“Non sono caduta: mi hanno fatta cadere”. Il perché Laura Nargi lo dirà alla fine: per sete di potere, perché Gianluca Festa voleva tornare sindaco. L’ex sindaca, prima ancora ex vicesindaca di Festa, chiude la campagna elettorale a via Verdi. Attacca a testa bassa sia Festa che Nello Pizza.
La scenografia del palco è un muro colorato: il muro che simbolicamente divide chi amministra dalla gente. Ma anche il muro del pregiudizio politico di genere: Nargi è stata la prima sindaca della città: “Siamo scesi dal palazzo tra la gente, nei quartieri. Abbiamo riportato entusiasmo: si era avviato qualcosa, stavamo ricominciando a respirare. Abbiamo fatto tante cose”.
E poi la crisi politica, la sfiducia votata dall’ex alleato Festa: “Hanno fatto ricadere la città nel baratro, senza una spiegazione. L’abbiamo chiesta in questi mesi, in queste settimane, anche l’altro ieri, ma non ce l’hanno mai data”, accusa Nargi. “La risposta è una sola: volevano le poltrone. Gianluca Festa voleva ritornare per riprendersi il potere e la poltrona”.
Da una parte c’è Gianluca Festa, dall’altra Nello Pizza che “nulla di personale, rappresenta però tutto ciò che gli avellinesi non vogliono: contraddizioni e litigi. Lo abbiamo visto nei contrasti sulla sua candidatura e lo stiamo vedendo anche oggi per le provinciali. Ieri è stato uno spettacolo indecoroso”, commenta Nargi.
“Il campo largo è caos”, sentenzia.
“Noi non vogliamo questo. Noi siamo una squadra seria, determinata, con abnegazione, senso di responsabilità e serietà. Abbiamo governato solo per un anno, perché ce l’hanno permesso, ma abbiamo posto basi importanti e cambiato metodo. Vogliamo riportare un metodo nuovo: condivisione e partecipazione. Mai più decisioni calate dall’alto, mai più un uomo solo al comando”.
E allora, ad eventuale secondo turno, non ci può essere apparentamento: “Io ho fatto un accordo con la città, basato sul programma, sui miei candidati e sulla serietà della proposta che abbiamo fatto. Nell’urna, finalmente, i cittadini saranno liberi di scegliere la sindaca che vogliono”, dice.
“Adesso tocca a noi. 160 candidati, cinque liste”.
“Non sono caduta, mi hanno fatto cadere. Abbiamo provato ad abbattere il muro due anni fa, ma ero sola. Purtroppo, quando sei sola, i muri si rialzano. Quello che ho imparato da questa esperienza è che insieme si possono abbattere questi muri. Adesso ho una squadra formata, determinata, che non molla insieme a me. E insieme abbatteremo questi muri”, conclude tra gli applausi.



