Elly Schlein guiderà il Partito Democratico almeno fino alle prossime elezioni politiche e sarà la rappresentante del partito alle eventuali primarie della coalizione di centrosinistra per la presidenza del Consiglio. L’Assemblea nazionale, riunita al centro congressi La Nuvola all’Eur di Roma sotto lo slogan “Unità per cambiare l’Italia”, ha approvato all’unanimità la modifica dello Statuto: un voto politico e anche tecnicamente necessario per evitare la sovrapposizione tra la fase congressuale e la campagna elettorale.
Rivendicando la linea del “testardamente unitari” portata avanti dall’inizio del suo mandato nel marzo del 2023, Schlein ha rispedito al mittente le previsioni di scissione e di breve durata della sua segreteria, incassando l’appoggio dell’Assemblea anche sulla sua candidatura a Palazzo Chigi, approvata con 578 voti favorevoli, 3 contrari e 26 astensioni (provenienti dall’area riformista, che ne ha comunque confermato il ruolo e la leadership).
Nel corso del suo intervento, la segretaria ha duramente criticato l’operato del governo Meloni, definito il più longevo ma anche il più inconcludente di fronte alle difficoltà economiche del Paese. Ha poi tracciato la rotta per i prossimi mesi, puntando su un programma comune da definire rapidamente con le forze progressiste e confermando che, in caso di primarie per la leadership della coalizione, queste dovranno essere una grande festa di partecipazione popolare e non uno strumento divisivo.
Guardando alle alleanze e al perimetro politico, Schlein ha replicato a Giorgio Gori chiarendo che il Pd non intende “esternalizzare”, la propria identità: pur ribadendo l’apertura a un’alleanza progressista che includa forze riformiste, centriste e civiche, la leader dem ha respinto la tesi secondo cui la vittoria dipenda da un profilo moderato, rivendicando un’identità progressista forte e autonoma. Infine, accogliendo l’invito di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli (AVS), ha confermato l’adesione a una manifestazione unitaria incentrata sul carovita e sulla difesa dei salari, levando al contempo la voce contro chi — pur condannando fermamente i violenti — tenta di usare gli scontri di piazza per coprire le proteste pacifiche di chi non riesce più a vivere.

