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La nuova maturità convince a metà, si parte il 18 giugno con la prova d’Italiano. Ma lo scoglio resta l’ammissione

E’ una maturità profondamente rinnovata a caratterizzare il nuovo esame. Una riforma che, nell’intenzione del Ministro dell’Istruzione e del Merito Raffaele Valditara, vuole essere “non solo una verifica finale delle conoscenze, delle abilità e delle competenze acquisite”, assumendo “una funzione orientativa per la prosecuzione degli studi o l’inserimento nel mondo del lavoro: accompagna lo studente nelle scelte future, lo aiuta a valutare con più consapevolezza se continuare gli studi a livello universitario, nelle istituzioni AFAM o negli ITS Academy, oppure iniziare un percorso professionale”.

Si parte il 18 giugno con la prova scritta nazionale che accerta la padronanza della lingua italiana. I maturandi avranno a disposizione 6 ore per affrontare una delle sette tracce proposte, divise tra analisi del testo (2 alternative), testo argomentativo (3 opzioni) e tema di attualità (2 spunti).

Venerdì 19 giugno sarà invece il turno della seconda prova, quella incentrata sulla materia “di indirizzo”. Dal Latino per il Classico alla Matematica per lo Scientifico, la durata del secondo scritto varierà in base al percorso formativo: da un minimo di 4 ore fino ad arrivare a più giorni per i licei artistici e musicali o per gli istituti che prevedono prove pratiche. Cambia, invece, il colloquio che vertà su quattro discipline scelte annualmente dal Ministero.

Nessun “argomento iniziale” sorteggiato dal candidato, il colloquio si aprirà con una riflessione personale del candidato sul suo percorso.

Questa fase sarà decisiva per valutare il Curriculum dello Studente: un documento, allegato al diploma di Maturità, che non avrà più un ruolo accessorio ma sarà parte integrante dell’orale e della valutazione (sui 20 punti potenzialmente assegnabili per questa prova, ben 5 sono destinati a valutare il grado di maturazione personale dello studente). Gli studenti che faranno scena muta saranno puniti con la bocciatura.

A seguire, si entrerà nel vivo dell’interrogazione: i professori non richiederanno più collegamenti – a volte forzati – su tutte le discipline in programma. L’esame, da quest’anno, si concentrerà esclusivamente su 4 materie, individuate dal MIM a fine gennaio: ci saranno sicuramente Italiano (oggetto della prima prova) e la materia d’indirizzo (affrontata anche nella seconda prova), più altre due discipline di base, variabili da indirizzo a indirizzo.

Secondo un’indagine di Skuola.net il vero “scoglio”, infatti, non sono le commissioni d’esame, ma l’ammissione allo stesso. Per accedere alle prove è necessario avere la sufficienza in tutte le materie (condotta inclusa). Questa barriera ha fatto sì che nel 2025 il 3,5% degli studenti dell’ultimo anno venisse fermato prima del via. A questo dato si aggiunge la dispersione scolastica a monte: l’8,2% dei giovani tra i 18 e i 24 anni abbandona la scuola prima di arrivare al diploma. Tra le regioni più severe nei criteri di ammissione: Sardegna (7,1% di non ammessi), Liguria (5,0%) e Trentino-Alto Adige (4,6%). Tra le più indulgenti: Molise (2,6%), Campania, Valle d’Aosta e Veneto (tutte al 2,9%). Una volta ammessi, l’esame è quasi una formalità: la percentuale di bocciati a fine prove è un microscopico 0,3%, in linea con i trend degli ultimi anni. La Maturità tende a premiare la maggioranza dei candidati con votazioni medio-alte. I voti minimi (60/100) rappresentano appena il 4,9% degli studenti si è diplomato “per il rotto della cuffia”.I voti massimi (100 e 100 e lode): il 7,1% ha ottenuto 100, a cui si aggiunge un 2,8% (circa 14mila ragazzi) che ha conquistato la lode. L’indagine conferma una storica spaccatura geografica tra Nord e Sud Italia in merito alle valutazioni apicali. Il Sud Italia si conferma generoso con i voti massimi, guidato da una netta supremazia della Calabria, dove quasi 1 studente su 5 ha ottenuto il massimo dei voti (vanta il 6,1% di lodi e il 12% di 100). Ottimi risultati per i 100 “standard” anche in: Sicilia: 10,3%, Puglia: 9,9%, Campania: 9,5%, Basilicata (8,9%) e Molise (8,3%). Le regioni settentrionali mostrano una rigidità decisamente maggiore e concentrano la quota più alta di voti minimi (60/100), guidate da Lombardia (6,8%), Liguria (6,4%) e Veneto (6,0%).

Una maturità,  quella immaginata da Valditara, che non convince i docenti. “Il nuovo esame di stato – spiega il prof. Pellegrino Caruso, docente al Convitto Colletta-  non mi convince fino in fondo. La riduzione del numero dei commissari rischia di ridurre l’ attenzione verso più discipline, riducendo il numero di discipline effettivamente studiate fino alla fine dell’ anno scolastico. Al classico trovo riduttivo che il latino sia disciplina d’ esame sia allo scritto che all’ orale, ignorando il greco così come manca l’ attenzione all’ ormai fondamentale lingua inglese. Ricordo con piacere un anno in cui Arte fu piacevolmente materia di esame. Trovo invece meritorio aprire l’ esame orale partendo dai ragazzi, consentendo loro di esporre sulle capacità e competenze maturate negli anni, sulle skills acquisite”.

“La pseudo rivoluzione  – spiega la prof.ssa Mara Lo Russo, docente al liceo Mancini – sta già nella denominazione: Esame di Maturità. In un momento storico di irrazionalismo sfrenato, di completa assenza di modelli di equilibrio e umanità, a scuola si dovrebbero dare patenti di maturità, qualità latitante o completamente svalutata di senso. Ma la novità principale del nuovo Esame di Stato è un’interrogazione su sole quattro discipline, individuate senza nessun criterio condiviso. Così l’esame diventa una preparazione selettiva finalizzata al superamento di una prova, ottenendo come risultato prioritario quello di risparmiare sui costi delle commissioni e di ridimensionare il senso costituzionale di una verifica, che dovrebbe arrivare alla fine di un processo di «pieno sviluppo della persona umana».
Il docente, pertanto, smette di fare l’insegnante, di accompagnare lo studente nel navigare tra le connessioni di un sapere, che dovrebbe essere inteso in senso olistico, e si ritrova a fare il controllore di nozioni all’interno di un perimetro stabilito dall’alto.
Infine Il colloquio orale, che dedica ampio spazio alla presentazione di sé stessi e alla relazione sulle esperienze legate alla Formazione Scuola Lavoro diventa il momento in cui lo studente deve dimostrare la propria occupabilità, piuttosto che la propria maturità civile: una vera aporia. In un mondo che ragiona quasi esclusivamente in termini di mercato questo era un approdo tristemente prevedibile. Ciononostante difendo il valore dell’Esame di Stato come prova di carattere, formativa soprattutto dal punto di vista umano, rito di passaggio necessario verso una nuova fase della vita dei nostri giovani, ai quali auguro come sempre di prepararsi al meglio per rispetto di sé stessi, senza caricare eccessivamente di aspettative il risultato finale. Che il loro viaggio verso Itaca “sia lungo, fertile in avventure e in esperienze” e soprattutto “siano tanti i mattini d’estate”.

A sottolineare la necessità di sperimentare sul campo la nuova formula la prof.ssa Giulietta Fabbo, docente al liceo Colletta di Avellino: “La nuova formula é coerente con gli ultimi cambiamenti e le ultime novità che il Ministero ha apportato nella formazione della Scuola Secondaria di II grado in merito ai percorsi di Formazione Scuola Lavoro e di Orientamento. Si tratta di percorsi che pongono sempre più al centro dell’intervento didattico la consapevolezza, da parte dello studente, delle proprie attitudini, delle proprie predisposizioni, dei propri desideri. Non a caso l’esordio della colloquio orale – che ha rappresentato il punto di interesse maggiore della riforma – avverrà con una narrazione, da parte dello studente, delle proprie esperienze e del proprio percorso realizzato nell’ambito delle attività di FSL dando rilievo anche all’educazione civica e alla cittadinanza attiva. Sperimenteremo sul campo se queste novità avranno avuto effettivamente la capacità di stare in equilibrio tra le conoscenze disciplinari, circoscritte a un numero inferiore di programmi d’esame, e le competenze che gli studenti dovrebbero aver maturato nell’intero percorso di apprendimento”

 

 

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