E’ un omaggio alla forza della musica popolare e a una “terra come l’Irpinia che custodisce gelosamente questa tradizione” quello che consegnano Ambrogio Sparagna, Peppe Servillo e l’Orchestra Popolare Italiana, di scena nella sera di Ferragosto in piazza Amendola, in una bellissima cornice di pubblico. E Sparagna conferma la sua anima di ricercatore instancabile di sonorità antiche, restituendo dignità alla preziosa figura dei cantastorie, fondendo tradizioni, miti e racconti di tutta Italia, pizziche e tammurriate, ricordando come l’Irpinia custodisca un patrimonio straordinario di “musiche che erano e sono necessarie perchè rendevano più facile affrontare la quotidianità”. Un percorso di ricerca, quello di Sparagna cominciato sotto la guida di Diego Carpitella con campagne di rilevamento dedicate alle tradizioni musicali dell’Italia centrale e meridionale da cui nasce l’Orchestra Popolare Italiana con la sua commistione di sonorità. Una musica, in cui si fondono tamburelli, zampogne, chitarre battenti, fiati, capace di far convivere ricerca antropologica e spettacolo, memoria e innovazione, identità e futuro. Una musica che invita al canto, al movimento, alla partecipazione. A Servillo, sempre straordinario nella sua mimica e gestualità, come nell’intensità dell’interpretazione, il compito di dare voce all’anima più partenopea, in cui si intrecciano musica e parola recitata, da Nino Taranto con M’aggia curà a “Zampugnaro nnamurato” fino a “A serenata e Pulcenella” “Te voglio tantu bbene!/Te voglio tantu bbene!/T’ ‘o ddico zittu, zittu,/Zittu, zitto,/Ca, si allucco, ‘a gente/Ca nun sape niente Pò sentì” e ricorda quanto sia bello cantare nelle piazze e come le comunità si riconoscano da gesti come questi. Poi il gran finale con “L’amor che move il mondo e le altre stelle”, omaggio a Dante e al pubblico di Avellino. Costante l’interazione col pubblico, chiamato continuamente a partecipare allo spettacolo, a ripetere ritmi e cori, come in una festa popolare in cui ciascuno ha voglia di cantare e ballare. Bravissimi i musicisti dell’Orchestra Popolare, insieme a Sparagna Cristiano Califano alla chitarra, Alessia Salvucci ai tamburi, Raffello Simeoni alla voce e ai fiati, Diego Micheli alla chitarra battente
Una festa proseguita con i ritmi dei Lumanera, guidati da Massimo Vietri e Maria Irpino, capaci di raccontare come pochi questa terra. Un palco nella centrale piazza Amendola, nel cuore del Ferragosto avellinese, come spiega Massimo, che finalmente restituisce dignità ai venti anni di storia del gruppo, capace di fondere le storie della propria terra con i racconti di briganti, l’omaggio a Maria Cardona con l’appello alla difesa della Madre Terra fino al Mercato Nero, spazio in cui è possibile liberarsi da ogni forma di sovrastruttura. Una musica che è sempre spazio di resistenza e riflessione, salvaguardia delle tradizioni e della storia locale, festa e insieme memoria. Insieme a Massimo e Maria i bravissimi Luca Roseto al sax, ospite d’eccezione per una sera, Gabriele Ambrosone alla fisarmonica, Massimo Testa alla chitarra, Walter Vivarelli alla batteria.



