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Crisi Menarini Bus: “Dopo l’annuncio di nuova cassa integrazione, il futuro è appeso a un filo”

Il settore della produzione di autobus destinati al trasporto pubblico locale attraversa da anni una fase di progressivo indebolimento industriale, caratterizzata dalla riduzione della capacità produttiva nazionale, unita alla crescente presenza di operatori esteri nel mercato interno

-di Egidio Leonardo Caruso

Per la Menarini Bus S.p.A. altre tredici settimane di cassa integrazione, è questo il risultato dell’incontro svoltosi il 5 maggio presso la sede di Confindustria Avellino, in sostanza la vertenza è ferma al palo e il futuro dello stabilimento di Valle Ufita e degli operai di Flumeri e Bologna appeso a un filo. A pesare sulla decisione da un lato i ritardi nei nuovi bandi di gara pubblici dall’altro, la totale assenza di nuove commesse, siamo di fronte ad una vera e propria paralisi istituzionale, che sta letteralmente mettendo in ginocchio l’intero sito produttivo, ricordiamo che si tratta dell’unico stabilimento in Italia per la produzione di bus.

Il settore della produzione di autobus destinati al trasporto pubblico locale attraversa da anni una fase di progressivo indebolimento industriale, caratterizzata dalla riduzione della capacità produttiva nazionale, unita alla crescente presenza di operatori esteri nel mercato interno. Nonostante i diversi passaggi societari e i conseguenti tentativi di rilancio industriale, dalla dismissione da parte del comparto Fiat Industrial-Iveco Bus, marchio storico venduto nel silenzio complice della politica, al colosso indiano Tata Motors, per la cifra di circa 3,8 miliardi di euro a luglio scorso, passando alla fase di IIA, fino all’attuale assetto societario con la proprietà dello stabilimento in capo al Gruppo SERI Industrial, non si è mai consolidata una strategia industriale stabile e di lungo periodo.

Tutto questo ha prodotto conseguenze che sono ormai evidenti: riduzione dei volumi produttivi, incertezza negli investimenti, difficoltà nella programmazione industriale e il progressivo indebolimento della struttura occupazionale, se a tutto ciò aggiungiamo le criticità strutturali del sistema paese: forte dipendenza da finanziamenti pubblici straordinari, assenza di una politica industriale di settore, gare pubbliche che non valorizzano adeguatamente la produzione nazionale e i ritardi nella costruzione di una filiera tecnologica legata alla mobilità sostenibile, il futuro è tutt’altro che roseo.

La misura è colma, tutto questo è insostenibile hanno dichiarato all’unisono le sigle sindacali in un comunicato diramato al termine dell’incontro, non si tratta più di meri ritardi burocratici, hanno proseguito, sul banco degli imputati finisce ancora una volta la politica, nonostante le risorse rese già disponibili dal Piano Nazionale Strategico della Mobilità tutto resta fermo, questo è inaccettabile.

Gravissimo l’atteggiamento della Regione Campania che potrebbe immediatamente attivare ordini utilizzando forme e strumenti già esistenti, ma sceglie di non farlo, una condotta ingiustificabile da parte di un’istituzione che in primis ha competenze specifiche in materia di Trasporto Pubblico Locale, che rischia seriamente di arrecare danni sociali irreversibili per l’intero territorio e per le centinaia di famiglie per le quali questo lavoro, rappresenta l’unica fonte di reddito.

La Regione è chiamata a svolgere un ruolo più attivo per una risoluzione positiva della vertenza, non limitandosi alla gestione amministrativa, ma sostenendo con azioni concrete il rilancio dello stabilimento di Flumeri, promuovendo la costruzione di una filiera industriale stabile in Valle Ufita e contribuendo alla definizione delle politiche di Trasporto Pubblico Locale.

Non si salva neppure il MIMIT e quindi il Governo, il cui “silenzio è assordante” rincarano la dose i rappresentanti sindacali, ricordando come ad oggi gli impegni assunti da Palazzo Chigi all’atto della privatizzazione, sono parole vuote, rispetto a precise garanzie industriali e occupazionali, fino ad oggi clamorosamente disattese.

A cui si aggiunge l’annunciata partnership industriale con un socio forte asiatico, per aprirci a nuovi mercati, di cui si sono misteriosamente perse le tracce, alimentando ulteriori, serie e legittime preoccupazioni sul futuro industriale del sito.

“Chiediamo un’assunzione di responsabilità immediata e decisa, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, convochi senza ulteriori rinvii e indugi, un tavolo permanente di crisi per sbloccare le gare pubbliche, attivare le commesse e dare risposte concrete ai lavoratori”.

“La vertenza Menarini rappresenta una questione nazionale, di politica industriale e di difesa della capacità produttiva del Paese, Il tempo è scaduto, in assenza di risposte immediate e certe l’intero territorio è pronto alla mobilitazione”.

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