FORINO – Un’atmosfera di profonda commozione e intensa riflessione ha avvolto la Chiesa di San Biagio a Forino, teatro della conferenza pubblica intitolata “La verità tra giustizia, fede e memoria”. L’evento, i cui dettagli sono illustrati nella locandina ufficiale, ha preso le mosse dalle pagine del libro «Quid est veritas?» del Presidente Emerito del Tribunale, Matteo Claudio Zarrella, per tracciare un parallelo potente e toccante tra il dramma del Golgota e il martirio di don Peppe Diana, il giovane parroco ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 a Casal di Principe.
A dare il via ai lavori è stato il caloroso discorso di benvenuto di pdre Marco Masi, il quale ha subito catturato il cuore dei presenti offrendo una chiave di lettura teologica e civile dell’incontro. Citando la potente chiusura del libro di Zarrella – dove un centurione, dinanzi al crocifisso, definisce la croce come *«un insulto che la terra volge al cielo, il cielo se ne appropria e la converte a sua gloria»* – padre Masi ha saputo rintracciare la stessa identica filigrana nel sacrificio di don Giuseppe Diana.
> «Quell’omicidio fu l’ennesimo “insulto che la terra volge al cielo”, il tentativo brutale di zittire la verità e imporre la paura attraverso il sangue aspro del martirio», ha dichiarato padre Masi con evidente commozione. «Ma proprio come sul Calvario, il cielo si è appropriato di quel sacrificio e lo ha convertito. Le sue parole immortali — “Per amore del mio popolo non tacerò” — sono diventate il seme di un intero popolo che è rinato dal suo riscatto».
Un tavolo di altissimo spessore e un arrivederci nel segno dell’impegno
Il dibattito ha visto un confronto di altissimo livello culturale e umano. Oltre all’autore del testo, il Presidente Matteo Claudio Zarrella, ha preso la parola il giornalista Gianni Festa, firma autorevole che proprio negli anni più bui della presenza camorristica nel casertano realizzò storici reportage sul campo, portando una testimonianza vivida della cronaca di quei tempi.
Il momento di massima densità emotiva della serata si è toccato grazie alla presenza in sala di due custodi d’eccezione della memoria del parroco: la sorella, la Sig.ra Marisa Diana, e il suo confratello sacerdote, Monsignor Salvatore Coviello. La loro partecipazione è stata definita da padre Masi “preziosa e necessaria per fare memoria viva di una testimonianza che non si spegne”.
A tessere i fili di questo importante dibattito con straordinaria sensibilità è stata l’Avvocato Penalista Giovanna Perna. Nelle battute conclusive della serata, l’Avvocato Perna ha preso la parola per i ringraziamenti istituzionali, rimarcando il profondo legame umano e professionale con l’opera presentata:
> «Ringrazio nuovamente padre Marco. Credo che ci saranno, perché ci sono stati, tanti spunti di riflessione – non adesso, tra qualche mese – per rivederci e, perché no, continuare con il dottor Zarrella, al quale avrei voluto fare tante altre domande, perché poi mi lega anche una sorta di connessione generazionale, facendo io l’avvocato penalista. Ma ci prendiamo l’impegno di rivederci e di continuare a parlare di questo straordinario volume. Grazie a tutti e buona serata».
“Hic est veritas”: la forza della testimonianza
L’incontro ha dimostrato come la figura di don Peppe Diana appartenga a quella schiera di martiri capaci di trasformare l’apparente sconfitta della morte in un messaggio imperituro di speranza. Se la domanda millenaria di Ponzio Pilato — Quid est veritas — rischia di rimanere un quesito sospeso, la risposta ieri sera è risuonata forte tra le navate della parrocchia dei SS. Biagio e Stefano.
La verità, è stato ricordato, non è un’astrazione filosofica: abita nei gesti concreti, nel coraggio di non tacere dinanzi ai soprusi e sul legno di quegli altari dove si è consumato il sacrificio dei giusti. Davanti al sangue innocente, la coscienza collettiva ritrova lo sguardo del centurione e può finalmente gridare: *Hic est veritas*. Qui, nel coraggio della testimonianza e nella promessa comunitaria di continuare a discuterne, risiede la verità.




