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Nasce Medicina democratica, un presidio in difesa dei cittadini contro ogni forma di disuguaglianza

E’ stata l’occasione per ribadire la necessità di difendere il diritto alla salute dei cittadini contro ogni forma di disuguaglianza il congresso fondativo della sezione avellinese di Medicina Democratica, un’associazione fondata da Giulio Maccacaro che si batte dalla fine degli anni 60 per la tutela della salute collettiva e contro la sua mercificazione. Il presidente dell’ ANPI Giovanni Capobianco e il vicepresidente Mimmo Limongiello hanno ricordato il legame tra Resistenza e Medicina Democratica, a partire dalla figura del partigiano Giulio Maccacaro che da studente di medicina partecipò alla costruzione del primo embrione di SSN nella Repubblica dell’ Ossola. Un confronto, tenutosi presso Libero Spazio d’Arte, nel corso del quale Angela Mercarelli del Tribunale per i Diritti del Malato e Franco Mazza dell’Isde-Medici per l’ambiente hanno posto l’accento sulle ferite ambientali subite dalla terra irpina, dalla vicenda Isochimica all’inquinamento della valle del Sabato e dell’area solofrana con l’aumento di patologie connesse all’amianto e ad altri derivati di cicli industriali sporchi. Lo ha ribadito con forza Mazza denunciando la presenza tra i residenti nella Valle dell’Irno, compresa tra le province di Salerno e Avellino, di livelli medi di mercurio appaiono superiori alla media  con criticità riguardano principalmente valori sopra norma di metalli e diossina. Ferite non ancora sanate o che attendono ancora giustizia. Ma l’incontro è stato anche l’occasione per ricordare Giovanni Maraia, che per primo denuncio’ il rischio amianto ad Avellino e che mise gli operai in contatto con Medicina Democratica. Antonietta Bavaro di Apple Pie ha ricordato come “salute, fisica e mentale, rappresenta un terreno di lotta comune per quanti la considerano non solo come assenza di malattia ma come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e questo non può essere se c’è stigma, se non c’è riconoscimento dell’altro e ascolto delle specificità di ciascuno.
Oggi, anche in campo socio sanitario, assistiamo ad una continua discriminazione basata su stereotipi di genere, orientamento sessuale, abilismo, questo ostacola l’accesso ai servizi, portando a diagnosi tardive, cure inadeguate ed a un conseguente allontanamento delle persone queer dai servizi sanitari. La paura della discriminazione fa sì, infatti, che molti facciano a meno di rivolgersi a medici e strutture sanitarie. Manca una comunicazione appropriata rispetto ai pazienti lgbtqia+, persistono atteggiamenti discriminatori che portano ad una disparità di trattamento. Il diritto alla salute diventa così un privilegio, qualcosa si muove seppur lentamente, esistono linee di indirizzo per la comunicazione del personale sanitario con i pazienti LGBT+, corsi di formazione per il personale sanitario su identità di genere e orientamento sessuale. Ma per arrivare ad un reale cambio di passo occorre: mettere al centro il riconoscimento delle individualità ed il rispetto dell’autodeterminazione delle persone • strutturare un approccio intersezionale, che superi i pregiudizi patriarcali ed etero-normati che si traducono in razzismo, sessismo, omolesbobitransfobia, abilismo, minando così la presa in carico e la cura;  agire una assistenza inclusiva, rispettosa ed accessibile a tutte quelle soggettività attualmente invisibili alla medicina tradizionale. Alcuni servizi sono presenti a macchia di leopardo sui territori come ad esempio i consultori dedicati alla disforia di genere, molti genitori avellinesi devono accompagnare i propri figli e figlie a Salerno o a Napoli ad esempio.  Avellino ha bisogno di presidi di consapevolezza, percorsi di affermazione di genere che siano pubblici, sicuri e liberi da pregiudizi, di un accesso ai servizi che non escluda nessuno”. Mentre Paolo Fierro, vicepresidente nazionale Medicina Democratica ha ricordato le battaglie portate dall’associazione per denunciare i disagi determinati da una sistema sanitario caratterizzato da non poche criticità e garantire che siano realmente tutelati i diritti dei cittadini ad un’assistenza sanitaria uguale per tutti”.  Di qui la necessità di una rete di associazioni per contrastare i disservizi della sanità pubblica.

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