Il poeta John Ciardi, scomparso quarant’anni fa, deve la sua fama letteraria non solo alle sue opere di poesia, ma anche alla sia traduzione in inglese, e in rima, della Divina Commedia. Impiegò venti anni per portare a termine il suo lavoro di traduttore. L’Inferno venne pubblicato nel 1954, Il Purgatorio nel 1961 e il Paradiso nel 1970.
Nel 1968 la rivista Filologia e Letteratura, diretta dal prof. Salvatore Battaglia, allora ordinario di letteratura italiana nell’ Università di Napoli, pubblicò un saggio di G. A. Vergani dedicato a Lo studio di Dante negli Stati Uniti d’America.
A proposito delle traduzioni della Commedia nel paese nordamericano il Vergani scriveva:” Tra queste traduzioni due occupano un posto di distinzione particolare. Quella classica di Longfellow [1807-1882] l’opera di uno che era poeta lui stesso e che amò profondamente il poeta che veniva traducendo, ha un alto tono epico che non fu mai uguagliato dai successivi esperimenti e una fedeltà testuale unica, se si considerano le limitazioni imposte dallo schema metrico. La seconda è quella moderna di John Ciardi, così moderna nella lingua e sensibilissima alle caratteristiche e alla tecnica del linguaggio di Dante”.
Nella raccolta di saggi Dialogue with an audience [dialogo con il pubblico dei lettori] pubblicata nel 1963, Ciardi ne dedica uno a How to read Dante [Come leggere Dante]: “Dante richiede una lettura più attenta. A causa di ciò, a causa dell’immensa e minuziosa erudizione profusa su Dante, e poiché troppo pochi lettori inglesi sono stati indirizzati nella giusta direzione, Dante ha acquistato la reputazione di poeta immensamente difficile.
E’ vero che Dante scrive in profondità. Benché la sua lingua sia abitualmente semplice, il suo pensiero è altrettanto abitualmente complesso. Ma l’oro di Dante scorre anche in superficie, non soltanto in profondità, La dedizione di un’intera vita di studio non porterà alla luce tutto quell’oro; eppure abbastanza ne giace alla superficie o un centimetro più giù, per fare di una prima lettura un ricco giacimento. Tutto quello di cui si ha veramente bisogno è di qualche consiglio su che cosa cercare. In seguito si deve solamente seguire la vena nel suo andare sempre più in profondità verso il nucleo delle cose”.
“Forse – continua Ciardi nella sua esposizione- nella Divina Commedia non c’è niente che impressioni tanto quanto il vigore della mente del poeta. Il vero contrassegno di qualsiasi scrittore è nelle scelte che egli fa. Dopo avere scritto tre parole, deve sceglierne una quarta, avendone scritte quattro deve sceglierne una quinta. Non accade niente per caso in un buon poema, ogni cosa deve essere scelta in esso. Si può considerare un poema come una costruzione per fare delle scelte ed è nella qualità delle sue scelte che Dante fa conoscere la sua grandezza”.
Virgilio Iandiorio



