– di Pellegrino Palmieri* –
Essere rapinati è una delle esperienze più traumatiche che possano capitare, ma la vita di un essere umano vale infinitamente più di qualsiasi somma di denaro. È sacrosanto difendere la propria vita, quella dei propri familiari e la propria incolumità quando si è in pericolo. Ma quando il pericolo è cessato, quando chi ha commesso il reato sta fuggendo e non rappresenta più una minaccia, nessuno ha il diritto di trasformarsi in un boia. Questa è la differenza tra uno Stato di diritto e la barbarie. Difendersi è un diritto; inseguire una persona che fugge e ucciderla è un’esecuzione. Significa infliggere una pena di morte senza processo, senza un giudice e senza una sentenza. E uno Stato civile non può accettare una simile idea, perché nel momento in cui la accetta rinuncia ai principi sui quali è fondato. Per questo trovo profondamente irresponsabile l’atteggiamento della destra italiana nei confronti del signor Mario Roggero, condannato per aver ucciso due rapinatori mentre fuggivano, colpendoli alle spalle. Trasformare quella vicenda in una battaglia ideologica significa lanciare un messaggio pericolosissimo: che ciascuno possa farsi giustizia da sé. È la negazione stessa dello Stato di diritto. La giustizia non è vendetta. Se lo fosse, non avremmo bisogno di tribunali, giudici e avvocati. Basterebbero una pistola e la legge del più forte. Ma quella non è civiltà: è il Far West. La destra populista, negli ultimi anni, ha finito per proporre alle nuove generazioni un modello di riferimento profondamente sbagliato. Invece di trasmettere il valore della legalità, della solidarietà e del rispetto delle istituzioni, ha spesso alimentato una narrazione fondata sullo scontro, sulla paura e sull’idea che la giustizia possa coincidere con la vendetta. Non è un caso che Mario Roggero sia stato trasformato in un simbolo, accolto come un eroe, chiamato a partecipare a manifestazioni pubbliche, a firmare autografi e a posare per fotografie con i suoi sostenitori. È un messaggio devastante: significa presentare come esempio civico una vicenda nella quale due persone sono state uccise mentre fuggivano e il pericolo era ormai cessato. Purtroppo, dopo Tangentopoli, in Italia si è prodotto un enorme cortocircuito politico. La discesa in campo di Silvio Berlusconi, unita all’incapacità della sinistra e delle forze moderate di contrastare efficacemente un sistema mediatico senza precedenti, ha cambiato profondamente il dibattito pubblico. Da quel momento hanno iniziato a trovare spazio idee, linguaggi e personaggi che, in una democrazia matura, sarebbero rimasti ai margini. Non perché fossero di destra, ma perché incompatibili con una cultura democratica fondata sul rispetto delle istituzioni, della legge e della dignità della persona. Il problema non è essere di destra o di sinistra. Il problema è il livello della classe dirigente. Oggi assistiamo troppo spesso a un degrado culturale, morale e istituzionale impressionante. Persone prive di cultura politica, di senso dello Stato e, talvolta, perfino del rispetto per le istituzioni occupano i posti più importanti della Repubblica. La politica dovrebbe educare, elevare il dibattito pubblico e aiutare i cittadini a comprendere la complessità dei problemi. Invece, sempre più spesso, alimenta la paura, la rabbia e l’istinto di vendetta, perché sono sentimenti che portano consenso. Ma uno Stato non si costruisce sulla vendetta: si costruisce sul diritto. E la nostra Costituzione non è stata scritta per proteggere i buoni e punire i cattivi secondo l’umore del momento. È stata scritta per garantire i diritti di tutti, proprio perché la civiltà si misura dal modo in cui uno Stato esercita la giustizia, non dal modo in cui alimenta l’odio. Per questo considero una vergogna che una parte della destra italiana abbia scelto di fare di Mario Roggero un simbolo politico. Una democrazia non dovrebbe mai trasformare in eroe chi si è reso protagonista di un fatto che la magistratura ha ritenuto non riconducibile alla legittima difesa. Gli esempi da offrire ai giovani dovrebbero essere il rispetto della legge, la solidarietà, il senso delle istituzioni e la tutela della dignità umana, non la celebrazione della giustizia fai da te.
È questa la differenza tra una democrazia costituzionale e la legge della giungla.
*riferimento dell’area Pd, Radici e Futuro



