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Gli ultimi e gli “invisibili” nel nuovo romanzo di Castiglione. Una storia del Novecento

Per molto tempo una delle migliori firme del “Mattino”, ora si dedica esclusivamente alla letteratura. Tra memoria storica e invenzione narrativa

– di Antonio Emanuele Piedimonte –

“Un tempo non molto lontano viveva a Napoli una donna che aveva dei poteri eccezionali, tant’è che non solo parlava con i defunti, ma sapeva anche leggere nel futuro, muovere le cose con la sola forza del pensiero, far danzare i tavolini. Un portento insomma”.

Parla anche delle incredibili gesta di Eusapia Palladino – la leggendaria medium (la più famosa del tempo) che fece scomodare scienziati e giornalisti di tutto il mondo – il nuovo romanzo del giornalista napoletano Corrado Castiglione “Lettera a Saragat” (Rayuela edizioni, 210 pagine), una intrigante storia che ruota intorno alle vicende di un “uomo qualunque”, Salvatore Piccirillo, la cui parabola personale diventa lo specchio dell’Italia intera tra il Secondo dopoguerra e gli anni del boom economico.

Tutto nasce con una lettera consegnata al presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, missiva che viene misteriosamente smarrita lasciando una scia di interrogativi. Attraverso le gesta di figure “magiche” e persino invisibili – oltre la Palladino c’è la “Bella ‘Mbriana” (il genius loci della casa) – e le immagini via via rievocate dai vari personaggi, tra cui l’infaticabile papà Federico (operaio dell’acquedotto) e un cugino disperso in Russia, emerge il racconto della Seconda guerra mondiale. Seguendo la storia di Piccirillo, infatti, il romanzo ci conduce nel cuore dolente della Napoli del dopoguerra, e arriva alla descrizione dell’illusorio benessere dell’Italia del cosiddetto “miracolo economico”, perché quello che nel libro viene definito “miracolo balordo” è stato uno specchio delle contraddizioni di un’epoca, di un tempo che prometteva riscatto sociale e ricchezza per tutti ma in realtà finì col procedere, a velocità alterne, sino a finire con l’ingannare e lasciare indietro i cittadini più fragili, i più deboli.

Corrado Castiglione – che è stato per molto tempo una delle migliori firme del “Mattino” e ora si dedica esclusivamente alla letteratura – mescola sapientemente memoria storica e invenzione narrativa. Da una parte gli orizzonti esoterici legati alla medium – e con essi anche i perturbanti squarci aperti dallo spirito della “Bella ‘Mbriana” – dall’altra la narrazione civile e politica imperniata sulla vicenda umana di Salvatore Piccirillo. Il romanzo, dunque, oscilla continuamente tra il racconto civile – che fotografa i grandi mutamenti sociali del Novecento – e una dimensione più intima e profonda, volta a restituire dignità e voce agli “invisibili”. In estrema sintesi, la storia del protagonista è il pretesto narrativo per dimostrare che la vera Storia non è solo quella racchiusa nei manuali scolastici, ma è fatta soprattutto dalle vite, dalle speranze e dalle disillusioni delle persone comuni. È la storia dei senza storia.

 

 

 

 

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1 commento

  1. Condivido: felice sintesi di vicenda privata e di storia, quella con la S minuscola che è fatta non solo di guerre ma anche degli intelletti e delle volontà personali che, con capacità e limiti, vivono e muoiono tra gli eventi tanto più grandi di loro.

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