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“In Nero su nero ho scavato sotto la cenere dell’Ercolano Borbonica”. Il romanzo di Centrella sui misteri dei papiri carbonizzati

“Un’atmosfera da thriller storico-politico. Sullo sfondo si muovono giganti della cultura come Johann Joachim Winckelmann. Madame de Staël e Francesco Arcangeli legato a un celebre giallo storico mai risolto. Cosa cercavano davvero queste figure tra le ceneri di Ercolano e come si inseriscono nei complotti dell’epoca?

Immaginate i cunicoli sotterranei dell’Ercolano borbonica. Tra le mani avete un pezzo di legno bruciato, recuperato dagli scavi della Villa dei Papiri, e lo usate come torcia per illuminare i vostri passi. Senza saperlo, state letteralmente incenerendo la memoria del mondo.
È da questa potente immagine storica che nasce Nero su nero di Lia Centrella, opera segnalata anche nella prestigiosa rubrica letteraria “Il Leggilibri” di Rai Campania, curata da Claudio Ciccarone.

Ci sono libri che utilizzano la Storia come una semplice scenografia e ci sono opere che, invece, scavano nelle sue crepe per portare alla luce le fragilità più intime dell’animo umano. Appartiene senza dubbio a questa seconda categoria Nero su nero, il denso romanzo storico-narrativo di Lia Centrella ambientato nell’Italia borbonica durante gli scavi archeologici di Ercolano e la scoperta dei papiri carbonizzati.
Attraverso una prosa sobria e fortemente introspettiva, l’autrice imbastisce un intrigante gioco di specchi in cui i veri protagonisti dell’archeologia settecentesca si muovono sotto suggestivi nomi d’arte, intrappolati in una fitta rete di ambizioni personali e complotti internazionali tra la Chiesa, i Gesuiti e le corone europee. Abbiamo incontrato l’autrice per farci guidare nei cunicoli oscuri della sua narrazione, dove la polvere del tempo incontra l’inchiostro delle umane debolezze.

Centrella, il suo romanzo ha ricevuto un importante riconoscimento mediatico, venendo segnalato nella rubrica “Il Leggilibri” del TGR Rai Campania da Claudio Ciccarone. Che effetto fa vedere l’opera viaggiare sul servizio pubblico e quale pensa sia stata la chiave che ha conquistato una vetrina così prestigiosa?

È stato un grande onore sapere che Nero su nero è arrivato nelle case delle persone attraverso una rubrica storica e autorevole come “Il Leggilibri”. Credo che la redazione abbia colto la duplice natura del romanzo: da un lato il forte legame con l’identità e la storia del nostro territorio, dall’altro l’universalità dei suoi temi. È un’opera che interroga il lettore del presente e questa sua attualità disarmante credo che sia stata la chiave.

Il titolo del romanzo, Nero su nero, evoca immediatamente un’immagine cromatica e materica molto forte. Cosa si nasconde dietro questa scelta e qual è il vero fulcro del libro?

Il titolo gioca su un doppio livello visivo e simbolico: il nero dei rotoli di papiro carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio e il nero dell’inchiostro che vi è impresso sopra, quasi invisibile a occhio nudo. Ma è anche il “nero” dell’ambizione umana che trama nell’ombra. Il fulcro del romanzo è proprio questo corto circuito: la grandezza e la purezza della Storia che riaffiora dal buio dei secoli e si scontra inevitabilmente con le piccolezze, le vanità e le fragilità di uomini comuni che si trovano a gestire qualcosa di immensamente più grande di loro.

Una delle scelte narrative più affascinanti è l’uso di “nomi d’arte” per personaggi storici realmente esistiti. Il protagonista Francesco Camilli nella realtà è Camillo Paderni, il geniale Paggi è Padre Antonio Piaggio. Perché ha preferito la trasfigurazione letteraria alla fedeltà biografica assoluta?

Ho voluto usare dei “nomi d’arte” – o pseudonimi letterari – proprio per rivendicare la sacra libertà della letteratura rispetto alla saggistica d’archivio. Cambiare i nomi mi ha permesso di esplorare l’operato di queste figure senza l’obbligo del documento accademico. Francesco Camilli smette così di essere solo il custode del museo borbonico di Portici e diventa l’archetipo dell’antieroico quotidiano: un uomo vanitoso e opportunista che, pur di difendere il proprio status e la propria poltrona, sceglie la via dell’inganno mascherando l’incompetenza davanti ai papiri. I nomi d’arte trasformano la cronaca storica in una parabola universale sui vizi umani.

Nel romanzo si respira anche un’atmosfera da thriller storico-politico. Sullo sfondo si muovono giganti della cultura come Johann Joachim Winckelmann (Johan Elman, lo studioso straniero), Madame de Staël (la nobildonna tedesca di cui sono riportate le vere parole quando saprà della scoperta) e, per altri scopi, c’è anche Francesco Arcangeli (nel libro Arcangelo Bassi), legato a un celebre giallo storico mai risolto. Cosa cercavano davvero queste figure tra le ceneri di Ercolano e come si inseriscono nei complotti dell’epoca?

In realtà, figure come Winckelmann o Madame de Staël si muovevano spinte da un amore autentico per la scoperta e da un reale interesse culturale. Il loro dramma, nel romanzo, è proprio questo: pur avendo la sensibilità per capire l’immenso valore dei papiri, si ritrovano con le mani legate, tagliati fuori dai grandi giochi di potere delle corone europee, dello Stato della Chiesa e dei Gesuiti. Ho voluto inserire questo sfondo storico non come un elemento estraneo, ma come la realtà quotidiana in cui i personaggi si trovano a vivere e a scontrarsi. Il contatto di Winckelmann con Francesco Arcangeli – il suo presunto assassino – e il legame con il nostro protagonista, Francesco Camilli, prenderanno una piega del tutto inaspettata proprio durante la sua visita a Ercolano (Vortici) per vedere i papiri. Lì accadranno dinamiche particolari, ma preferisco non svelare oltre per non togliere al lettore il piacere di scoprire come si intrecciano questi destini.

Nel libro emerge un concetto chiave: “a volte la storia mente”. Questo si lega alla clamorosa beffa della scoperta dei testi. Ci racconta cosa accadde quando Padre Piaggio inventò la macchina per srotolare i papiri?

Questa è stata forse la più grande e affascinante ironia della sorte della più antica biblioteca del mondo classico. La Corona borbonica e gli studiosi dell’epoca attendevano con ansia la lettura dei papiri perché erano convinti che avrebbe restituito i capolavori perduti dell’antichità classica, i testi scomparsi di Omero, Aristotele o dei grandi tragediografi, per esempio. Si aspettavano un trionfo celebrativo. Invece, quando la macchina di Padre Piaggio srotolò le prime fragili righe, la rivelazione lasciò tutti profondamente delusi. Sotto la cenere non c’erano le fantasie degli intellettuali cortigiani, ma le opere di un autore allora del tutto sconosciuto, il filosofo epicureo Filodemo di Gadara, insieme ad altri scritti dimenticati che la tradizione non aveva scelto di tramandarci. La Storia ha mentito alle aspettative umane, restituendo una filosofia del piacere e della moderazione a chi cercava solo la celebrazione del potere.
In tutto questo, il nostro protagonista Francesco Camilli continua a barare, ostacolando chi davvero sapeva cosa fare e fingendo di comprendere e gestire una scoperta di cui non sapeva nulla. Ma l’unico che beffardamente lo canzona, l’unico capace di scorgere tutte le sue debolezze e di sconfessarlo, è il suo ex collega, Arcangelo Bassi. Bassi è un delinquente e un imbroglione, un uomo dai mille difetti, ma paradossalmente si rivela più libero, arguto e capace del protagonista, diventando lo specchio spietato in cui Camilli è costretto a guardare il proprio fallimento.

Nel romanzo introduce un’iperbole drammatica, una potente metafora della censura e della miseria morale: per nascondere i propri fallimenti e la distruzione di migliaia di preziosi manoscritti, Camilli compie un atto imperdonabile. Come si sviluppa questo risvolto così tragico?

Risposta: Nella realtà storica, molti papiri andarono purtroppo distrutti per l’imperizia dell’epoca; nel libro, ho voluto estremizzare questo dramma per farne una metafora della vanità che acceca l’uomo. Il protagonista, terrorizzato all’idea che venga scoperta la sua totale incompetenza, mette in atto un piano spietato: ordina di interrare di nuovo tutti i rotoli rimasti illesi dalla sua stessa distruzione. Questa operazione segreta provoca il crollo dei cunicoli e le esalazioni di gas sotterranei, causando la morte di ignari operai. È il prezzo di sangue pagato per difendere una menzogna, il simbolo di tutte quelle verità che l’ambizione cieca ha sottratto per sempre all’umanità.

Questo ci porta a un finale cupo e travolgente, in cui le tessere del mosaico si disperdono. Alla fine, nessuno sembra vincere davvero. Qual è il destino dei protagonisti e della verità?

Il finale del libro rispecchia la mia convinzione che la verità assoluta rimanga, in gran parte, un mistero inafferrabile. Alla fine della storia, Francesco Camilli è costretto a scappare e a nascondersi, mentre lo studioso viene ucciso. Anche il beffardo e spietato Arcangelo Bassi va incontro a un destino tragico, che però non riveliamo per non togliere il piacere della lettura. Con la loro scomparsa, svanisce anche l’unica testimonianza diretta di ciò che è accaduto. Chi conosce davvero la verità? Nessuno. Tutto ritorna nel silenzio e nel buio, lasciando un vuoto storico insondabile.

Questo vuoto narrativo si collega in modo sorprendente alla realtà dei nostri giorni. La biblioteca di Ercolano è ancora in gran parte sepolta e i papiri restano una sfida aperta. Quanto c’è del nostro presente in questo finale?

Moltissimo. Ancora oggi, la Villa dei Papiri giace in gran parte sotto metri di terra e centinaia di rotoli non sono mai stati letti (anche la parte latina della biblioteca è ancora da leggere) perché troppo fragili per i metodi meccanici del passato. Ma la Storia sa essere straordinariamente circolare ed è affascinante vedere come la realtà stia superando la finzione: proprio in questo periodo, grazie a iniziative globali come la Vesuvius Challenge finanziata da grandi investitori, tra cui Elon Musk, un team di giovani studenti sta finalmente leggendo i primi testi senza aprirli, utilizzando i raggi X e l’Intelligenza Artificiale.

Alla luce di questo legame tra passato e futuro, qual è il messaggio ultimo che spera rimanga nel lettore una volta chiusa l’ultima pagina?

La Storia non è un percorso lineare ma un terreno cosparso di ombre e omissioni. Nella vita possiamo mentire e cercare l’apparenza a discapito della sostanza pur di difendere le nostre piccole certezze quotidiane. Anche se Camilli, nel romanzo, riesce a fuggire e a nascondere i suoi misfatti, il tempo toglie le menzogne strato dopo strato, proprio come si fa oggi virtualmente con i rotoli di papiro carbonizzati. La verità totale forse non la sapremo mai, ma l’atto stesso di cercarla, scavando tra le macerie e le finzioni degli uomini, è ciò che ci rende umani e ci costringe a togliere la maschera davanti a noi stessi.

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