Roma – Una tre giorni intensa quella che termina a mezzogiorno di oggi. Si ritrovano, in un certo senso, le dieci finaliste che hanno partecipato alla scelta per diventare Città Italiana della Cultura 2028, sempre a Roma e al ministero di via del Collegio Romano. Un proseguimento di quel concorso, poi vinto da Ancona, in cui gli stessi progetti presentati allora sono discussi adesso e, praticamente, ancor più approfonditi. Tra questi c’è “L’Appia dei popoli”, il dossier di Mirabella Eclano per “Cantiere Città”. Stavolta, però, il progetto della cittadina della media valle del Calore, sarà illustrato per trovare tematiche comuni con le altre città. Anagni, Ancona, Catania, Colle val d’Elsa, Forlì, Gravina in Puglia e Massa già l’altro giorno hanno potuto esporre le loro idee. Quando si è tenuto il Masterclass di apertura e si è parlato di digitalizzazione, AI e competenze professionali: una sfida, cioè, per il sistema “cultura”.
I lavori di mercoledì sono stati coordinati dal professor Marcello Minuti, della Scuola nazionale del Patrimonio e delle Attività Culturali. Quindi la giornata di ieri è stata riservata alla discussione dei progetti da attuare e all’individuazione delle tematiche comuni. Con un laboratorio di progettazione dei servizi digitali, insieme agli esperti in questo settore. Altre sessioni di lavoro nei giorni seguenti. E, come dicevamo è toccato a Mirabella Eclano, presente con il sindaco Giancarlo Ruggiero e la assessora alla Cultura, Raffaella D’Ambrosio. Al tavolo anche Sarzana e Tarquinia. Ruggiero ha parlato dell’Appia antica, patrimonio dell’Unesco, il cui dossier è la metafora della connessione delle aree interne. Anche del Parco archeologico di Aeclanum, che è in pratica il cuore del progetto, che rappresenta il passato ma che va conservato con l’innovazione tecnologica. Ricordiamo che, quel dossier, è nato sotto la direzione di Francesco Cascino. E arriviamo a stamattina quando nella Sala dell’Emeroteca del ministero diretto da Alessandro Giuli si chiude con un altro laboratorio, coordinato da Marco Marinuzzi, esperto di politiche culturali. Il tema è la internazionalizzazione dei progetti culturali. Il sindaco di Mirabella sottolinea:” Vogliamo dare all’idea di cultura una visione concreta di futuro”. E riferendosi alle nostre aree interne aggiunge che ” sono centri vivi in cui immettere innovazione e produzione culturale”. E per Ruggiero fa niente se non si è arrivati primi alla selezione per essere la Capitale italiana della Cultura tra due anni perché “non basta essere finalisti ma costruire un sistema solido capace di generare lo sviluppo reale oltre i singoli confini”. La necessità di “fare rete”, insomma.
Lo pensa anche l’assessora alla Cultura del Comune della provincia di Avellino, Raffaella Rita D’Ambrosio. “Da questi incontri nascono stimoli, idee e relazioni – infatti ribadisce – capaci di andare oltre i singoli territori. “L’Appia dei popoli” continua il suo cammino anche così: attraverso connessioni e visioni condivise e comunità che scelgono di riconoscersi parte di uno stesso territorio”.



