PRATA – “La vita come occasione che non può essere sprecata, come opportunità da riempire di senso, mettendo da parte rimpianti ed esitazioni”. E’ uno dei messaggi emersi dal confronto dedicato al romanzo di Giulietta Fabbo “La strada oltre il ponte”, Pav edizioni, presentato ieri pomeriggio al Palazzo Baronale di Prata, nel corso di un incontro promosso dall’associazione Orizzonti in collaborazione con l’amministrazione comunale. E’ il sindaco Marco Belisario a introdurre la presentazione, autentico viaggio affidato a parole e immagini, sottolineando la lezione che arriva dalla storia del protagonista, un invito a costruire ponti “che si carica di un valore forte all’interno di ogni comunità dove, oggi più che mai, è necessario ricucire il tessuto sociale”. E’ quindi il preside Paolino Marotta, presidente di Orizzonti, a porre l’accento sull’impegno che porta avanti l’associazione Orizzonti con l’obiettivo di costruire spazi di confronto e condivisione, dalla valorizzazione del territorio alla cultura come motore di crescita. Sottolinea l’orgoglio di presentare il secondo romanzo di un’autrice come Giulietta Fabbo, fortemente legata a questa comunità “attraverso una storia che si carica di significati molteplici, esalta la capacità di introspezione dell’autrice, attraverso una scrittura fortemente emozionale. Una storia, ricostruita nel dettaglio, da cui viene fuori un’autentica lezione di vita. Così riviviamo come in un film alcune pagine della storia cittadina, ci emozioniamo insieme ai personaggi”. A soffermarsi sulla duplice valenza di cui si carica il romanzo la giornalista Floriana Guerriero, “Ci troviamo di fronte a un libro che è riflessione sull’esistenza, sulle scelte che danno un senso ai nostri giorni, sulla necessità di investire in ciò che è duraturo e non in ciò che è effimero, come capirà solo tardi il protagonista Achille, ottantenne e ormai malato, capace solo allora di mettere a fuoco i propri errori ma anche omaggio alla memoria del territorio, attraverso un viaggio che va dal terremoto del 1920 alle bombe del ’43, vero spartiacque nella narrazione”
E’ quindi Giulietta Fabbo a ribadire come il romanzo “che oggi presentiamo in questo Palazzo che insieme a tanti amici abbiamo cercato di valorizzare ed è oggi un gioiello del territorio di Prata” sia in costante equilibrio tra esistenza e memoria “Volevo raccontare come i grandi eventi si incarnino nella vita di uomini e donne comuni, segnando per sempre le loro vite, come succederà a Denia e ai suoi figli e ai due fratelli protagonisti, Achille e Walter, imprenditori ispirati a personaggi realmente esistiti, che arrivano ad Avellino carichi di speranze per il loro futuro, per far rinascere il ponte della Ferriera. Come già nell’Albero delle Nespole in cui rendevo omaggio alla comunità di Prata, ho cercato di ripercorrere la storia di Avellino, dalla bellezza del monumento della Dogana alle passeggiate domenicali in Piazza Libertà fino alla presenza dei lustrascarpe, dalla nuova littorina sull’Avellino Rocchetta al taglio dei Platani in Viale Italia. Così nella ricostruzione delle pagine dedicate alle bombe del ’43 in cui emerge una città abbandonata a sè stessa dalle istituzioni ma anche bellissime lezioni di solidarietà, dal tenente Laudicina alle suore carmelitane, ho provato ad immaginare cosa abbia potuto provare una donna uscita con i propri figli per andare a lavare i panni e ritrovatasi all’improvviso sotto una pioggia di bombe, con la guerra che sconvolge per sempre le loro vite. Il sogno di felicità di Denia, costretta a rimboccarsi le maniche, dopo la morte del marito Walter, si infrange per sempre e anche per Achille che immaginava di tornare da lei, viene meno ogni speranza. Da allora, la sua sarà una non vita, segnata da disincanto e cinismo, sceglierà di dedicarsi solo al lavoro, al successo, tradendo la promessa fatta al fratello di prendersi cura di Denia e dei suoi figli incapace di amare il suo stesso figlio”.
Ma Fabbo ci ricorda come il libro che rivive nelle pagine lette con intensità da Loredana Bellizzi, con l’accompagnamento carico di suggestione del violino di Lorena Massaro, sulle note di Morricone e Alex Warren, è anche un invito “a non restare immobile, a non esitare, a cogliere l’attimo, a non aspettare ma ad ascoltare sè stessi. Se ne renderà conto amaramente Achille quando capisce che l’unica donna con cui abbia mai voluto condividere la sua vita è Denia ma non potrà più chiederle scusa. Mentre, invece, se non avesse aspettato tanto avrebbe potuto essere l’uomo che non era mai riuscito ad essere”. Così come “volevo che arrivasse ai lettori un messaggio carico di speranza, siamo sempre in tempo per dare una nuova direzione alla nostra vita, per restituirle senso proprio come prova a fare il protagonista, ormai malato, per cercare di porre rimedio ai suoi errori”. Centrale l’immagine del Ponte “che è sia spazio fisico con il Ponte della Ferriera che domina la scena ma anche metafora della capacità di costruire ponti, di abbattere barriere per andare incontro all’altro, quello che Achille non è mai riuscito a fare ma che è indispensabile per costruire un patrimonio di affetti destinato a durare”.







