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Candidati e “sistema”. Come le tre scimmiette

Tra le tante cose che annunciano i candidati sindaci in processione in largo e in lungo per la città, alcuni temi prioritari da affrontare vengono del tutto elusi. Per dimenticanza? (non credo), per paura? (probabile), perché discutere del “sistema Avellino” significa farsi nemici i componenti di quel “sistema” che ha il consenso e lo usa come arma di ricatto per la vittoria di chi andrà ad occupare lo scranno più alto del capoluogo dell’Irpinia? (certamente).

Già. È inutile illudersi. Avellino non è più la città sonnolenta, forse povera, ma orgogliosa della sua comunità. Per diversi motivi la sua pelle è cambiata. E alcuni, con potere criminale e danaro facile, hanno costruito un “sistema”.

Intanto gli antichi confini-barriera si sono modificati: con il passare degli anni, e la selvaggia urbanizzazione della metropoli napoletana, l’invasione della peggiore risma della criminalità napoletana è piovuta in città.

Droga, furti, violenza, intimidazioni sono alcune delle deviazioni venute da realtà confinanti. Napoletana in gran parte, ma anche dall’agro nocerino-sarnese, dal battipagliese, dal casertano. In questo caso l’invasione riguarda l’aggiudicazione degli appalti dei lavori pubblici.

Dilaga l’usura nei confronti di chi, per mantenere la propria attività, è costretto a rivolgersi ai “cravattari”. Aziende che falliscono hanno spesso questa matrice. A volte l’estorsore non soddisfatto usa le maniere forti, dopo ripetute intimidazioni. Il nobile e coraggioso impegno del presidente dell’Associazione antiusura, Mimmo Capossela, il Libero Grassi della nostra provincia, è testimonianza di una civile forma di resistenza. Le sue denunce incontrano solo solitudine e isolamento.

Tutto ciò, e altro ancora di minore entità, fa parte del controllo della grande criminalità, a cui non sfugge neanche il minimo affare nel controllo del territorio.

Ma che cosa è il “Sistema Avellino”? Ne fanno parte colletti bianchi, pezzi di istituzioni, imprenditori locali nel mirino dell’Antimafia, gruppi di potere che una volta agivano con discrezione e oggi, con prepotenza, stabiliscono le regole per addivenire al malaffare. Controllano il mercato edilizio stabilendo le regole della concorrenza. È quel diffuso mondo dell’illegalità che le istituzioni, sebbene allertate e impegnate a combatterlo, incontrano enormi difficoltà nel contrastare e nel ripristinare la legalità.

Un primo impegno per ristabilire la legalità in città lo aveva testimoniato il procuratore della Repubblica di Avellino, Domenico Airoma, scoprendo un pentolone dentro cui c’era del marcio. Lo stesso prefetto di Avellino, Rosanna Riflesso, ci viene detto che sta lavorando sotto traccia con finanzieri, questore e carabinieri. Ci auguriamo che presto si possano avere risultati con i quali si dirà ai cittadini che la legalità abita ancora qui.

Per ora le denunce che questa testata fa da anni sono cadute nel silenzio. Come nel silenzio sono finite le sentenze emesse dall’alta magistratura. C’è forse da pensare che siano coinvolti livelli ben più alti? Tutto è possibile, anche se ci è difficile crederlo.

Torniamo all’inizio: alle elezioni amministrative nel capoluogo.

Abbiamo letto che la dott.ssa Silvia Amodeo, sensibilissima al bene della città e della sua comunità, ha scritto sui social una riflessione di notevole interesse sul ruolo relazionale che stanno svolgendo i candidati sindaci. Ha rilevato, ottenendo ampio consenso nei commenti, una forte contraddizione tra la città reale con i suoi bisogni e, di contro, i balbettii di chi aspira a diventare primo cittadino.

La sua narrazione descrive i mali di una città orfana di servizi assistenziali che sono richiesti da quei cittadini anziani e fragili che oggi sono in maggioranza. Denuncia cosa buona e giusta. Ci permettiamo di aggiungere alla sua nobile riflessione i contenuti di questa nota, che è un grido contro il malaffare e la criminalità che avanzano. Senza legalità anche i servizi essenziali sono inquinati dal “sistema”, che sul capitolo dei servizi territoriali lucra sul lavoro giovanile con il controllo delle cooperative, sugli appalti nei trasporti ecc.

I soggetti in processione sanno tutto questo? E perché non ne parlano in questa scialba campagna elettorale, con i suoi aspetti di offesa al pudore?

Ci viene ora in mente ciò che disse un autorevole candidato a sindaco nelle precedenti elezioni: apostrofandomi con un ciglio sofferente, volle attribuirmi, per la battaglia di legalità da me portata avanti, la sua sconfitta.

Forse, ma senza forse, anche il “Sistema” lo aveva condannato.

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Gianni Festa

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