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Fiume dimenticato: viaggio nel cuore selvaggio del Fenestrelle, il Polmone Verde che Avellino ha smesso di ascoltare

La sfida è quella di un parco da vivere nella quotidianità tutto l’anno, osservandone i cambiamenti ecosistemici stagionali. Integrare il Fenestrelle significa spostare il baricentro della città, rendendo il fiume parte integrante del tessuto urbano. In pochi sanno, inoltre, che questo progetto potrebbe coinvolgere anche la stazione di Avellino, oggi purtroppo abbandonata e troppo spesso ricordata solo durante le campagne elettorali

Il fondovalle del Fenestrelle rappresenta la spina dorsale geografica ed ecologica della città di Avellino, originandosi dalle pendici del Massiccio del Partenio e snodandosi con direzione Ovest-Est fino a confluire nel fiume Sabato nei pressi della località Atripalda, nell’area circostante l’antica colonia di Abellinum; proprio per estensione e importanza, il bacino idrografico del Fenestrelle può essere considerato come il principale dell’intero sistema del fiume Sabato, rappresentando tra tutti gli affluenti quello con la portata d’acqua più costante durante l’anno. Limitando l’analisi al solo percorso fluviale che ricade nel territorio comunale di Avellino, il corso d’acqua può essere suddiviso in tre particolari rami che riflettono diverse condizioni ecologiche e paesaggistiche: il primo tratto, che si estende dal confine con Monteforte Irpino fino in prossimità di via Zigarelli, si presenta come una zona pressoché sconosciuta e in stato di abbandono; il secondo segmento prosegue in una condizione di trascuratezza ancora più profonda fino alla confluenza con il torrente San Francesco — quest’ultimo apparato idrico risulta ulteriormente antropizzato e ormai del tutto snaturato rispetto alla sua origine — mentre l’ultima parte, che costeggia il Parco del Fenestrelle, beneficia di una, seppur superficiale, attività di cura.

Sotto il profilo orografico, la valle si configura come un solco asimmetrico che funge da fondamentale corridoio di drenaggio naturale, sorretto da una struttura geo-litologica di Ignimbrite Campana (tufo grigio) che affiora nitidamente lungo via Macchia, dove sono ancora visibili i resti di piccole cave di estrazione ormai sprofondate, e in via Zigarelli, dove il banco tufaceo sostiene le fondazioni degli edifici antecedenti al terremoto del 1980. Questi depositi vulcanici, ricoperti da sedimenti alluvionali, favoriscono una ricca circolazione idrica che sostiene un ecosistema ripariale dominato da pioppi neri, salici e ontani. In questo scenario, la vegetazione si è fatta talmente fitta e selvaggia che sembra quasi di trovarsi a chilometri di distanza dal centro città: i pioppi, i salici, gli ontani e i noccioleti proteggono l’alveo dal frastuono del traffico, mentre il fruscio delle foglie imita lo scorrere del torrente in un contesto dove la natura detta le sue regole; durante le sere d’estate, non è difficile incontrare le lucciole, luci naturali ben più suggestive di quelle artificiali organizzate a pochi metri di distanza dal greto.

Tuttavia, l’area che dal Parco del Fenestrelle risale il percorso fluviale fino al sottopassaggio della Variante è oggi priva di sentieristica e di difficile cammino: un patrimonio storico-paesaggistico e ambientale praticamente nascosto e in stato di totale abbandono. Eppure, questo settore offre spunti multidisciplinari straordinari, prestandosi come laboratorio di ricerca per il mondo scolastico e universitario. Per la realizzazione di un eventuale parco, occorre però, prima di tutto, uno studio analitico di tutti gli eventuali scarichi fluviali, abusivi e non, accompagnato da un monitoraggio costante di ogni possibile violazione, al fine di salvaguardare l’integrità dell’area. In quest’ottica, il coinvolgimento di Biologi, Geologi, Naturalisti ed Ecologi è essenziale per progettare un percorso tematico rigoroso. Il progetto del Fenestrelle, infatti, non necessita di parchi tematici anacronistici (stile Jurassic park) o infrastrutture invasive che andrebbero a deturpare la bellezza naturale del sito; ha bisogno, invece, di una visione dinamica e naturalistica che sappia educare il cittadino a vivere l’ambiente in un’ottica sostenibile.

L’eventuale parco non deve limitarsi a essere un luogo di svago, ma configurarsi come uno strumento di formazione permanente. La sua struttura dovrebbe prevedere indicazioni scientifiche per scoprire le specie vegetali, gli habitat animali e le formazioni rocciose, senza trascurare la memoria storica dei mulini che un tempo animavano le sponde. L’aspettativa deve essere quella di un parco da vivere nella quotidianità tutto l’anno, osservandone i cambiamenti ecosistemici stagionali. Integrare il Fenestrelle significa spostare il baricentro della città, rendendo il fiume parte integrante del tessuto urbano. In pochi sanno, inoltre, che questo progetto potrebbe coinvolgere anche la stazione di Avellino, oggi purtroppo abbandonata e troppo spesso ricordata solo durante le campagne elettorali: l’unione funzionale tra la stazione e il parco rappresenterebbe l’occasione per una nuova mobilità lenta, capace di ricucire e valorizzare periferie storiche come quella di Borgo Ferrovia. Se un tempo i cittadini più anziani vivevano il fiume come fulcro produttivo e sociale, oggi le giovani generazioni ne ignorano spesso l’esistenza; il comparto resiste dunque come una memoria silente che attende solo di essere riscoperta, difesa e restituita finalmente alla dignità della comunità irpina.

 

Prof. Alberico Mitrione docente di Scienze

 

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