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Elezioni comunali, il vescovo Aiello: una città del futuro in cui ci sia posto non solo per i bisogni ma anche per i sogni

“Abbiamo un estremo bisogno di stabilità. Sogno una città dalla parte dei deboli, dei poveri, dei bambini, degli anziani soli finalmente assistiti a domicilio e monitorati, dei diversamente abili che possano entrare in Cattedrale usufruendo di una pedana già progettata quindici anni fa e mai realizzata, di sportelli di ascolto per ragazzi e giovani in difficoltà, di Housing per i nuovi poveri”

Arriva dal vescovo di Avellino Arturo Aiello una riflessione alla vigilia delle elezioni comunali. La pubblichiamo di seguito:

Siamo cittadini del cielo e, contemporaneamente, della terra: un cristiano è strabico per costituzione, pensa a edificare la città di Dio, ma collabora nello stesso tempo all’edificazione della città degli uomini con la stessa passione. Lacittà di Avellino vive, in questa tornata elettorale, un momento decisivo: non andiamo ad eleggere questo o quel sindaco, ma a decidere se bisogna evolversi o involversi.

Gli elettori non possono votare “di pancia” ma devono decidersi, con scienza e coscienza, verso la città del futuro dove non ci dirigono solo i bisogni, ma anche i sogni. Reimpostare il passato non è lo stesso che impastare il futuro: i sogni, come i desideri, hanno a che fare con le stelle.

I candidati non possono essere mossi da motivi di rivalsa o di riscatto: la politica non è una professione, ma una… missione e una vocazione dove al centro non c’è l’affermazionedell’io, ma il Bene Comune.

Io sogno una città non solo per anziani, ma dove i giovani possano restare e trovare una collocazione onorevole e degna senza essere costretti ad emigrare. Avellino del futuro incoraggerà il “fare impresa” e porrà l’emergenza lavoro al centro dei suoi piani inventando nuove possibilità per guadagnare, per offrire, per condividere, per gustare, sotto questo cielo, il PANE.

I have a dream: una nave, questa nave-navata tra i monti, dove non comandi “il cuoco di bordo” ma menti pensanti che mettano a tema “l’emergenza cultura” attingendo ad una ricca tradizione con l’attenzione al nuovo. Se non vogliamo che la città torni ad essere un paese bisogna incoraggiare la Scuola, impiantare Sedi Universitarie, essere fieri del Conservatorio “Cimarosa”, promuovere incontri sui grandi temi dell’uomo e dell’umano. Non basta il pane: ci vogliono le rose.

Sogno una città dove ci si possa divertire senza eccessi promuovendo una “cultura della vita” per non accentuare la deriva di morte strisciante. Dove ci siano “luoghi” e non solo spazi, vie asfaltate, piazze accoglienti, case decorose, plessi scolastici dove si possa insegnare la bellezza anche solo con l’arredo e i quadri, aiuole e polmoni verdi dove andare a correre la mattina presto, finestre aperte, balconi fioriti.

Sogno una città che non si restringa solo al Corso e a Piazza Libertà, ma includa anche “Quattrograna”, il Centro Storico e gli altri quartieri agglomerati di povertà, dove il “Murale della Pace” del Rione Ferrovia sia riconosciuto come bandiera e patrimonio di tutti. Dove la Dogana sia luogo fruibile per tanti con concerti e incontri che la rendano crocevia di civiltà e non passaggio obbligato per pagare il dazio al regnante di turno.

Sogno una sensibilità di partecipazione che non preveda ballottaggi, per risparmiare sui conti dello Stato e per evitare che i nemici di prima si alleino dando vita ad un governo fragile. Ne abbiamo già fatto esperienza in passato, ora più che mai abbiamo estremo bisogno di stabilità. Di una Amministrazione Comunale che porti a compimento il suo mandato fino all’ultimo giorno senza scossoni, senza interruzioni, senza far pagare ai cittadini le beghe interne.

Sogno una città dalla parte dei deboli, dei poveri, dei bambini, degli anziani soli finalmente assistiti a domicilio e monitorati, dei diversamente abili che possano entrare in Cattedrale usufruendo di una pedana già progettata quindici anni fa e mai realizzata, di sportelli di ascolto per ragazzi e giovani in difficoltà, di Housing per i nuovi poveri.

Un proverbio sudamericano afferma che “chi sogna al singolare è solo un sognatore, ma chi lo fa con altri, tanti altri, rischia di vedere il suo sogno realizzato”. Oltre ogni lista, oltre ogni divisione,cercasi avellinesi disposti a sognare insieme per questa città.

+ Arturo Aiello.

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