Ad intervenire nel dibattito sul Partito Democratico, a partire dall’editoriale del direttore Gianni Festa ,”Pd, un partito in agonia perenne”, pubblicato in data 2 agosto, è il dirigente scolastico Gerardo Vespucci.
Pubblichiamo di seguito il suo contributo.
di Gerardo Vespucci*
Ma che partito è (il PD)?
Così Gianni Festa sul Corriere dell’Irpinia da lui tenacemente diretto.
Mi son chiesto, alla Amleto: intervengo o non intervengo (questo è il dilemma)?
Poi ho deciso per il sì: e, sinceramente, non è facile farlo, poiché con una destra al governo come l’attuale, sempre più ottusa e pericolosa, poiché impermeabile ad ogni critica [non ultimi i risultati Referendari e il voto delle scorse amministrative dove il PD ha ricevuto ben cento mila voti in più di FdI!], accusare il PD – sebbene quello irpino, avellinese – potrebbe non solo apparire, ma essere, per me che ho lottato una vita, un evidente atto di autolesionismo.
Poi ho pensato che in una provincia come la nostra dove la destra è davvero inesistente ed inconsistente, un buon medico che si preoccupi degli assistiti può consentirsi di fare medicina preventiva, oltre che curativa: ed allora, ben venga una riflessione anche spietata – a fin di bene – su cosa sia diventato il Partito Democratico, erede di tutte le forze progressiste italiane del secolo scorso.
La diagnosi formulata dal direttore non lascia dubbi: “Un segretario eletto, Marco Alaia, che ha perso la voce. Messo lì dal consigliere regionale Maurizio Petracca, stratega di tutti gli intrecci perversi che mortificano gli iscritti, il segretario si è appesa la medaglietta sul petto ed è scomparso dalla scena politica. Incomprensibile latitanza. Un partito che non favorisce la partecipazione degli iscritti alle decisioni collegiali è solo un partito morto, garante delle tante oscenità che si registrano. “
Cosa c’è da aggiungere? Niente!
Gianni Festa, prima di concentrarsi sulle questioni ancora calde della città di Avellino, avvalora la sua diagnosi nefasta ricordando il caso della elezione del Presidente della Provincia:
”Sul pastrocchio alla Provincia, ad esempio, dove la sostituzione dell’ex presidente – PD – con un rappresentante sbiadito eletto con l’apporto del Pd in aiuto a Forza Italia si è registrato un silenzio di tomba.”
Tempo fa, l’amico Vito Farese – ex sindaco di Conza e non solo -, intervenendo su un giornale on line, aveva espresso una forte preoccupazione sullo stato della presenza del Partito Democratico, oltre a invitare al rilancio del suo ruolo politico in provincia di Avellino: “Qualcosa deve cambiare se vogliamo dare un concreto impulso ad una ripresa a grande velocità […] c’è la questione delle decine e decine di circoli del Partito Democratico chiuse ai tesserati e al pubblico. Saracinesche chiuse ovunque […] Senza contare che è venuta meno l’esigenza del confronto diretto: i social e altri mezzi hanno preso il sopravvento.”
E, coerentemente, concludeva che: “il PD deve tornare tra la gente. Coinvolgiamo i ragazzi, che sono interessati ma non trovano il giusto spazio. Più che alle quote rosa penserei alle quote junior, per formarli anche sul funzionamento della macchina amministrativa, sapendo che gli iscritti sono il riferimento centrale” proprio per costruire l’unità che “consente autorevolezza e rappresentatività”.
Nel rispondere feci notare che dopo una diagnosi così precisa la terapia sembra affidata più alla buona volontà che ad un metodo di lavoro chiaro, rigoroso, condiviso e non revocabile a piacimento.
Mi devo ripetere anche per le cose dette dal Direttore: la sensazione che si passi da anamnesi, diagnosi e prognosi senza indicare la terapia è molto forte. Cosa ripropongo in concreto?
Premesso che chi si iscrive al Partito lo fa con la consapevolezza che il PD è in primo luogo degli iscritti, per cui compie una scelta inequivoca, è nel Congresso Provinciale che gli iscritti acquistano significato: esso rappresenta la madre di tutte del battaglie, poiché solo una elezione democratica e partecipata dei gruppi dirigenti può ridare slancio, fiducia e credibilità.
Pertanto, spetta a chi lo organizza garantire i seguenti passaggi:
- verificare che il tesseramento di ciascun circolo si sia svolto con le giuste modalità;
- dare corso alla costituzione di gruppi dirigenti di ciascun circolo, democraticamente eletti solo tra gli iscritti ufficiali;
- indicare ai congressi di circolo il numero di delegati da inviare al Congresso Provinciale;
- attivare i Comitati di zona facendo riferimento alle aree in cui è stata sempre suddivisa la nostra provincia: Avellino città, Valle Caudina, Baianese, Solofrano, Ufita, Alta Irpinia;
- affidare ad ogni circolo il compito di indicare i propri rappresentanti nel Comitato di zona
Probabilmente non si arriverà a capovolgere ogni approccio negativo, né ad eliminare le storture indicate sia da Vito che da Gianni, ma si dovrebbero almeno ridurre le assurde situazioni per cui in ambiti territoriali sovracomunali (Provincia, Piani di zona sociali, Comunità Montane, Aree Pilota della Strategia nazionale per le aree interne) Sindaci o rappresentanti delegati del PD esprimano posizioni differenti se non contrapposte, ed in piena autonomia, senza sapere a nome di chi parlano.
Il direttore, poi, nel suo intervento rivela che: “È stata diffusa una denuncia da un iscritto con gravissime accuse nei confronti di due rappresentanti politici del Pd, che vanno dal voto di scambio, ai concorsi truccati, finanche all’assegnazione di posti negli enti pubblici dietro corresponsione di danaro, e altro ancora”.
Il riferimento è sicuramente relativo ad Avellino città, ma l’intreccio tra amministrare e consenso ai limiti del voto di scambio è ormai – pare – l’unico modo di fare politica che rimane, in assenza di dibattiti, confronti, presenza nei territori.
Cosa sono diventate le cooperative che operano in Alta Irpinia per l’accoglienza dei migranti minori se non il braccio operativo dei sindaci di turno per pilotare le assunzioni dei pochi giovani residui che puntualmente diventano voti di singoli e intere famiglie?
Solo per fare un esempio, a Sant’Andrea di Conza, dall’arrivo dei migranti nel 2014, un gruppo di 200/300 voti, nelle varie elezioni, si spostano da un Partito all’altro dietro le indicazioni degli amministratori, che finiscono per gestire seppur indirettamente gli Sprar – oggi SAI – offrendoli al potenziale politico amico di turno [nelle politiche del 2022, a Rotondi, nelle regionali del 2024 a Alaia!].
E non credo che sia differente la situazione di Sant’Angelo dei Lombardi e dei vari comuni dell’Alta Irpinia in cui operano alcune cooperative compiacenti.
Per tornare a chi davvero gestisce il PD provinciale, da cui Gianni Festa ha preso le mosse, credo che avere delegato la politica delle alleanze al consigliere regionale Petracca sia stato un grave errore per il Partito, e sebbene possa sembrare un vantaggio immediato per lui, sui tempi lunghi si rivelerà un danno, per cui o si avrà la forza di cambiare oppure la sua personale sorte diventerà quella del PD provinciale in toto.
In Alta Irpinia, ad esempio, egli ha condizionato l’elezione del Presidente della Comunità Montana, della Presidente dell’Area Pilota, ma non è riuscito a determinare quella del Presidente del Piano sociale di Zona, dove l’eletto, prof. Antonio Vella, avrebbe dovuto essere sostenuto proprio dal PD per le sue idee e per la sua storia: ma Petracca gli avrebbe preferito un suo più fidato amico!
Questa elezione è avvenuta con un solo voto di scarto: caro direttore, è un caso che ciò sia avvenuto grazie ad un colpo di testa – e di cuore – della rappresentante del maggiore comune dell’Alta Irpinia, ultima sognatrice di quella stagione politica che porta l’immagine di Enrico Berlinguer?
Cordialità.
*Dirigente scolastico



