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Passaro: centrodestra verso la sconfitta annunciata

“A poche settimane dalla presentazione delle liste per il Comune di Avellino, il centrodestra sembra aver scelto, consapevolmente o meno, la strada della sconfitta”. A sottolinearlo l’avvocato Massimo Passaro in una nota agli organi di stampa.

“Il dato politico più evidente è sotto gli occhi di tutti: non si sono mai realmente aperti tavoli di trattativa seri, né momenti autentici di confronto tra le diverse forze politiche e civiche che, sul territorio, si riconoscono nell’area del centrodestra. È mancata, soprattutto, la volontà di costruire una sintesi politica vera, capace di valorizzare energie, competenze e rappresentatività.

Al contrario, ciascun segretario provinciale e ciascun dirigente di partito ha continuato a sostenere la propria tesi, i propri nomi, le proprie posizioni, spesso riproponendo figure legate a una stagione politica ormai superata. Sembra quasi che, anziché lavorare per costruire un’alternativa credibile, si stia finendo per agevolare la vittoria dell’ex sindaco o, comunque, di altri nomi provenienti dall’area della sinistra.

Quello che è mancato davvero è stato un metodo. Non c’è stata una stagione di confronto vero sui nomi, sui programmi, sulla visione della città. Non si è voluto nemmeno verificare, con un serio sondaggio politico e di opinione, quali fossero le personalità più forti, più competitive, più capaci di rappresentare una coalizione ampia e vincente. Si sarebbe potuto guardare anche a profili di alto livello, a professionisti, a personalità impegnate nella vita pubblica e politica del territorio, capaci di unire credibilità, consenso e radicamento. Ma questa strada, evidentemente, non è stata percorsa.

Si è preferito, invece, inseguire nomi provenienti da altre aree politiche, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, quasi che nel centrodestra non esistano classi dirigenti, amministratori, militanti e riferimenti civici che in questi anni hanno dimostrato sul territorio impegno, presenza e capacità politica.

In questo quadro, si è arrivati persino a scomodare il ministro Piantedosi. Ma anche in questo caso non per favorire una vera selezione dei migliori, bensì per far emergere nomi ritenuti più comodi per determinati equilibri. Forse saranno stati commissionati anche dei sondaggi, ma un sondaggio vale nella misura in cui mette in campo nomi realmente attrattivi, credibili e riconoscibili agli occhi della città. Se, al contrario, si sottopongono agli elettori nomi deboli o poco competitivi, è naturale che emerga chi ha già amministrato e gode di una maggiore notorietà.

Eppure, all’orizzonte, vi sarebbero potute essere figure nuove ma già molto attive, espressione autentica dell’area di centrodestra, capaci di incarnare una rottura con la vecchia politica e di rappresentare una proposta fondata su legalità, diritto, lavoro, presenza sul territorio e consenso reale. Un candidato capace di fare da ariete, di aprire una fase nuova, di restituire dignità e prospettiva a un’area politica che oggi appare invece schiacciata da logiche di conservazione e da equilibri interni.

Così, però, non è stato.

Forse ci saranno ancora riunioni, forse continueranno gli incontri tra il ministro Piantedosi e i rappresentanti dei partiti. Ma il timore è che ciascuno resterà arroccato sulle proprie posizioni e sui propri nomi. E che, ancora una volta, dal confronto non uscirà una candidatura forte, identitaria e realmente alternativa, ma soltanto un nome debole, insufficiente persino per arrivare al ballottaggio, oppure un nome formalmente civico ma sostanzialmente proveniente dall’area del centrosinistra.

Nel frattempo, continueranno a essere mortificate le classi dirigenti del centrodestra, sia quelle interne ai partiti sia quelle civiche, che in questi anni hanno lavorato, costruito consenso, rappresentato istanze e tenuto vivo un presidio politico sul territorio.

Il rischio, ormai concreto, è che il centrodestra ad Avellino non stia perdendo perché più debole degli altri, ma perché incapace di credere in sé stesso”.

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