Sindaco, il centrodestra irpino è da rifondare, come ha detto a più riprese il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, o forse qui non c’è mai stato?
Credo che il ministro Piantedosi abbia colto un punto essenziale. Più che rifondare, in Irpinia bisogna costruire un centrodestra realmente radicato. Per troppo tempo la politica si è limitata a sommare sigle, senza costruire una classe dirigente diffusa, senza valorizzare gli amministratori locali e senza ascoltare i territori.
Un progetto politico esiste solo se vive ogni giorno tra i cittadini, non soltanto durante le campagne elettorali. Oggi abbiamo l’occasione di cambiare metodo: partire dai sindaci, dagli amministratori, dalle imprese, dal mondo delle professioni, del volontariato e dell’associazionismo per dare finalmente all’Irpinia una rappresentanza forte e credibile.
Dobbiamo smettere di voler essere tutti primi della classe. Serve meno protagonismo e più spirito di squadra. Ognuno può dare un contributo alla crescita della coalizione, riconoscendo il valore dell’altro. Abbiamo bisogno anche di volontari, di militanti semplici, di persone che lavorano con passione e senza pretendere gradi o incarichi. Troppo spesso abbiamo più generali che soldati.
A parlare è Ciro Aquino, primo cittadino di Montefredane, esponente della Lega. Il centrodestra riparte da cosa e con chi?
Si riparte dalle comunità. Le aree interne hanno bisogno di una politica che ascolti e risolva i problemi concreti. Si riparte da chi amministra quotidianamente, da chi conosce le difficoltà dei cittadini, dalle migliori energie dell’Irpinia, senza preclusioni ma con un principio irrinunciabile: meritocrazia, competenza e capacità amministrativa.
Non servono nomine calate dall’alto, ma persone che abbiano dimostrato con i fatti di saper governare e costruire sviluppo. L’obiettivo deve essere quello di creare una rete territoriale forte che metta insieme amministratori, imprese, associazioni e giovani.
Penso anche al dibattito serio e disinteressato, come quello promosso dal mio amico Francesco Pionati proprio a Montefredane. È stato un momento di confronto autentico che ha offerto spunti importanti per rilanciare una coalizione che può contare su parlamentari eletti nei collegi uninominali, consiglieri regionali, consiglieri provinciali, sindaci e amministratori locali.
Serve una rete che dialoghi stabilmente, che si incontri e lavori per dare risposte ai territori. Matteo Piantedosi rappresenta il nostro riferimento nel Governo nazionale, ma tutti coloro che ricoprono incarichi istituzionali devono dimostrare con i fatti il proprio impegno. I cittadini non chiedono slogan o polemiche: chiedono risultati.
Il presidente della Provincia, Fausto Picone, ha assegnato deleghe a destra e a manca, una anche a lei: una scelta strettamente politica o fondata su una visione di sviluppo per l’Irpinia?
Conosco Fausto Picone come un amministratore pragmatico. La delega che mi è stata affidata non rappresenta un riconoscimento personale, ma un’assunzione di responsabilità politica.
Il presidente ha rivolto un messaggio molto chiaro: ognuno è chiamato a dare un contributo concreto. È il momento di dimostrare di saper fare qualcosa di utile per l’Irpinia, andando oltre la vanità di qualche comunicato stampa. Nessuno può sentirsi esente da responsabilità.
La Provincia deve tornare ad essere la casa dei Comuni, soprattutto in una realtà complessa come quella irpina. Ho interpretato questo incarico come l’opportunità di costruire un rapporto diretto con il Governo nazionale per portare sui tavoli ministeriali le grandi questioni ancora aperte: infrastrutture, viabilità, risorse idriche, mobilità, sviluppo produttivo e valorizzazione delle aree interne.
La Provincia, con il presidente Picone, ha scelto di coinvolgere amministratori di ogni sensibilità politica, distribuendo ruoli e responsabilità. Ora spetta a tutti dimostrare che non si tratta di un semplice “volemose bene” o di un accordo di palazzo, ma di una vera competizione politica nell’interesse dell’Irpinia.
La sfida è costruire una solidarietà istituzionale capace di rimettere in moto crescita, sviluppo, occupazione e, soprattutto, invertire il drammatico calo demografico che interessa le nostre comunità.
Di aree interne si parla tanto ma…
Il rischio è che rimangano soltanto uno slogan. Negli ultimi anni sono arrivati finanziamenti importanti, ma spesso senza una regia complessiva. Oggi serve una nuova visione. Le aree interne non possono vivere esclusivamente di contributi pubblici: bisogna creare economia stabile, attrarre investimenti, migliorare i collegamenti, sostenere le imprese e valorizzare le eccellenze locali.
L’Irpinia possiede un patrimonio straordinario fatto di borghi, produzioni agroalimentari, grandi vini, turismo ambientale e culturale. Tutto questo deve diventare un sistema integrato. Penso a un coordinamento provinciale capace di mettere in rete eventi, percorsi turistici e iniziative dei singoli Comuni, affinché ogni manifestazione contribuisca alla crescita dell’intero territorio.
Ho seguito con grande attenzione il dibattito promosso dal Centro Studi Guido Dorso, presieduto da Luigi Fiorentino, in occasione della presentazione del volume “Sanità e servizi socioassistenziali: occasione per lo sviluppo delle aree interne” a Sant’Angelo dei Lombardi. Ne emerge un quadro preoccupante. Oltre alla necessità di garantire servizi adeguati a una popolazione sempre più anziana e fragile, c’è una realtà che non possiamo più ignorare: lo spopolamento continua ad avanzare in modo inesorabile.
Negli ultimi anni sono arrivati investimenti importanti: dalla Ferrero alle Strategie Nazionali per le Aree Interne, passando per i fondi di coesione, le risorse FESR della Regione Campania e numerosi progetti pilota. Eppure la tendenza non si è invertita. È evidente che qualcosa non ha funzionato.
Come amministratori locali abbiamo il dovere di interrogarci senza cercare alibi. Dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere gli errori e il coraggio di costruire nuove strategie. Confronti come quello promosso dal Centro Studi Guido Dorso rappresentano un patrimonio prezioso perché aiutano a comprendere i problemi e ad individuare possibili soluzioni.
E la Regione che fa?
La Regione Campania deve dimostrare maggiore attenzione verso l’Irpinia. Ci sono risorse ferme, opere infrastrutturali che procedono troppo lentamente e questioni strategiche, come la ZES, il recupero delle aree industriali dismesse e gli investimenti nelle reti idriche, che richiedono decisioni rapide.
Non servono polemiche istituzionali, ma risposte concrete. Le aree interne non possono continuare ad essere considerate periferia della Campania: rappresentano una parte essenziale dello sviluppo regionale e meritano la stessa attenzione delle aree metropolitane.
Mi auguro che il presidente Roberto Fico apra una stagione di ascolto vero degli amministratori locali e dei territori. Chi governa deve confrontarsi senza pregiudizi con chi ogni giorno vive i problemi delle comunità e propone soluzioni concrete. Abbiamo bisogno di una Regione che accompagni lo sviluppo con i fatti, non di slogan o contrapposizioni ideologiche.
Nuova legge elettorale: preferenze sì o no?
Assolutamente sì. Le preferenze rappresentano uno strumento di democrazia, responsabilità e partecipazione. Restituiscono ai cittadini il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti e obbligano chi fa politica a confrontarsi quotidianamente con il territorio.
È finito il tempo delle candidature decise esclusivamente nelle segreterie romane. Chi vuole rappresentare una comunità deve conquistarne la fiducia con il lavoro, la presenza e la credibilità.
Le preferenze premiano il merito, rafforzano il rapporto tra eletti ed elettori e valorizzano chi costruisce consenso sul campo. Per chi, come me, crede nella politica dei territori, rappresentano un valore fondamentale.
Mi auguro che il prossimo Parlamento possa essere composto da persone capaci di scrivere leggi che aiutino davvero i Comuni, sostengano le imprese, semplifichino la pubblica amministrazione e migliorino concretamente la vita dei cittadini.


