E’ la necessità di ripensare le città in tempi in cui l’emergenza climatica appare ormai inarrestabile e le estati sempre più roventi ad emergere con forza dai commenti sui social di esperti o semplici cittadini. La consapevolezza è che Avellino non è più la città verde che era in futuro mentre, invece, oggi più che mai è necessario investire sul verde pubblico.
Nei giorni scorsi l’appello di Legambiente Avellino ma sono in tanti a interrogarsi su ciò che deve cambiare nelle nostre città per fronteggiare temperature estreme “Gli eventi meteorologici di ieri non sono maltempo ma è crisi climatica! L’alternanza sempre più estrema tra ondate di calore e fenomeni meteorologici violenti ci dice che il cambiamento climatico è già qui, e sta incidendo profondamente sulla vita delle comunità locali. È necessario un cambio di passo immediato nelle politiche pubbliche, perché non possiamo più affrontare queste situazioni solo in emergenza”.
L’architetto e scrittrice Emilia Cirillo sottolinea come “La sensazione è che siano soprattutto le notti ad essere più roventi. «Perché tutto ciò si combina a un altro fattore, ovvero che le aree urbane sono diventate degli accumulatori di caldo. Le città sono fatte di materiali che durante il giorno assorbono calore e poi lo restituiscono con calma di notte». Dino Zardi fisico dell’atmosfera. Ripensare le città? Potrebbe essere il primo passo concreto verso un cambiamento della sopravvivenza urbana. Chi non ha soldi, non può scappare dalla sua invivibilità. Ha voglia a dirlo, il sen. La Russa, che combatteremo il caldo caraibico. Come? Potrà combatterlo lui, con i potenti mezzi che lui e la casta hanno a disposizione. Ma non il popolo tutto. Non l’italiano medio che lo ha votato(!) Il caldo sembra democratico, ma non lo è. Colpisce chi non ha difese. Politiche immediate ci vogliono. Città ecocompatibili, subito”.
Costantino D’Argenio, docente ed esponente di Rifondazione, sottolinea come “la necessità di togliere asfalto e pietre e piantare alberi è reale in tutte le città, compresa Avellino”.
Stefano Iannillo di Arci spiega che “Questo caldo è un fenomeno strutturale con cui la città deve fare i conti: politicamente, urbanisticamente, economicamente e socialmente. Bisogna – da subito – costruire strategie di lungo periodo per affrontarlo e aggredire alla base i fenomeni di aggravamento della crisi climatica.
Dalla rimozione dell’asfalto inutile alla riconvesione termica ed energetica degli edifici, dalla creazione di oasi climatiche alla dotazione di tutte le scuole di impianti di climatizazione, dalla posa di migliaia di alberi alla riemersione dei corsi d’acqua intombati. Il prossimo piano urbanistico deve ripartire da questo, per evitare di condannare ulteriormente la nostra città”.
Mario Perrotta, ingegnere, già assessore comunale all’urbanistica spiega come “Circa 10 anni fa quando indicavo per la Progettazione della Piazza centrale di Avellino i sistemi NBS Nature Based Solutions qualche “illuminato” replicava che le Piazze andavano lastricate, aggiungendo una serie di banalità e stupidaggini che è meglio cancellare dalla memoria collettiva. Ora ci troviamo nel bel mezzo di una crisi climatica, prevedibile da oltre 15 anni, con una “fornace” a cielo aperto impraticabile ed invivibile. Le temperature sulle pietre superano i 60 gradi e l’inerzia termica dei materiali determina un microclima nell’area non compatibile con la vita dei cittadini, soprattutto la sera dopo il tramonto. Ora gli stessi “illuminati” -convertiti sulla via di Damasco- propongono soluzioni di mitigazione degli effetti della crisi climatica”.
Annamaria Sesia ricorda quelle che erano le tecniche di costruzione delle case di una volta “A tutti quelli che …”non mi ricordo di questo calore ad Avellino negli anni passati”ci sarebbe da dire che prima del terremoto ad Avellino e soprattutto in centro/centro storico i fabbricati erano in muratura e principalmente di tufo conduttore naturale di caldo/freddo infatti per il passato non si conosceva l’effetto condensa del cemento armato… Ogni strada aveva il suo piccolo polmone di verde i tigli a via Due Principati i Pini a piazza Garibaldi i cedri in Piazza Libertà i lecci a Corso Europa e via Colombo e ogni vecchio fabbricato aveva una corte interna o meglio ogni quartino aveva un piccolo giardino pensile sul retro di collegamento tra fabbricati le case erano riscaldate e raffreddate con sistemi antichi di fortuna e naturali non c’erano ovunque enormi piazzali di cemento e bitume asfalto pietre laviche … Guardatevi intorno ora e non ci vuole tanto a capire che “stavamo meglio quando stavamo peggio”.
“Mi chiedo perché da anni, più di un ventennio, via Cavour, piazza Cavour, e rione Aversa e Valle mecca – scrive Pasquale Matarazzo, funzionario della Regione – siano stati abbandonati da tutte le amministrazioni, anche le ultime, e siamo a pochi metri dal centro cittadino. Via Cavour ha un viale di tigli meravigliosi che emanano, in fiore, un profumo straordinario, ma quell’ asfalto sul marciapiede, sostitutivo delle mattonelle rosse degli anni 70, non si può vedere, asfalto sull’asse stradale e asfalto sul marciapiede una offesa al decoro urbano e alla calura estiva”



