La terra continua a tremare e il dibattito sulla sicurezza nei Campi Flegrei si fa sempre più acceso. A intervenire con parole nette è don Maurizio Patriciello, il noto parroco anti-clan, che in un’intervista al quotidiano La Stampa ha paragonato la zona a una “fornace ardente” e a una “bomba a orologeria”, a seguito delle recenti e forti scosse registrate in Campania.
Secondo don Patriciello, di fronte a magnitudo così alte che non si vedevano da quarant’anni, non c’è spazio per il fatalismo o per l’indifferenza. Il sacerdote sottolinea che ignorare il pericolo o minimizzarlo è un errore imperdonabile: l’interrogativo non è se arriverà una scossa più forte, ma quando. Con tutta la tecnologia a disposizione, l’obbligo morale è prevenire le tragedie anziché piangere le conseguenze in seguito.
Affrontare il problema significa anche fare i conti con scelte difficili, come l’eventuale evacuazione della popolazione. Il parroco riconosce quanto sia doloroso dover lasciare la propria casa, ma ribadisce con forza un concetto chiave: “Comprendiamo il dolore, ma è peggio piangere i morti”. Per questo motivo, bisogna dire la verità ai cittadini e mettere in campo ogni strumento utile, dando ascolto anche agli avvertimenti della Protezione Civile.
Nel suo appello finale, don Patriciello riflette su come a generare ansia non sia soltanto il movimento del suolo, ma il timore di ritardi e negligenze. Il messaggio si chiude con un monito chiaro: a uccidere non è solo la natura quando si scatena, ma anche l’errore umano e la scelta di voltarsi dall’altra parte di fronte a un pericolo reale e incombente.



