– di Egidio Leonardo Caruso–
La crisi morde ogni giorno di più, i prezzi di carburante, energia elettrica, fertilizzanti alle stelle a farne le spese gli agricoltori e i consumatori, di tutto questo si è discusso lo scorso 4 ottobre a Flumeri presso la Dogana Aragonese, in occasione dell’assemblea pubblica indetta da UNIAGRI aperta ad agricoltori e consumatori, per analizzare la crisi del comparto agricolo e chiedere la tutela del consumatore italiano. A margine dell’incontro abbiamo cercato di capirne di più insieme al Presidente dell’Associazione Agricoltori Irpini, Antonello Nudo.
“Da tre anni come UNIAGRI insieme ad altre sessanta associazioni nazionali facenti parte del COAPI, insieme anche ad Altragricoltura, denunciamo la crisi del comparto agricolo italiano chiedendo che la politica riconosca la profonda crisi in cui versa tutto il settore, tanto per dare un’idea della situazione in cui ci troviamo in termini di numeri: negli ultimi vent’anni in Italia hanno chiuso il 50% delle aziende agricole, non perché gli agricoltori hanno smesso di saper fare il loro lavoro, ma piuttosto perché non traggono più il giusto guadagno, .i costi di produzione sono spesso più alti dei prezzi di vendita imposti dalla grande distribuzione organizzata e dall’agroindustria, in base al prezzo di importazione degli stessi prodotti dall’estero dove hanno costi di produzione molto inferiori, facendo quindi concorrenza sleale. L’aumento del prezzo del gasolio, del costo dei concimi e dell’energia è solo un’aggravante, oggi anche se il gasolio fosse gratis non cambierebbe molto la situazione, non ci stiamo al racconto che è colpa della guerra oppure, dell’Europa.
Lo stato di crisi profonda in cui versa il comparto agricolo dura da decenni, e fino ad oggi la politica e le associazioni di categoria si rifiutano di affrontare la questione lavandosi le mani e la coscienza con dei sussidi di integrazione che non risolvono la questione, di fronte alle importazioni selvagge e senza controllo non ci sono contributi Pac sufficienti a mantenere in piedi le nostre aziende, non potremmo mai competere con le importazioni da paesi dove produrre costa un terzo in meno rispetto all’Italia, questa è la realtà!
Non chiediamo sussidi o peggio ancora elemosina, ma cambiamenti strutturali del sistema agricolo, a cominciare da una reale salvaguardia e tutela dell’agricoltura italiana e della nostra sovranità alimentare, bisogna escludere l’agricoltura dai trattati internazionali di libero scambio, garantendo prezzi minimi al campo per i prodotti agricoli, nei confronti dell’agroindustria e della grande distribuzione organizzata. Anche il consumatore deve fare la sua parte ponendosi delle domande per “acquisti più consapevoli”: da dove arrivano i prodotti che trovo sullo scaffale del supermercato? Perché l’agroindustria è autorizzata a scrivere Made in Italy su un prodotto di importazione, che in Italia viene solo confezionato? Perché gli stessi prodotti venduti dagli agricoltori a pochi centesimi, li trovo sugli scaffali con rincari del 600/700%?
L’assemblea pubblica svoltasi il 4 ottobre ha deliberato l’organizzazione di un’importante manifestazione da tenersi nel Capoluogo di Regione insieme alle altre associazioni regionali, UNIAGRI sosterrà anche la manifestazione che si terra ad Avellino sabato prossimo, promossa dal Comitato Agricoltori Avellinesi, inoltre è stata condivisa l’idea di formare dei tavoli permanenti di lavoro all’interno dell’associazione, per discutere a più livelli delle problematiche agricole locali ed elaborare delle proposte fattive da sottoporre al Governo Regionale.
Dal confronto avuto con gli associati sono emerse due grandi necessità: la prima e più immediata, dare delle alternative di reddito agli agricoltori irpini che lavorano nelle filiere più deboli come la cerealicoltura, la seconda invece, altrettanto urgente un cambiamento strutturale del sistema agricolo italiano, la politica locale e nazionale deve assumersi le proprie responsabilità e trovare soluzioni adeguate.
Dobbiamo fare fronte comune tutti insieme associazioni, istituzioni e consumatori, per preservare la Madre Terra come ci ricorda San Francesco, e garantire il futuro delle nostre aziende e produzioni, così come di un territorio e di un’intera nazione, bisogna fare presto”.

