Un dialogo tra parole e immagini, un itinerario che è atto di libertà, nel tentativo di abbracciare l’infinito. E’ la prof.ssa Mirella Napodano a porre l’accento sul messaggio di speranza che arriva dall’opera prima di Andrea Gennarelli, critico cinematografico e animatore del Cinecircolo Santa Chiara, “Frammenti di pensieri”, edita da Scuderi, presentata ieri nel corso di un incontro nel salone dell’ipogeo della chiesa di Costantinopoli. “Andrea con un’opera certamente originale – spiega Napodano, dirigente scolastica ed esperta di filosofia dialogica – sembra ricordarci che è per rinascere che siamo nati. Attraverso parole e immagini ci consegna un discorso sull’esistenza umana, frutto di un processo di introspezione, per scoprire che anche un manichino può raccontare storie e che ciascuno di noi è chiamato a mantenere accesa la propria lanterna personale, senza aspettare che la luce arrivi dall’esterno. Il suo sguardo visionario intriso di lirismo si posa su un fiore ai bordi del marciapiede, sulla torre dell’orologio che diventa simbolo di resilienza, sulla danza dell’alga giapponese che si solleva ora verso la luce per poi adagiarsi sul fondo, sulla panchina che è preziosa perchè luogo della sosta e delle confidenze. Uno sguardo che non dimentica le cicatrici che caratterizzano i monumenti, a causa della disattenzione di una certa politica”.
Napodano sottolinea più volta come “Poesia e filosofia si intrecciano nella raccolta, per ricordare al lettore che ogni passo fa parte del cammino, che la cura è il fondamento dell’esistenza umana, così l’abbraccio è ora rifugio, ora ancora, ora opportunità di scoprire la propria forza. Le emozioni diventano così atto cognitivo, spazio di un tempo ritrovato, in cui si fondono il bambino con la sua purezza e lo sguardo dell’adulto con la sua saggezza, per restituire priorità alla gioia del momento. La passeggiata tra le strade della città diventa occasione per ritrovare sè stessi e mettere da parte pensieri superflui. Il risultato è un atto ermeneutico, che passa per la sofferenza e l’attraversamento del labirinto, guidati dalla certezza rappresentata dal filo di Arianna. Di qui la necessità di cambiare il punto di vista, di liberare la mente dalle scorie per accogliere l’infinito che cerca di farsi strada, scoprire la bellezza che c’è nel paesaggio con le sue cicatrici, comprendere che la sofferenza può diventare scudo, poichè ci può essere un giardino nascosto nel fossato, dove cresce tra l’indifferenza di tutti”.
E’ quindi la giornalista Floriana Guerriero a porre l’accento sulla scelta di Andrea di consegnare ai lettori un piccolo manuale che può rappresentare una guida nei momenti difficili della propria esistenza “Andrea celebra il potere dell’uomo di elevarsi al di sopra delle brutture del mondo, accettando le propria fragilità e cercando sempre la bellezza nascosta, la luce anche quando è nascosta dalla nebbia. Ribadisce la necessità di ripartire da valori come libertà, coraggio e lealtà, consapevoli di non essere soli ma di avere sempre delle ali che possono guidarci, rappresentate dalla nostra forza interiore e dall’affetto delle persone care. Una piccola guida che ci aiuta a riflettere sul nostro stare al mondo ma che si fa anche omaggio alla città di Avellino attraverso la rappresentazione di angoli inediti del capoluogo”. Prezioso il racconto della prof.ssa Maria Cafasso che si sofferma sulla genesi del volume “Tutto è nato da una conversazione con Andrea, ci siamo trovati a parlare della bellezza del Corso cittadino illuminato. Di lì abbiamo cominciato a riflettere su come tutto dipenda dalla percezione delle cose. Scrivere è stato così per Andrea un modo per mettere in ordine i pensieri e le emozioni scaturite da oggetti apparentemente banali, a patto di non essere distratti, di tornare a guardare ciò che ci circonda con un nuovo sguardo. Sono nate così istantanee e riflessioni, spesso affidate ai social, sorta di resoconto di ogni giornata”.
E’, infine, l’autore a raccontare come questi frammenti di pensieri siano scaturiti da lunghe passeggiate notturne per la città ma siano soprattutto il frutto di un’esperienza di vita dolorosa “Più camminavo, e più mi sembrava di trovare nei luoghi, negli oggetti una risposta alla mia sofferenza, come se le pietre riuscissero a parlarmi. E’ stato un esercizio liberatorio e terapeutico. Ecco perchè mi piacerebbe continuare questo percorso con il Cammino di Santiago, raccogliendo le storie dei tanti pellegrini che incontrerò lungo il Cammino”. Pone l’accento sulla passione per il cinema che lo ha sempre guidato “Mi è sempre piaciuto mescolare linguaggi artistici differenti ed è chiaro che la scelta delle fotografie ha un taglio fortemente cinematografico. Del resto, il legame con il cinema è scritto nel mio stesso nome, scelto da mia madre sulla base del manifesto di un film che campeggiava sulla facciata della sala”. All’editrice Giovanna Scuderi il compito di sottolineare il valore di un libro che si fa diario intimo, in cui è facile trovare una parte di s’, impreziosito dalla copertina curata da Mila Maraniello e dal contributo di Raffaele Tomasetta. Bella la testimonianza della mamma dell’autrice, preside in pensione, che ha incoraggiato tutti a seguire l’esempio di Andrea, provando a guardarsi dentro, senza paura.
Un incontro capace di parlare all’anima grazie ai passi del libro letti da Susanna Puopolo e alle note del pianista Giampiero Colella. Di forte suggestione anche l’opera realizzata dalla prof.ssa Giuliana Mollica scaturita dalle riflessioni della serata e dalle pagine del libro “Ho voluto fissare sulla tela i palloncini che volano, liberi di camminare verso la luce, le cadute che caratterizzano la vita, dai fiori emblemi di rinascita agli astri che richiamano la luce. Poichè dobbiamo sempre ricordare di imparare a fiorire”.








