di Virgilio Iandiorio
John Ciardi, poeta e scrittore di origini irpine, è stato redattore della pagina letteraria del Saturday Review, settimanale statunitense del XX secolo apprezzato per i suoi articoli su arte, cultura e commenti sociali.
Il Saturday Review del 29 agosto 1964 riportava un articolo di Ciardi, un apologo oserei dire: Adamo ed Eva e il Terzo Figlio. Una favola del progresso e delle arti, che “è una difesa dell’impulso poetico per sé stesso contro le lusinghe dell’intraprendenza e della rispettabilità, e contro tutti quei commentatori aggressivamente seri che si sono prefissi di tradurre la poesia nel linguaggio del progresso e della praticità”.
Che c’ entrano Adamo ed Eva in tutto questo è presto detto dal nostro Ciardi. “Consideriamo come sono andate le cose. Abele iniziò come pastore, un tipo casalingo e pilastro dell’ortodossia. Caino era un agricoltore irrequieto che divenne assassino, dopo di che si trasformò in vagabondo, avventuriero e perturbatore di tutte le comunità. Abele II, il figlio ed esatta copia del padre assassinato, divenne accaparratore di terre, sfruttatore, fiduciario e intrigante. Caino e Abele, devo ammetterlo, hanno fatto affari insieme fin dal loro primo dissenso. Hanno persino fatto molta strada nel dimenticare le loro differenze. Il fatto è che, dalla crescita delle corporazioni, non c’è molta differenza tra loro. Caino e Abele sono per il progresso e, per raggiungerlo, hanno bisogno l’uno dell’altro. Il loro sogno è quello del grafico sempre in ascesa dell’andamento di un’attività”.
“Il racconto biblico nomina solo due figli, e il mondo in generale ha sempre agito come se davvero ce ne fossero solo due, dimenticando che doveva esserci un terzo a scrivere quella storia. Caino certamente non era l’uomo adatto a metterla per iscritto su papiro. Né lo era Abele. Erano entrambi troppo coinvolti in qualcos’altro”.
Ecco la necessità di avere qualcos’altro; c’è bisogno di una terza persona ad avere la voce in capitolo per raccontare una storia. Il poeta è elemento indispensabile per cantare le imprese degli uomini. “Il suo compito è la perfezione, e ciò che è perfetto deve resistere al cambiamento, perché ogni cambiamento rispetto alla perfezione deve essere un allontanamento da essa. La sua idea ha un Polo Nord concettuale, da cui non c’è direzione se non verso Sud, cioè allontanandosi. Di tanto in tanto gli strumenti del Terzo Figlio [il poeta] sono cambiati un po’, ma mai il suo intento. In ogni epoca il suo unico vero scopo è stato dare forma alla leggenda. Egli crede in una semplicità di cui Caino e Abele sono incapaci, che il canto sia l’unico modo per renderla vera. Quando canta abbastanza bene, pensa, il canto dirà ai suoi fratelli chi sono nel mondo. Ma il canto viene prima. Cantare è fine a se stesso, ma è anche il suo unico modo di conoscere. Permettetemi di chiamare questo Terzo Figlio, il Poeta”.
“È il college che ha prodotto quella strana razza di uomini ibridi che si fanno chiamare sociologi, psicologi, statistici e tecnici specializzati e generici. È la passione di questi ibridi spiegare tutto a tutti in un linguaggio che nessuno comprende, meno di tutti gli stessi ibridi”.
L’ibrido è un essere nato dall’unione di elementi diversi. Sarebbe una cosa semplice per il Poebrido [poeta-ibrido] scoprire cosa stia pensando il poeta. Tutto ciò che dovrebbe fare è guardare oltre la spalla del poeta. Il problema del Poebrido è il suo senso di colpa: sa che non capirebbe il poeta in quel modo. Sente di dover invece guardare oltre la spalla dell’Ibrido. Il modo per capire la poesia, crede il Poebrido, è leggere non ciò che dice il poeta, ma ciò che dicono gli Ibridi che il poeta sta dicendo. Questa sostituzione dell’Ibrido al poeta è conosciuta nei nostri college, naturalmente, come Critica Letteraria.
Gli ibridi, tuttavia, capiscono che il Terzo Figlio [il poeta] esiste. Sono meticolosi esaminatori di prove e le prove sono, ovviamente, schiaccianti. E poiché gli ibridi amano tanto spiegare le cose, si sono messi a far comprendere a Caino e Abele qualcosa del Terzo Figlio [il poeta].
Quando, per esempio, il Poeta dice “amore”—una parola di cui egli è creatore — gli Ibridi scrivono con disagio e spiegano che in realtà intende “libido”, ma lo intendono in modo così vago da aver perfino trascurato di chiarire se si tratti di una manifestazione libidinale “omo-” o “eterosessuale”. Quando il Poeta costruisce una rima con “Cenerentola”, gli Ibridi annuiscono con aria saputa e si scrivono note a vicenda sul “feticismo del piede” e sul “soddisfacimento dei desideri”. E quando il Poeta parla del “mare che scopre il suo seno alla luna”, gli Ibridi non mancano mai di aggiungere note a piè di pagina ai loro opuscoli su “La frustrazione dello svezzamento come fattore nello sviluppo della personalità”.
Gli Ibridi sono sempre sottili (o forse solo complicati, che non è esattamente la stessa cosa, ma dà la stessa impressione), ed è tipico di loro che credano di aver eliminato il loro odio per il Poeta facendo del loro meglio per renderlo più rispettabile (cioè per renderlo “progressivo”) agli altri Ibridi, e perfino a Caino e Abele”.



