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Imprenditori nella morsa di tre clan, la Cassazione respinge i ricorsi: “Agirono con metodo mafioso”

Imprenditori conciari nella morsa di tre clan, la Cassazione ha rigettato i ricorsi di M.E e L.P. finiti nel blitz di Procura Antimafia di Salerno e DIA di Salerno  Uno dei motivi che i difensori dei due indagati  – gli avvocati Dario Vannetiello e Gaetano Aufiero– avevano proposto nell’impugnazione riguardava la circostanza per cui i giudici di merito avrebbero erroneamente valutato il compendio indiziario.Tra i motivi per cui i giudici della Seconda Sezione Penale della Corte hanno respinto l’istanza dei due imputati entrambi finiti nel blitz di Procura Antimafia di Salerno e DIA di Salerno  il riferimento, più volte enunciato, tramite “I ragazzi di Avellino al “Nuovo Clan Partenio”.

I magistrati che hanno coordinato le indagini della Dia di Salerno, i sostituti della Dda di Salerno Carlo Rinaldi ed Elena Guarino e il Procuratore Aggiunto Francesco Soviero avevano chiesto ed ottenuto dal Gip del Tribunale di Salerno Annamaria Ferraiolo, il decreto di giudizio immediato nei confronti di tutti gli indagati raggiunti dalla misura cautelare, confermata dal Tribunale del Riesame e per alcuni anche dalla Cassazione.

I RICORSI
I due indagati avevano impugnato attraverso i propri difensori l’ ordinanza del 20 novembre 2025, con cui a seguito di giudizio di Riesame, il Tribunale di Salerno ha confermato l’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno del 3 novembre 2025, con cui  è stata applicata ad entrambi la misura cautelare della custodia in carcere per il delitto di concorso nella estorsione ai danni di due imprenditori del montorese,aggravata dal metodo mafioso e dal fatto di essere stata commessa da più persone riunite.

Per i giudici della Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione: “ill Tribunale ha individuato gli indici fattuali del metodo mafioso nella circostanza che l’attività estorsiva commessa ai danni delle persone offese era stata attuata mediante una condotta idonea ad esercitare sui soggetti passivi quella particolare coartazione e intimidazione propria delle organizzazioni di tipo mafioso; costante era stato il riferimento ai «ragazzi» o «amici di Avellino», locuzione giudizialmente accertata come essere utilizzata per indicare gli affiliati del “nuovo clan Partenio”, sistematicamente richiamato, da tutti i soggetti della provincia di Avellino cui gli stessi cui si erano rivolti per ottenere nuovi prestiti. Dagli elementi indiziari era, dunque, emerso che il “nuovo clan Partenio”era indubbiamente conosciuto dalle vittime, le quali certamente erano intimidite tanto da essere costrette ad assecondare i propri estorsori, nella consapevolezza di dover fronteggiare non dei criminali comuni, ma un gruppo di persone capaci di compiere atti ritorsivi”.

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Michela Della Rocca

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