Di Antonio Emilio Prudente
C’è una parola che, nell’epoca dell’eterna giovinezza a tutti i costi, continua a evocare imbarazzo, sgomento e una sottile vena di paura: vecchiaia. È un vocabolo che anticipa l’inevitabile, trascinando con sé tutte le implicazioni emotive ed esistenziali del tempo che svanisce. Eppure, proprio attorno a questo tabù condiviso si è sviluppata una profonda riflessione in occasione del recente convegno promosso dal Circolo guidato dal Presidente Carmine Prudente e dal suo Direttivo, da sempre in prima linea nella valorizzazione della terza età.
Al centro del dibattito, un’opera snella ma straordinariamente densa firmata da Erri De Luca insieme a Inès de la Fressange: un libro che si presenta come una raccolta di “messaggi segreti per i propri simili”.
La tesi di fondo è tanto spiazzante quanto liberatoria: sulla vecchiaia, nessuno che ci abbia preceduto può insegnarci davvero qualcosa. Nonostante la saggezza dei classici e le memorabili pagine del *De Senectute* di Cicerone, di fronte al tempo che declina la verità è che siamo soli.
Ed è proprio qui che nasce il concetto di «età sperimentale»: una fase della vita che non si può studiare prima nei libri, ma che si può soltanto testare e inventare sulla propria pelle.
Il testo mette a confronto due modalità antitetiche, ma ugualmente affascinanti, di vivere questa tappa:
Erri De Luca, che continua a sfidare il tempo arrampicandosi sulle pareti rocciose, usando mani e piedi in un’ultima e ostinata adesione alla vita in salita, verso la luce.
*Inès de la Fressange, icona di eleganza e della moda mondiale, che affronta il medesimo orizzonte con il passo pacificato di una camminata cittadina, in piano.
Due stili opposti per raccontare la stessa storia: non esiste un unico modo di invecchiare.
Particolarmente suggestiva è la metafora utilizzata da De Luca, che paragona l’esistenza umana alla somma degli anni di *tre cavalli*:
La giovinezza è il tempo del *galoppo*, travolgente e veloce.
*L’età adulta è la stagione del trotto*, fatta di ritmo, responsabilità e continuità.
La vecchiaia, infine, ci impone il *passo*.
Rallentare l’andatura, tuttavia, non equivale a una resa. Al contrario: quando il ritmo si fa più lento, lo sguardo cambia e acquista una profondità nuova, capace di spingersi oltre i limiti del visibile.
Se la cultura occidentale ci ha spesso regalato visioni contemplative della vecchiaia — si pensi a *Carl Gustav Jung*, che nel suo *Libro Rosso* paragonava la vita a un fiume che alla foce si fa calmo prima di immettersi nel mare, o a *Seneca* e Norberto Bobbio, incentrati sul distacco stoico e sulla memoria — la prospettiva di Erri De Luca introduce un elemento di profonda novità.
La sua è una versione spiccatamente *partecipata e attiva*. La vecchiaia non è un’attesa passiva della foce, né un semplice voltarsi indietro a sfogliare i ricordi, ma un’azione continua. Restiamo scalatori e camminatori, soggetti attivi della nostra sperimentazione fino all’ultimo istante.
Ciò che emerge da questa riflessione è un messaggio duro e al tempo stesso intriso di una “speranzosa leggerezza”. Sebbene l’esperienza intima dell’invecchiare mantenga una sua quota di solitudine, il valore di momenti di confronto come quello organizzato dal Circolo risiede proprio nella condivisione.
Parlare della vecchiaia, nominarla senza timori e analizzarne i problemi reali è il primo passo per trasformare lo sgomento in consapevolezza e la paura del tempo che passa in una straordinaria forma di libertà.



