A sole due settimane dalla precedente visita in Campania — “una terra la cui bellezza non potrà mai essere cancellata dall’ingiustizia” — Papa Leone torna ad Acerra, nel cuore della Terra dei Fuochi. Qui il Pontefice sceglie di “accogliere il dolore di chi ha perso i propri cari”, vittime di un inquinamento provocato “da individui e organizzazioni prive di scrupoli, rimaste troppo a lungo impunite”. Ma la sua presenza vuole essere anche un segnale forte contro “la cultura del privilegio e della sopraffazione” e a sostegno di “quel risveglio di dignità e responsabilità che ogni coscienza onesta avverte quando la vita nasce e viene subito minacciata dalla morte”.
L’area resta una delle più colpite del Sud Italia dalle ferite ambientali e dalle ricadute sanitarie e sociali dello smaltimento illecito dei rifiuti. Nonostante questo, l’accoglienza al Papa è calorosa: migliaia di persone si radunano lungo il percorso della papamobile, tra cori, musica, campane in festa e bandiere sventolate. Sui cartelli compaiono messaggi di speranza: “Che la Terra dei Fuochi diventi terra di sole”, “Dalla denuncia all’abbraccio”, mentre dai balconi pendono lenzuoli con scritte dedicate al Pontefice e alla rinascita della comunità.
Leone ringrazia chi “ha saputo rispondere al male con il bene” e una Chiesa che “ha avuto il coraggio della denuncia e della profezia, mantenendo viva la speranza del popolo”. Esprime però anche il suo dolore per “la devastazione che ha ferito un ecosistema meraviglioso, i suoi luoghi, la sua memoria”, quella “Campania felix” capace di affascinare con la sua fertilità, la cultura e i suoi frutti, “come un canto alla vita”. E invece, osserva amaramente, “è arrivata la morte, della terra e degli uomini”.
Eppure, insiste il Pontefice, anche se “l’ingiustizia sembra prevalere” e criminalità, corruzione e indifferenza continuano a colpire, è possibile trasformare “il lutto in speranza”. “Siate voi stessi la risposta: una comunità unita nella fede e nell’impegno”, esorta, richiamando quella “resistenza ostinata” evocata da Papa Francesco nella Laudato si’, capace di diventare rinascita.
Per Leone, in questa terra “la vita continua a opporsi alla morte” e la giustizia può ancora affermarsi. Serve però “scegliere la vita e spezzare i legami con la morte”. Il Papa mette in guardia dalla rassegnazione, dai compromessi e dal rinvio delle decisioni coraggiose: “Fatalismo, lamento e scarico delle colpe sugli altri alimentano l’illegalità e desertificano le coscienze”. Da qui l’appello ad assumersi ciascuno le proprie responsabilità: “Scegliamo la giustizia, serviamo la vita. Il bene comune deve venire prima degli interessi di pochi”.
Questa terra, ricorda ancora, “ha pagato un prezzo altissimo”, tra figli perduti e sofferenze innocenti. Proprio quel dolore deve diventare il fondamento di “un nuovo patto”, orientato non alla rimozione del passato ma “a una memoria viva e a un impegno etico concreto”. Citando ancora la Laudato si’, Leone denuncia infine il persistere del “paradigma tecnocratico”, alimentato dalla corsa all’accaparramento delle risorse e da uno sviluppo tecnologico piegato “ai profitti di pochi”, spesso indifferente alle persone, al lavoro e al futuro delle comunità.


