebbe fatto da staffetta al trasferimento del killer prima dell’omicidio. Avrebbe prelevato il latitante Aloia da Mugnano del Cardinale e lo avrebbe condotto nei pressi del luogo dove era stato dato appuntamento a Ottavio Colalongo.
Le indagini hanno ricostruito un omicidio pianificato nei dettagli ed eseguito su ordine dei vertici di un gruppo criminale, oggi già detenuti. Un delitto che matura all’interno di uno scontro feroce tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano, tasselli strategici di una mappa criminale ben più ampia.Da una parte la federazione composta dai gruppi Luongo, Covone e Aloia, dall’altra, invece, il gruppo Filippini, di cui Colalongo faceva parte. Un conflitto che non conosce confini comunali e che, come emerge dall’inchiesta, si estende ad Afragola, Acerra e fino a lambire la provincia di Avellino, attraverso un sistema di alleanze e contrapposizioni che ridisegna gli equilibri della camorra nell’area nord di Napoli.
I militari avevano provveduto al rinvenimento poco distante dal luogo del delitto, avvenuto il 17 dicembre scorso, oltre che della moto abbandonata dai killers anche di un telefono e delle chiavi di una vettura che doveva essere utilizzata per la fuga. Proprio per questo motivo Cava, difeso dall’ avvocato Claudio Frongillo, e’ stato uno dei destinatari prima del decreto di fermo di polizia giudiziaria, eseguito a gennaio nei confronti di otto indagati per il concorso nel delitto di Colalongo, trasformato in una misura cautelare dal Gip del Tribunale di Avellino chiamato a decidere sulla convalida dichiarandosi incompetente per territorio e successivamente raggiunto da una un’ordinanza di custodia cautelare bis emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, Alessandra Grammatica, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, il pm antimafia Henry John Woodcock. All’esito delle motivazioni e dell’ordinanza di rigetto del Riesame, la difesa potrebbe valutare anche un’impugnazione per Cassazione della misura cautelare.


