Le opposizioni criticano duramente l’ipotesi di riforma della legge elettorale avanzata dalla maggioranza, accusando il governo di voler modificare le regole del voto per consolidare il proprio potere politico.
Il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, parla di una maggioranza “in stato confusionale” e definisce la proposta “antidemocratica”, sostenendo che non rafforzerebbe la libertà di scelta dei cittadini. Secondo Magi, il cosiddetto premio di maggioranza previsto sarebbe “abnorme” e avrebbe il solo obiettivo di garantire la permanenza al governo dell’attuale coalizione. “Più che di Stabilicum, si dovrebbe parlare di Meloncellum: un Porcellum in salsa meloniana”, attacca, accusando la premier Giorgia Meloni di voler trasformare una minoranza nel Paese in una larga maggioranza parlamentare.
Sulla stessa linea Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, che accusa il governo di occuparsi della legge elettorale invece delle emergenze economiche e sociali. “Meloni non mette al centro povertà, caro energia, sanità pubblica e salari bassi. La priorità della destra è cambiare le regole del voto per blindare il potere”, afferma Bonelli. Per il leader ecologista, i vertici convocati da Fratelli d’Italia sulla riforma dimostrerebbero “paura del Paese reale” più che una ricerca di stabilità politica.
Critiche anche dal Partito Democratico. La capogruppo dem in Commissione Affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè, sostiene che la maggioranza voglia cambiare la legge elettorale perché teme un centrosinistra oggi più compatto rispetto alle elezioni del 2022. “La destra ha vinto quando il centrosinistra era diviso, oggi non lo è più”, osserva. Bonafè definisce inoltre “irricevibile” il testo della maggioranza e contesta il metodo scelto dal governo, accusato di voler procedere “a colpi di strappi” senza un vero confronto parlamentare.
Anche Matteo Renzi critica l’iniziativa del governo. In un’intervista a Repubblica, il leader di Italia Viva definisce quello di Meloni “il governo più longevo ma anche il meno attivo”, attaccando l’aumento della pressione fiscale. Sulla riforma elettorale, però, si dice scettico: “Alla fine non se ne farà niente. Se Forza Italia non è del tutto rimbambita non accetterà mai una legge che va contro di loro”. Renzi guarda anche agli equilibri nel centrosinistra e ritiene che, in assenza di primarie, Elly Schlein possa assumere il ruolo di leader della coalizione.


