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Le Radici in movimento nelle immagini di Anna Giulia Pagliuso: così la realtà incontra sempre l’universo interiore

Le radici come universo in costante costruzione, come spazio simbolico che non è mai definitivo ma chiede ogni volta di essere riassestato o ricostruito. E’ il senso della mostra fotografica di Anna Giulia Pagliuso, di scena fino al 14 giugno alla Biblioteca Provinciale, presentata ieri pomeriggio nella suggestiva cornice dello Spazio Arena, nell’ambito delle iniziative promosse dall’associazione culturale Intrecci con il patrocinio di Provincia e Regione. E’ la giornalista Floriana Guerriero a porre l’accento sulla forza di un percorso fotografico che si fa invito a riappropriarsi del proprio tempo, a riscoprire la bellezza dell’universo, a interrogarsi sul rapporto tra l’uomo e la realtà che lo circonda, evidenziando come le immagini della mostra raccontino le radici come spazio interiore prima che come luogo fisico ed entità materiale “Sono simbolo di memoria e connessione, del legame tra vedere e sentire, occhi e vibrazioni dell’anima, raccontano soglie, confini, processi di trasformazioni, momenti di passaggio tra una dimensione e l’altra, istanti fissati per sempre prima che quel paesaggio si dilegui, dal fiore di loto che campeggia sull’acqua ad albe e tramonti, raccontati un attimo prima che la luce svanisca”. Massimo Montanile, presidente dell’associazione Intrecci ricorda il legame forte della mostra con il suo libro “Radici e algoritmi”, “Proprio come Anna Giulia anche io ho scelto di fissare su carta le memorie di un figlio del Sud, è come se avessimo scelto due linguaggi differente per parlare di radici, per raccontare la nostra storia. Quello di Anna Giulia è un invito a modificare il nostro sguardo, a mettere da parte la visione frettolosa del reale a cui siamo abituati, ad essere attenti ai dettagli per cogliere l’invisibile”.

A Martina Masullo, docente all’Università di Salerno il compito di ricostruire l’evoluzione dell’arte fotografica che “non è mai espressione fedele del reale, ma richiede sempre una scelta e un’interpretazione, è sempre frutto di uno sguardo soggettivo”. Masullo evidenzia come “la fotografia abbia visto trasformarsi profondamente la sua funzione, usata oggi per documentare anche i momenti quotidiani e non solo gli eventi più significativi della nostra vita, parte integrante della costruzione del nostro io digitale, a partire dalla straordinaria popolarità del selfie. Malgrado ciò, restano ancora vere le parole di Roland Barthes che distingueva tra perfezione di una foto sul piano tecnico e capacità della foto di emozionare, ricordandoci come la fotografia conservi sempre un significato legato alla nostra interiorità. Da questo punto di vista, si comprende perfettamente il percorso di Anna Giulia che chiede ad ogni lettore di declinare ogni immagini secondo la propria interiorità, ricordando sempre che le radici sono in costante trasformazione, sono in movimento”. Ad impreziosire l’incontro il messaggio di Annamaria Picillo, fondatrice di Avellino Letteraria che evidenzia la capacità di Pagliuso di  creare dialoghi visivi che interrogano l’anima di chi le osserva. E’, quindi, l’artista a soffermarsi sulla genesi della mostra “Ho provato ad interrogarmi su ciò che realmente ci sostiene nel nostro percorso di vita. Ogni immagine racconta momenti differenti della mia esistenza, dalla foto delle gocce in equilibrio sulla corda dei panni, sul davanzale di casa, al punto in cui si incontrano i due laghi di Nemi e di Castel Gandolfo a Rocca di Papa, dalle Canarie agli spazi che hanno segnato la mia infanzia e adolescenza, dalla conchiglia che campeggia accanto alle acque mosse del mare all’equilibrio tra vecchio e nuovo, tra ciò che muore e ciò che sta per rinascere di Lanzarote dove sul terreno di origine vulcanica spuntano delle piante, fino ai due mondi che si incontrano davanti al Gran Sasso. Sono nata a Rocca Di Papa, oggi vivo ad Ostia, le mie radici non sono le stesse di ieri. In queste immagini ci sono i luoghi della mia infanzia, quelli in cui ho dato il mio primo bacio, di cui mi sono innamorata nel corso delle mie vacanze, luoghi che continuano ad essere il io rifugio. Spazi che diventano sempre altro per chi le osserva e si caricano di significati sempre nuovi”. Preziosi gli interventi, nel corso dell’incontro, della professoressa Milena Montanile e della pedagogista Giulia Perfetto, parte integrante dell’associazione Intrecci che hanno sottolineato il percorso portato avanti dall’associazione nel segno di linguaggi artistici differenti e la capacità di Pagliuso di parlare all’anima.

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