Rosa Bianco
Tra le novità più interessanti della recente saggistica letteraria italiana si colloca “Secondo Moravia. Letteratura, politica, impegno,” pubblicato da Paolo Loffredo Editore, nella collana Mosaic e introdotto dalla prestigiosa prefazione di Raffaele Manica. Il volume segna l’esordio monografico di Jody Gambino, giovane studioso irpino che affronta una delle figure più influenti e controverse della cultura italiana del Novecento: Alberto Moravia.
Ma il Moravia che emerge da queste pagine non è soltanto il grande romanziere degli Indifferenti o della Noia. È soprattutto l’intellettuale pubblico, il polemista, il giornalista, l’osservatore instancabile della storia e delle sue contraddizioni.
Un giovane irpino alla scuola del Novecento
L’autore, Jody Gambino, rappresenta una delle voci più promettenti della nuova critica letteraria italiana. Nato a Fontanarosa, in Irpinia, nel 2001, si è formato presso l’Università di Roma Tor Vergata, dove ha conseguito la laurea in Lettere e successivamente quella in Filologia moderna. Attualmente è dottorando in Studi Italianistici, con una ricerca dedicata alla rivista Tempo presente, fondata da Nicola Chiaromonte. Nonostante la giovane età, Gambino ha già rivolto la sua attenzione ad alcuni protagonisti della cultura novecentesca, da Moravia a Calvino, da Flaiano a Bianciardi, mostrando una rara capacità di coniugare ricerca archivistica e interpretazione critica; appartiene, infatti, a quella nuova generazione di studiosi che guarda al Novecento non come a un repertorio museale, ma come a una riserva di domande ancora aperte.
La sua formazione emerge chiaramente nel volume: rigore filologico, attenzione ai documenti e capacità di collegare le idee degli scrittori ai processi storici che le hanno generate.
Il Moravia che va oltre il romanzo
L’originalità del libro consiste nello spostare lo sguardo dalla narrativa alla vasta produzione saggistica di Moravia. Gambino ricostruisce il percorso dello scrittore attraverso articoli, interventi pubblici e raccolte fondamentali come La Speranza, ossia Cristianesimo e Comunismo, L’uomo come fine, Impegno controvoglia, L’inverno nucleare e Diario Europeo.
Ne nasce il ritratto di un autore, che attraversa quasi per intero il Novecento italiano, confrontandosi con il fascismo, la guerra, il comunismo, il boom economico, il Sessantotto, il terrorismo e la minaccia nucleare.
Più che uno scrittore impegnato nel senso tradizionale del termine, Moravia appare come una coscienza critica, che osserva il proprio tempo senza mai confondersi con esso.
Dall’antifascismo agli anni di piombo
La struttura del volume segue le grandi stagioni della vita pubblica moraviana.
La prima sezione analizza gli anni della formazione sotto il fascismo, le censure e le difficoltà incontrate dal giovane scrittore. La seconda si concentra sul dopoguerra e sulla stagione dell’impegno culturale, quando Moravia contribuisce alla fondazione della rivista Nuovi Argomenti e partecipa ai grandi dibattiti sull’arte e sulla politica.
Particolarmente interessante è la parte dedicata agli anni Sessanta e Settanta, quando lo scrittore affronta temi che restano ancora oggi centrali: l’alienazione prodotta dalla società dei consumi, la contestazione giovanile, il femminismo, il terrorismo e la crisi del ruolo dell’intellettuale.
L’ultima sezione segue invece Moravia europarlamentare, impegnato nelle campagne per il disarmo nucleare e nella costruzione di una coscienza europea.
L’autonomia come forma dell’impegno
Il nucleo interpretativo del saggio risiede nella convinzione che Moravia abbia costruito la propria autorevolezza sulla difesa dell’autonomia intellettuale.
Pur dialogando con il comunismo e con le principali culture politiche del suo tempo, lo scrittore rifiutò sempre qualsiasi subordinazione ideologica. Per lui l’arte non poteva trasformarsi in propaganda e il romanzo non doveva diventare uno strumento di militanza. L’impegno, semmai, apparteneva alla sfera pubblica del cittadino e dell’intellettuale.
Gambino mostra con efficacia come questa posizione, spesso fraintesa o criticata, costituisca uno dei lasciti più significativi del pensiero moraviano.
Un libro che interroga il presente
La scrittura è limpida, sorretta da una documentazione ampia e da una notevole padronanza critica. Pur nascendo in ambito accademico, il volume evita il linguaggio specialistico e riesce a parlare anche a un pubblico più vasto.
Il risultato è una lettura che restituisce complessità a una figura spesso ridotta a poche etichette e che, nello stesso tempo, conferma il talento di uno studioso destinato a ritagliarsi uno spazio importante negli studi letterari italiani.
La lezione di Moravia
La domanda che accompagna il lettore dopo l’ultima pagina è inevitabile: che cosa direbbe oggi Moravia?
Probabilmente guarderebbe con preoccupazione a una società in cui l’informazione corre più veloce della riflessione, dove l’indignazione dura il tempo di un algoritmo e il conformismo si nasconde dietro l’apparenza della libertà assoluta. Criticherebbe una politica spesso ridotta a spettacolo e una cultura che rischia di confondere la visibilità con l’autorevolezza.
Ma soprattutto ricorderebbe che il compito dell’intellettuale non è assecondare il proprio tempo bensì interrogarlo. Non seguire le opinioni dominanti, ma mettere in discussione le certezze collettive. Non offrire slogan, ma strumenti di comprensione.
È forse questa la ragione più profonda dell’attualità di Moravia. In un’epoca attraversata da nuove guerre, da disuguaglianze crescenti, da paure identitarie e da una pervasiva colonizzazione tecnologica delle coscienze, la sua voce continua a ricordarci che la libertà non coincide con il consumo, che la democrazia ha bisogno di spirito critico e che la cultura resta, prima di tutto, un esercizio di responsabilità civile.
Ed è il merito maggiore del libro di Jody Gambino aver riportato al centro questa lezione, mostrando come il Novecento di Moravia abbia ancora molto da dire al nostro presente.


