di Virgilio Iandiorio
L’amico Pompeo Russoniello, collaboratore di Tribuna dell’Irpinia, il settimanale provinciale fondato e diretto da Pasquale Grasso, mi fece dono dell’opuscolo Passione di Gesù Cristo scritto da Pietro Angelo Spera ed edito nel 1835. Nulla di strano, solamente che il volumetto è scritto in latino utilizzando i versi di Virgilio. Un centone virgiliano alla maniera di Faltonia Betitia Proba, romana di nobile famiglia, che nel IV secolo, dopo la conversione al cristianesimo, compose un poema epico cristiano, De laudibus Christi, un componimento ottenuto giustapponendo versi estratti dalle opere del poeta Virgilio.
Come spesso accade, le sollecitazioni ricevute mi portarono a riprendere appunti, riassunti e note che erano lì in qualche faldone in attesa di tempi propizi per spuntare fuori. E così, rilessi nella Bibliotheca Fratrum Minorum Capuccinorum del Padre Apollinare da Valentia (1829-1899), edita a Roma-Napoli nel 1886, la biografia di un frate cappuccino della nostra provincia vissuto nel XVI secolo.
La biografia di Hieronymus a Sorbo, questo il nome del Cappuccino nostro conterraneo, è in latino, come tutto il libro di padre Apollinare da Valentia.
“Girolamo, di cognome Stefano, era nato a Sorbo, nella diocesi di Avellino. Studiò a Napoli le umane lettere e il diritto canonico e civile, così, conseguita la laurea in entrambe le materie, si avviò all’attività forense e all’assunzione di incarichi nella pubblica amministrazione. Convintosi subito che gli splendori del secolo erano tenebre, si ritirò presso i Cappuccini, e stando con loro si consacrò al Signore nell’anno 1570. Diede prova di mirabile fervore nell’acquisto delle virtù, dedicò la sua brillante intelligenza all’eloquenza sacra: teologo di non mediocre nome, era ritenuto oratore di grande eloquenza. Chiamato ad incarichi pubblici nella Provincia, fu dapprima Guardiano del convento di Piedimonte, avendo nello stesso tempo anche incarico di lettore di logica. Successivamente divenne Moderatore nel convento di San Severino, dove insegnò discipline filosofiche. Eletto Custode Generale, prese parte al Capitolo Generale; successivamente divenne Definitore della Provincia e inoltre Ministro (1582-1584). Si conquistò con la prudenza, la carità e lo zelo religioso l’amicizia e l’affetto di tutti; perciò fu scelto alla stessa carica nell’anno 1590. Alla fine di questo mandato, fu chiamato a dirigere la Provincia di Sant’Angelo. Prese parte al Capitolo Generale del 1593, dove venne eletto Ministro Generale il padre Silvestro da Vibo Valentia, di cui prese il posto nel seguente Capitolo del 1596”.
Il frate cappuccino di Sorbo si distinse non solo per l’osservanza della regola per il decoro del suo Ordine, ma soprattutto per la sua opera di promozione culturale. “Visitò –scrive ancora il biografo- le province dell’Italia, Gallia, Fiandre, Elvezia (Svizzera), Spagna Tarraconense. Nel Regno di Napoli fece apprendere la lingua tedesca a moltissimi frati, affinché potessero predicare la fede e sostenere controversie con gli eretici in Elvezia, Boemia e Germania, dove mandò molti alunni di questa provincia, quali padre Michele da Solofra, guardiano del convento di S. Germano, Francesco da Brindisi, Bonaventura da Aversa, custode generale, Bernardino da Taurinio ( cioè Seminara), lettore di sacra teologia, Egidio di San Severino, e molti altri stimatissimi uomini delle altre provincie”.
Completato il suo generalato, si ritirò a Napoli, dove pochi anni dopo si ridusse in fin di vita per la podagra, malattia che sopportò con paziente spirito. Il 17 aprile 1602 rese l’anima al Signore, all’età di 56 anni, come si ritiene. Scrisse il “Compendium Privilegiorum FF. Minorum” edito a Brescia nel 1590. Di lui “altri manoscritti s’aveano, ma furono dispersi al tempo del fiero contagio accaduto in Napoli l’anno 1656”.



