Un abbraccio pieno di amore e accoglienza, oltre tutte le barriere e i pregiudizi. L’affido familiare è stato al centro di un confronto a più voci, promosso da Apple Pie Arcigay Avellino con la collaborazione di Laika, presso la sala convegni della Biblioteca comunale di Atripalda. “Il primo passo da compiere – precisa in apertura il Presidente di Apple Pie Arcigay Avellino Christian Coduto – è far conoscere a tutti questa opportunità che rappresenta un aiuto concreto per i minori in difficoltà e un gesto di solidarietà alla portata di molte più persone di quanto si immagini”. L’affido guarda, e non potrebbe essere diversamente, al benessere del minore, offrendogli un ambiente familiare temporaneo che, in alcuni casi, può diventare anche un accompagnamento più duraturo.
La sfida nella sfida è rimuovere gli ostacoli, prima di tutto culturali, che riducono di fatto la platea delle persone beneficiarie e, quindi, dei minori. “Esistono ancora tanti dubbi e informazioni poco chiare su chi possa diventare affidatario. La legge – precisa Coduto – apre le porte dell’affido anche a persone single e coppie unite civilmente. Crediamo sia arrivato il momento di superare tutti quegli stereotipi che legano l’accoglienza a un unico modello di famiglia”. La testimonianza di Suor Raffaela Letizia, referente per l’affido familiare per l’Associazione “Dente di Leone”, apre alla cultura dell’accoglienza e della responsabilità condivisa nei confronti dei minori in difficoltà. “Sono fermamente convinta che sempre più persone dovrebbero prendere in considerazione l’affido, in modo da rendere più inclusiva l’idea di chi può accogliere e rafforzare un principio fondamentale: il diritto di ogni minore a crescere in un ambiente affettivo”.
L’avvocata Giovanna Megna del Comitato Pari Opportunità degli Avvocati di Benevento e Ariano Irpino si sofferma invece sulle linee guida della Legge 4 maggio 1983, n. 184, riferimento per la disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori. Si tratta della principale normativa italiana che regola le modalità di adozione e affidamento dei minori e sancisce il diritto del minore a crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia, stabilendo, quando ciò non è possibile, gli strumenti di tutela . L’avvocata si sofferma anche sulla possibilità che un’affidamento temporaneo possa trasformarsi, per esigenze legate alla famiglia di origine del minore, in un accompagnamento più duraturo, una sorta di pre-adozione. “In questo passaggio, però, cambiano di fatto i requisiti richiesti, escludendo i single e le coppie unite civilmente. Una situazione – osserva – sicuramente difficile da gestire, perché obbliga di fatto il minore ad un cambio di contesto familiare”.
Al confronto, moderato dalla giornalista Marina D’Apice, sono intervenuti anche lo psicoterapeuta Gian Marco Manzo e il Direttore Generale del Consorzio dei Servizi Sociali Ambito A5 Carmine De Blasio. Se Manzo ha provato a spiegare i risvolti psicologici che rendono particolarmente delicato l’affidamento, De Blasio ha raccontato l’esperienza che il Consorzio, attraverso il Centro Affidi, sta portando avanti da diversi mesi sul territorio. Si tratta di un servizio specializzato nell’affido familiare dei minori e, quindi, nel sostegno e nella gestione dei percorsi attraverso i quali un bambino o un ragazzo vengono temporaneamente accolti da un’altra famiglia. “Attraverso uno staff di professionisti, siamo da tempo impegnati – precisa de Blasio – in una capillare attività di sensibilizzazione, in modo da far conoscere a tutti la grande opportunità di amore e accoglienza prevista dall’affidamento. Allo stesso tempo, portiamo avanti un’azione di orientamento per le persone e le coppie che si avvicinano all’affido e hanno, naturalmente, bisogno di essere guidate e sostenute”.



